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12:46 lunedì 12 ottobre 2026
Il Nepal c’è stata un’altra inondazione, forse causata da un altro crollo di un altro ghiacciaio Domenica 11 ottobre è esondato il fiume Budhi Gandaki, nel distretto di Gorkha, a due mesi dalle alluvioni che ad agosto avevano devastato la regione al confine con il Tibet.
Viviamo nella linea temporale in cui Carlo Calenda consiglia di ascoltare Blonde di Frank Ocean per la Giornata mondiale della salute mentale E in cui questo video diventa virale e viene trasformato in un meme dai profili social di Azione, partito di cui Calenda è leader.
Bad Bunny, Burna Boy, Robyn, Alex Consani, Lana Del Rey, il marito di Lana Del Rey e tutte le moltissime celebrity che interpreteranno i dj delle stazioni radiofoniche di GTA VI Sei di queste stazioni radiofoniche si possono già ascoltare sul sito del videogioco, in attesa del giorno dell'uscita, il 19 novembre.
Il governo israeliano ha preso piuttosto male il Premio Nobel per la Pace a Navanethem Pillay, cioè la presidente della Commissione Onu che per prima ha accusato Israele di aver commesso un genocidio a Gaza Il Ministero degli Esteri israeliano lo ha addirittura definito «la grottesca strumentalizzazione di un premio per legittimare l'odio e il pregiudizio».
Il Pentagono trasmetterà in diretta streaming la fucilazione del terrorista responsabile della strage di Fort Hood L'ultima esecuzione militare negli Stati Uniti risale al 1961. Il Segretario della Guerra Pete Hegseth ha deciso che "l'evento" va diffuso in ogni modo possibile e immaginabile.
La cosa migliore vista su internet questa settimana sono senza dubbio le reaction dei vincitori e delle vincitrici del Nobel alla notizia che avevano vinto il Nobel Pubblicate dagli stessi account social del Premio Nobel. Su tutte, spicca la foto di una esterrefatta Anne Carson.
Questo influencer non esiste ma ha comunque un sacco di follower, guadagna un sacco di soldi e vuole venderti un sacco di criptovalute Si chiama Jean Philanthrope, è comparso dal nulla a metà settembre, tira di boxe contro l'aria vestito sempre elegante e in tre giorni ha fatto milioni di visualizzazioni.
Al Met c'è una mostra dove vengono esposti solo quadri di nuvole Il Metropolitan Museum di New York ricostruisce, con dipinti, disegni e fotografie, come artisti e scienziati hanno rappresentato il cielo tra l'inizio dell'Ottocento e gli anni Venti del Novecento.

Diventa vegano, salva il mondo

Per molti disprezzare la PETA è una specie di secondo lavoro. La Scientology delle associazioni no-profit

05 Marzo 2012

Lo spot Boyfriend Went Vegan comincia bene. Una triste voce fuori campo ci racconta la triste vita di Jessica, una ragazza il cui fidanzato ha eliminato i derivati animali dalla propria dieta, e che quindi, testuale, «di colpo gliene dà come un pornodivo tantrico». Per lei ormai è troppo tardi. Si trascina in strada quasi zoppa, porta un collare da trauma, sotto l’impermeabile ha solo un paio di mutande con l’elastico allentato.

Se vi è piaciuto, potete visitare tutto il sito dedicato alla finta sindrome, con una serie di video-post dove a parlare sono le ragazze esauste ma contente – una ha una benda sull’occhio, una fa gli esercizi di Kegel. (C’è anche un ragazzo gay che ammicca mentre controlla che la cassetta del pronto soccorso abbia tutto il necessario.) Il messaggio non è più «mangia vegano perché va di moda / aiuta la Terra / poveri animali», ma «convinci il tuo uomo a diventare vegano, così ti scopa di più». E gli esperti tacciono.

Per il resto del mondo, è l’ennesimo spot ridicolo. Tra le opinioni popolari, «questa campagna banalizza la violenza domestica» e «questa è la più gran puttanata che abbia mai visto». Possiamo discutere quanta violenza domestica ci sia davvero lì dentro, su una scala da poco a Rihanna , però tutti i video mostrano i neo-vegani come giuggioloni di buone maniere, al limite preoccupati di aver fatto male ai partner – dei Clark Kent con e senza occhiali. Se mai, il taglio è più vicino alla parodia di certe vecchie pubblicità progresso anti-droga, come this is your brain, this is heroin (quella della cucina distrutta a padellate, davanti a cui, se siete come me, e purtroppo credo di sì, avete risposto «ehi, l’eroina fa quest’effetto? Allora la provo subito!»), oppure dei loro equivalenti moderni, gli spot anti-pirateria, prima su tutti l’isteria insuperabile di «non ruberesti mai un’automobile…».

Ma non chiediamoci se questi video siano davvero ridicoli; chiediamoci chi li ha pagati e commissionati.

La PETA – People for the Ethical Treatment of Animals – esiste dal 1980. Ha raccolto fondi con abilità, ha saputo accattivarsi le simpatie di parecchie celebrità giovani, che ne sono diventate sostenitori privati, spesso anche volti pubblici. Il primo risultato portato a casa è stato il diritto di monitorare le riprese di film e telefilm, per cui un esponente della PETA è presente sul set come garanzia che nessun animale venga maltrattato: un tardo epigono di Cannibal Holocaust non potrebbe essere girato su territorio americano. (N.b.: a suo tempo Deodato andò in Colombia, mica a Boca Raton.) Il secondo risultato, una solida reputazione da NAZISTI. La Scientology delle associazioni no-profit.

Per inciso, la PETA non è nuova a campagne che puntano sul sesso e sul nudo, né a uno stile di comunicazione che i giornalisti, quando sono in vena di sottili sorrisini, definiscono “controverso”. L’anno scorso lo slogan portante era «la crudeltà verso gli animali è come la schiavitù». (Guardate gli occhi alzarsi al cielo.) Negli anni ’90 il colpaccio fu la campagna I’d rather go naked than wear fur («meglio nude che in pelliccia») che aveva reclutato cinque tra le più riconoscibili modelle del periodo – di base, il cast del video di Freedom ’90. E la linea Boyfriend Went Vegan era stata anticipata da uno spot del 2004, che ci portava dietro le quinte di un falso film a luci rosse intitolato Big Meat, e il cui messaggio suonava «se mangi carne diventi impotente». (Seguirono Veggie Love, con donne bellissime che si strusciavano ortaggi in area pelvica, e iniziative pubbliche dove coppie di volontari dovevano baciarsi in pubblico.) E a chi diceva siete dei deficienti, perché non aprite un sito porno, tanto solo quello sapete fare, i vertici rispondevano «ottima idea»: PETA.xxx, in eterna attesa di debutto, promette di alternare foto esplicite con immagini di animali torturati. Oh, PETA, sei il peggio.

Ecco, per molte persone disprezzare la PETA e i suoi portavoce è una specie di secondo lavoro. Ma la dieta vegana è solo una delle idee che l’associazione cerca di portare avanti. Mentre il problema dell’eventuale conversione è più ampio, e riguarda, di solito, la minoranza vocale della comunità: quella dell’io sono vegano, sono meglio di te. Quella per cui uno stile di vita alimentare diventa uno Stile di Vita Punto, la chiave che apre la porta su un mondo più rarefatto, i cui privilegiati residenti irradiano una tale rigidità e spocchia da far sembrare una persona felice la protagonista di Young Adult. Per quasi chiunque altro, “diventare vegetariano” resta il classico first world problem. Una decisione che comporta sacrifici, denaro, in fondo oziosa, abbracciata da persone superficiali, che non hanno abbastanza preoccupazioni vere. Non a caso, la campagna Boyfriend Went Vegan mette in scena soltanto donne e uomini bianchi, giovani e giovanissimi: o quelli della PETA sono entusiasti della supremazia ariana, tutti, oppure sanno molto bene da dove vengono i loro soldi. Non cercano di allargare il campo; stuzzicano la vanità degli adepti. Scaldano un po’ la sedia.

Intanto i non vegani continuano – giustamente – a prenderci in giro, e a chiederci dopo quanti nostri sgarri interviene la polizia vegana. E noi continuiamo a chiedere scusa, a dire che un panino va benissimo, a dire che no, non abbiamo sviluppato superpoteri vegani. Per quelli ci vogliono cinque anni di Accademia.

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