Curry Barker è un altro enfant prodige passato direttamente da YouTube a Hollywood

Il suo Obsession è costato meno di un milione di dollari e ne ha incassati più di 200 in tutto il mondo. E adesso l'industria cinematografica gli sta costruendo ponti d'oro.

09 Giugno 2026

La storia di Curry Barker, il regista di Obsession, non viene dal nulla. Come per Iron Lung e Backrooms, anche Obsession ha seguito un percorso preciso, fatto di esperimenti, tentativi e solo alla fine di successo. Curry Barker ha 26 anni; ne farà ventisette il prossimo 22 settembre. Il suo canale YouTube, that’s a bad idea, gestito insieme a Cooper Tomlinson (che, tra l’altro, ha anche una parte nel film), è diventato famoso per i video brevi comici e horror e, poco più di un anno fa, per Milk & Serial, un film di più di un’ora che ha attirato l’attenzione del pubblico e delle major cinematografiche. Milk & Serial è stato girato in circa quattro mesi, con un budget di 800 dollari. Sostanzialmente racconta la storia di due amici, Milk e Serial. A oggi ha raccolto quasi tre milioni di visualizzazioni.

Obsession è stato presentato durante il Toronto Film Festival ed è stato acquisito da Focus Features per 14 milioni di dollari. Una cifra record, se prendiamo in considerazione quello che è stato il budget iniziale del film: circa 750mila dollari (qualcuno parla di 1 milione di dollari). A24, ora, ha scelto Barker come regista per il rilancio di Non aprite quella porta, segno che c’è tutto l’interesse, da parte di un certo tipo di industria, di investire e valorizzare il suo talento. Obsession, però, resta un caso più unico che raro. Secondo Box Office Mojo, ha incassato più di 224 milioni di dollari nel mondo (dato aggiornato all’8 giugno 2026). Solo in Italia, ci dice Cinetel, ha guadagnato 3,4 milioni di euro e raccolto 425mila presenze (dato aggiornato all’8 giugno 2026).

Stiamo parlando del miglior risultato di sempre per un film di Focus Features. Rispetto a Backrooms, Obsession è un film più piccolo, meno ambizioso produttivamente, che non riprende un’idea già esplorata; parte da un presupposto semplice: il protagonista, un timidissimo commesso di un negozio di dischi, esprime un desiderio; vuole che la ragazza di cui è sempre stato innamorato ricambi, finalmente, il suo sentimento. Le cose, però, si mettono male, e quello che all’inizio era un sogno si trasforma rapidamente in un incubo. Obsession, insomma, è un film semplice e lineare, quantomeno sulla carta. E sono proprio questa semplicità e questa linearità ad averne decretato il successo – se un film funziona, il pubblico se ne accorge; e se il pubblico se ne accorge, si innesca il passaparola: sembra un ragionamento semplicistico, a tratti anche banale; ma è innegabile l’importanza di una base del genere da cui partire. Grazie al passaparola anche un film piccolo, con meno di un milione di dollari di budget, può avere successo.

Barker è sempre stato attento ai suoi attori, alle loro espressioni, a quello che una fissità prolungata dei gesti e della posizione dei corpi può trasmettere. Il suo è un horror che riesce a miscelare perfettamente la fisicità delle interpretazioni con il sottotesto tematico del racconto. Inde Navarrette, la protagonista di Obsession, viene dalla televisione; ha preso parte a 13 Reasons Why e a Superman & Lois. In Obsession, si è messa completamente a disposizione di Curry Barker e le sue espressioni – il modo in cui inclina di lato la testa, sgrana gli occhi, gioca con gli zigomi – sono diventate una specie di marchio di fabbrica. Una cosa del genere, pensandoci, era già successa nel primo film di Barker, Milk & Serial. Ed era lui stesso, in quel caso, a insistere esagerando volutamente sguardi ed espressioni. Obsession, insomma, è un’evoluzione del suo percorso. Barker è nato a Mobile, in Alabama. Ha sviluppato un interesse per gli horror fin da piccolo, quando a 11 anni ha visto Non aprite quella porta. Da quel momento, ha detto, ha sempre cercato di ricreare la stessa sensazione di paura e shock. All’inizio, prima di passare alla regia, Barker aveva pensato a una carriera come attore: a 18 anni si è trasferito a Los Angeles, per studiare al campus della New York Film Academy. E proprio durante quel periodo ha incontrato Tomlinson, con cui ha aperto il canale YouTube that’s a bad idea. Barker ha avuto delle piccole parti, nel corso della sua carriera: in C’è sempre il sole a Philadelphia, per esempio. Il suo prossimo film si intitola Anything but Ghosts e sarà prodotto dalla Blumhouse Productions, una delle realtà più importanti quando si parla di horror. I protagonisti saranno interpretati da Aaron Paul e Bryce Dallas Howard.

Barker è l’ennesimo regista che, in questi anni, ha usato YouTube non per diventare famoso o per ottenere l’attenzione del pubblico e della stampa, ma per imparare e fare esperienza. Le piccole case di produzione (ma anche le major) americane hanno capito perfettamente quello che è il potenziale di Internet, soprattutto quando si parla di horror. Online esiste una dimensione in cui storie, racconti e video vengono ripresi e citati, in cui la finzione si può mischiare alla realtà, e l’horror finisce per muoversi su un livello totalmente diverso: uno fatto di verosimiglianza, che non richiede né grossi budget né grandi artifici narrativi. I found footage sono film particolarmente significativi in questo senso, e non è un caso che Milk & Serial rientri in questa categoria.

C’è anche un altro elemento da prendere in considerazione quando si parla della nuova ondata di horror a basso budget e della generazione di Barker: il pubblico. È evidente che, per questi film, l’età media è molto più bassa, spesso al di sotto dei 35 anni (è stato così, almeno, per Backrooms; fonte: Film Updates). E non c’entra solo YouTube, c’entra un’idea precisa di estetica e di modo di presentare agli altri una storia. Obsession non fa eccezione. Gioca con le ombre e con le sfumature. Lo spettatore sa, più o meno, che cosa aspettarsi, specialmente dopo un certo punto. Eppure è innegabile la tensione costante che tiene insieme ogni momento del film. L’attesa stessa del terrore si trasforma in un motore di intrattenimento incredibile, che riesce a catturare – e a mantenere – l’attenzione del pubblico.

Il linguaggio che utilizzano film come Obsession e registi come Barker è un linguaggio che viene da lontano, che parla sia di fonti di ispirazione e riferimenti più classici (Non aprite quella porta, appunto) che di una nuova idea che è nata, cresciuta e che si è evoluta online, su Internet. La generazione di Barker ha soprattutto questa capacità: di unire cose che, fino a qualche tempo fa, ci sarebbero sembrate lontanissime e inavvicinabili; e invece, quando vengono messe insieme, quando vengono dosate nel modo giusto, possono dare vita a film in grado di diventare rapidamente fenomeni del box office. E non è una rivoluzione che punta a distruggere il sistema o a ridurlo in ginocchio: è uno dei tanti futuri che ci aspettano.

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