Stili di vita | Moda

I meravigliosi abiti della signora Maisel

Come la costumista Donna Zakowska ha costruito il guardaroba della protagonista della serie di Amy Sherman-Palladino.

di Silvia Schirinzi

La fantastica signora Maisel (Foto Amazon Prime Video)

I motivi per cui la fantastica signora Maisel è entrata di diritto tra i miglior personaggi televisivi degli ultimi anni sarebbero tanti da elencare, ma ci faremo bastare il più asettico tra i criteri di selezione – e cioè i premi ricevuti: 2 Golden Globe, 5 Emmy, 2 Critics’ Choice Awards, – per convincerci di come i coniugi Palladino (Amy Sherman, sceneggiatrice, e Daniel, produttore, quelli di Una mamma per amica) riescano ancora a creare dettagliatissimi universi paralleli, nei quali far rivivere tutte le loro migliori fantasie. Nella prima stagione c’era il Greenwich Village a New York, dove negli anni Cinquanta gli aspiranti comici si facevano le ossa assieme agli altri creativi della città, nella seconda stagione c’è (anche) la Parigi bohémienne, a dimostrazione di come la Palladino abbia sì il pallino dei cliché, ma che poi sia bravissima a smontarli dall’interno. La signora Maisel è una donna insofferente e libera per natura, tenace quel che basta per lanciarsi in una riscrittura completa della sua vita per poi ritrovarsi, suo malgrado, in disaccordo con la morale dei tempi che vive, alla quale pure sembrava aderire perfettamente sino a quel momento, almeno a giudicare dai suoi abiti coordinati al millimetro con gioielli, cappellino e borsetta. E proprio il guardaroba è un punto di osservazione interessante nella costruzione del suo personaggio, tanto più se si guarda a tutti i modi in cui l’eroina interpretata da Rachel Bosnahan riscrive i canoni con cui siamo abituati a pensare le protagoniste femminili.

La fantastica signora Meisel (Foto Amazon Prime Video)

Anche per questa seconda stagione, disponibile dal 5 dicembre su Amazon Prime Video, a occuparsi dei costumi c’è la bravissima Donna Zakowska, veterana del settore con una predilezione per il diciottesimo secolo. Per i costumi della miniserie Hbo John Adams nel 2008 aveva vinto il Costume Designers Guild e nel 2009 un Emmy, nel 2018 è stata nominata anche per The Marvelous Mrs. Maisel ma, incredibilmente, non ha portato a casa la statuetta. Come lei stessa ha dichiarato a Mashable, i look di Midge sono pensati per raccontare «l’ottimismo di una donna che, nonostante tutte le piccole grandi sfortune della sua vita, continua ad affermare il suo spirito e a rimanere in piedi». L’amore per i vestiti, i dettagli e i colori, bagaglio ambiguo che, come molte, ha ereditato dalla madre, «simboleggia la sua capacità di non arrendersi mai». Eppure Zakowska non ha mai particolarmente amato né il colore rosa, sdoganato proprio in quel periodo (Think pink!, d’altronde, cantava la temibile Maggie Prescott in Cenerentola a Parigi del 1957) né gli anni Cinquanta più in generale. Ha accettato di vestire la signora Maisel solo perché l’ha convinta lo script di Palladino, come ha raccontato al Daily Beast, e perché la stuzzicava l’idea di mettere mano a quell’immaginario vastissimo fatto di gonne a corolla, Americana e code di cavallo.

La fantastica signora Meisel (Foto Amazon Prime Video)

Per costruire il guardaroba dell’aspirante comedienne, allora, ha sfogliato tantissimi numeri dell’edizione francese di Vogue dal 1957 al 1960, riscoprendo «un punto altissimo della moda femminile, una fase in cui si lavorava sul colore in maniera davvero eccitante». Così il rosa vira al lampone, con una Midge che, a guardarla bene, s’ispira sì a Grace Kelly e Audrey Hepburn, ma anche all’icona sexy Mamie Van Doren. E proprio la palette dei colori è una cartina tornasole delle avventure della signora Maisel: il nero illuminato dalle perle è per quando è sul palco, il giallo-coraggio per gli abiti da giorno, i pastelli delicati per quando è a Parigi, con punte di grigio, blu, rosso, poche fantasie scelte. Allo stesso tempo, iniziano a spuntare i primi cenni agli anni Sessanta, che rivoluzioneranno per sempre il modo in cui si vestono le donne. Si accorciano le gonne e si tirano fuori dall’armadio i bikini, che la protagonista indossa nonostante il parere contario della madre. Sul set hanno lavorato venticinque sarti per dodici settimane, che hanno vestito circa cinquemila comparse, come richiesto dal perfezionismo maniacale di Palladino.

Zakowska ha disegnato la maggior parte dei cappelli e reperito tutte le borse e le scarpe, rigorosamente vintage, dopo aver setacciato gli shop online e contattato i collezionisti, compresa una donna francese specializzata in biancheria intima di quel periodo. E proprio gli accessori, secondo Annette T. Donahaue di Fashionista, sono lo strumento che la signora Meisel utilizza per trasformarsi, il metro di misura infallibile del suo grado di vulnerabilità: all’inizio ne è quasi sotterrata, ma pian piano inizia a sceglierli con oculatezza a seconda dell’immagine di sé che vuole dare. Come quando sale sul palco alla fine della prima stagione, con quel vestito nero e il giro di perle della madre: ha trovato il suo alter ego, e non ha più bisogno di nascondersi nei vestiti.

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