E sarebbe anche la ragione, questo scandalo, della brusca separazione di Josh dal fratello Benny.
Darren Aronofsky si è guadagnato l’appellativo di “traditore del cinema” perché ha fatto una serie usando solo l’AI
Sia i critici che i colleghi stanno commentando molto negativamente (per usare un eufemismo) sia la scelta di Aronosfsky che il pessimo risultato ottenuto.
Darren Aronofsky non è nuovo a polemiche legate ai suoi progetti, ma non aveva mai affrontato un’accoglienza così negativa e ostile come quella riservata a On This Day… 1776. La serie non ha un numero preciso di episodi, ma dovrebbero essere almeno una cinquantina: il piano infatti è di pubblicare almeno un corto a settimana, per raccontare cosa è successo in quello specifico giorno nell’anno della guerra d’indipendenza statunitense, esattamente 250 anni dopo. La serie ricostruisce momenti chiave del 1776, anno fondativo degli Stati Uniti, scegliendo però un approccio dichiaratamente anti celebrativo. L’obiettivo è raccontare gli Stati Uniti d’America come un esperimento fragile e incerto, fondato su decisioni improvvisate, contraddizioni e paure, piuttosto che come un mito già compiuto. Gli episodi, tutti di una durata che va dai tre ai cinque minuti, si basano su documenti storici ma forniscono una versione ovviamente romanzata degli eventi, enfatizzando il senso di instabilità del periodo.
Ancora in corso di realizzazione, On This Day… 1776 sta facendo parla di sé non tanto per l’approccio narrativo o per l’innovativa modalità di distribuzione degli episodi (si potranno vedere tutti, gratuitamente, sul canale YouTube del Time). D questa serie, finora, si è parlato quasi esclusivamente per una ragione: perché è prodotta da Primordial Soup, ovvero uno studio AI fondato dallo stesso Aronofsky. La parte visiva della serie è generata usando l’AI di Google DeepMind, mentre sceneggiatura, voci e musica restano affidate alla filiera tradizionale: i testi sono scritti da sceneggiatori, recitati da doppiatori iscritti al sindacato SAG-AFTRA, la colonna sonora originale è composta da Jordan Dykstra.
L’esperimento però ha raccolto un’opposizione nettissima e trasversale, suscitando una notevole risentimento verso Aronofsky, descritto come un traditore che si è prestato a un progetto volto a sostituire l’AI al lavoro dei professionisti del settore. Ma Aronofsky non è l’unico regista a essersi dichiarato, nelle parole e nei fatti, a favore dell’uso dell’AI nel cinema, ma è il primo grande autore a lanciarsi in un progetto di questa portata, in cui l’intelligenza artificiale è fondamentale. A suscitare particolare astio è anche il risultato ottenuto: l’inclemente The Hollywood Reporter sentenzia che «l’AI d’autore resta comunque spazzatura generata dall’AI», mentre il collega showrunner Steven S. DeKnight su X definisce l’opera «un totale tradimento dell’arte», invitando a non guardare questa e ogni altra futura produzione del regista. Anche tra youtuber e utenti sui social è difficilissimo trovare qualcuno che si dica entusiasta della serie, che anzi viene descritta come miracolosa per la maniera in cui risulta finta, ridondante e di bassa fattura, con personaggi poco espressivi, dalla pelle gommosa e lo sguardo vitreo, morto.