Libri per l'estate ↓
19:18 martedì 28 luglio 2026
Sta per uscire un libro che raccogliere centinaia di schizzi e bozzetti di Yohji Yamamoto ritrovati per caso in un magazzino di Tokyo Si intitola Yohji Yamamoto Drawings, la curatela è di Peter Saville e i disegni sono stati selezionati da Yamamoto in persona.
La traduttrice dell’Odissea alla cui opera Nolan si è ispirato per il suo film ha detto che Odissea di Nolan è orribile da ogni punto di vista Emily Wilson, autrice della più recente traduzione del poema in inglese, ha firmato una delle più brutali stroncature del film: «Se la sceneggiatura l'avessi scritta io, me ne vergognerei», ha detto.
La devastazione causata dagli incendi in Francia e Spagna è seconda solo a quella causata dalla Seconda guerra mondiale Macron ha parlato di tempeste di fuoco e della situazione più difficile dal '45. Sánchez ha detto che questa ormai «non è più un'eccezione. È la regola».
Un uomo di New York è stato sfrattato dal suo appartamento perché aveva troppi libri Lui si chiama Mendel Uminer, libri posseduti: 10 mila. Sfratti subiti: 1, perché il suo ex padrone di casa considerava tutta quella carta una violazione delle norme antincendio del condominio.
Le colonne di fumo generate dagli incendi in Francia e Spagna sono talmente grandi che al loro interno si stanno formando dei temporali Si chiamano pirocumulonimbus e sono nuvole che si generano direttamente dentro il fumo degli incendi, con tanto di fulmini e raffiche di vento.
L’annuncio di una sua terza e incostituzionale candidatura alla presidenza degli Usa non è nemmeno lontanamente la cosa più assurda fatta da Trump alla Cena dei Corrispondenti Faccette, sfottò, insulti a giornalisti, attori e politici, aneddoti su mucche investite e poi, alla fine, il "grande annuncio".
Se è così difficile vedere un film in IMAX 70mm è perché negli ultimi 50 anni non è stato costruito un solo nuovo proiettore IMAX 70mm E non è stato costruito perché (tra le altre cose) IMAX, l'azienda, ha perso i progetti originali di questi proiettori e ora non sa più come costruirli.
A causa del caldo estremo e della crisi climatica, in Europa c’è una nuova forma di siccità Secondo gli scienziati, questa nuova siccità non è più dovuta alle poche piogge ma alle temperature troppo elevate. E trovare dei rimedi è difficilissimo.

Il mondo visto da una finestra

Una mostra ripercorre la storia della finestra, oggetto amato dagli artisti, protagonista dell’architettura da Oriente a Occidente e più che mai simbolica nell'era dei lockdown.

27 Novembre 2020

Ne Il mio anno di riposo e oblio la scrittrice americana Ottessa Moshfegh descrive con caustica freddezza l’esperimento di “ibernazione” narcotica di una ventiseienne dai molti privilegi e gli altrettanti guai. Rinchiusa in un lussuoso appartamento dell’Upper East Side di Manhattan, imbottita di psicofarmaci dai nomi altisonanti – Lunesta, Placidyl, Silencior, Infermiterol – la giovane vede «l’estate morire e l’autunno diventare freddo e grigio da una stecca rotta nella veneziana». Che giorno era? Era l’alba o stava tramontando? Non le importava.

Per i pittori romantici una finestra aperta simboleggia il desiderio di essere contemporaneamente dentro e fuori, su una soglia ambigua che confonde incertezza e familiarità. Spoglie o incorniciate da tende di tulle e mussola bianca, le immagini di finestre riempiono le pagine di agende e quaderni d’artista, moltiplicano con le loro vedute prospettiche gli spazi di musei e gallerie in Germania, Danimarca, Francia e Russia. «In lontananza tutto diventa poesia», scrive Novalis. «In lontananza», immagina attraverso un vetro la protagonista senza nome de Il mio anno di riposo e oblio, «la gente viveva la sua vita, si divertiva, imparava, guadagnava, litigava, camminava, si innamorava e si lasciava». Tutto diventa romantico. Oltre un secolo dopo, la finestra dipinta dai surrealisti è già rivelazione di un inganno, prova visibile della nostra incapacità di distinguere reale e immaginario: è “la condizione umana”, cui ironicamente allude l’omonimo quadro di Magritte del 1933. In modo analogo, negli stessi anni, l’architettura incornicia lo spazio esteriore, lo introietta con il selezionarne gli scorci da mettere in scena. Accade a Villa Malaparte, dove le grandi finestre del salone sono varchi per un paesaggio sublimato, quello scosceso e inaccessibile di Capri che lo scrittore Curzio Malaparte, proprietario e ideatore dell’opera con Adalberto Libera, inquadra in vedute abbacinanti – «ho comprato la casa già fatta», racconta, mentendo, ne La pelle, «io ho disegnato il paesaggio». La stessa terrazza diventa piattaforma di fruizione di un Mediterraneo mitico, finestra aperta su un panorama che di lì a poco catturerà anche Godard, il quale nel 1963 vi gira Il disprezzo: dove un tempo aveva passeggiato Malaparte sfolgorava ora il corpo statuario di Brigitte Bardot.

L’origine del paesaggio occidentale è qui, nell’invenzione della finestra come un quadro che si apre verso l’esterno e si lascia osservare. Alla Japan House di Los Angeles – ma anche online, prima di spostarsi a San Paolo e Londra – fino al primo marzo una mostra ne ripercorre la storia, in un confronto inedito con l’Oriente e le sue tradizioni. Curata dal Window Research Institute di Tokyo con la regia dello storico e critico dell’architettura Taro Igarashi, Windowology: New Architectural Views from Japan si apre con le immagini del Pantheon e della Vocazione di san Matteo di Caravaggio accanto a quelle realizzate in Giappone durante il periodo Heian con una tecnica chiamata fukinuki yatai, consistente nel “soffiare via il tetto” – letteralmente – dalla rappresentazione della casa per mostrare da una prospettiva aerea la vita che si svolge entro le sue mura. Un posto speciale nella trattazione del tema occupano le finestre rotonde, presenti tanto nelle case del tè quanto nelle cattedrali medievali, nonché nelle esortazioni moderniste di Le Corbusier a cercare ispirazione nei transatlantici. L’immagine dei veicoli progettati per solcare il mare viaggia attraverso i continenti insieme a quella delle navette spaziali e modella l’utopia metabolista dell’architetto giapponese Kisho Kurokawa e della sua Nakagin Capsule Tower, realizzata a Tokyo nei primi anni ‘70. Ironia di Jacques Tati, le gigantesche finestre a oblò di Villa Arpel nel film Mio zio (1958) ricordano gli occhiali di Le Corbusier e le stravaganze dell’architettura moderna.

A New York, intanto, dalla finestra del suo studio di Tribeca, il fotografo Arne Svenson ritrae il quotidiano degli inquilini del palazzo di fronte, un moderno condominio fatto interamente di vetro e acciaio. Il progetto, iniziato nel 2012 e intitolato The Neighbors, gli è valso diverse mostre – l’ultima alla Robert Klein Gallery di Boston – e una causa per violazione della privacy intentata da due inconsapevoli protagonisti. Data la natura artistica dell’opera, il giudice ha finito con il dare ragione a Svenson: per i soggetti immortalati non esiste privacy, i loro corpi appartengono al pubblico.

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Là dove c’erano i cinefili oggi ci sono gli IMAXxer

Un formato nato per l'intrattenimento di massa è diventato l'ossessione di tutti coloro che si definiscono "veri" appassionati di cinema. C'entrano Nolan e Odissea, ma anche e soprattutto il modo in cui sta cambiando il nostro rapporto con i film e con la sala.