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04:21 lunedì 5 ottobre 2026
Le case editrici e le tipografie ucraine sono diventate uno degli obiettivi più colpiti dall’esercito russo Una vera e propria strategia, ormai. Tanto che in questi attacchi è andato distrutto un terzo dei libri stampati in Ucraina nel corso dell'anno.
È uscito un videogioco in cui l’unica cosa da fare è andare a un rave illegale e ballare tutta la notte Si chiama Afters, è gratuito e lo ha realizzato un game designer a cui l'idea è venuta dopo una notte passata tutta a ballare a un rave illegale.
La cosa incredibile di questa crisi energetica è che tutti sapevano che prima o poi sarebbe arrivata, perché tutti sapevano che le scorte di petrolio prima o poi sarebbero finite Ed evidentemente nessuno è riuscito a fare nulla per evitare lo scenario peggiore. Che è quello che stiamo vivendo in questi giorni.
Tilda Swinton ha scritto un’autobiografia, ma siccome non voleva fare la solita autobiografia ha deciso di raccontare la sua vita attraverso gli oggetti che ama Si intitola Material Evidence, uscirà nel 2028 e al suo interno ci saranno: un abito da battesimo, una lettera, una gamba di legno, una felpa, una matassa di seta da ricamo, una fotografia, una vita intera.
Per lanciare il loro nuovo album i Fontaines D.C. hanno organizzato dei listening party nei negozi di dischi indipendenti di tutto il mondo e l’Italia è uno dei Paesi in cui ce ne saranno di più Saranno ben 22 e si terranno tutti l'8 ottobre, sparsi dalla Liguria alla Sicilia e molti in "provincia", dentro negozi che sono pezzi di storia delle città.
La storia del Bosco Ospizio di Reggio Emilia, abbattuto per far posto anche a un supermercato, è molto più complicata e preoccupante di come la si sta raccontando Perché oltre al supermercato verranno costruiti anche una Casa della Comunità, una biblioteca e un polo sociale. E piantati 1350 nuovi alberi.
Negli ultimi cinque anni la Svizzera ha perso un quinto dei suoi ghiacciai Solo nel 2026 è sparito il 5,5 per cento del ghiaccio delle Alpi Svizzere. Gli scienziati parlano apertamente di «un anno catastrofico».
Esiste una mappa che raccoglie tutte le donne, militanti, scrittrici e studiose, che hanno fatto la storia dell’anarchia Si chiama Mujeres Anarquistas e al momento include sette grandi italiane: Virgilia D'Andrea, Luce Fabbri, Giovanna Berneri, Maria Roda, Tina Tomasi Ventura, Anna Maria Mozzoni e Marie Louise Berneri.

Come siamo passati dai blockbuster ai flopbuster

Il 2023 per Hollywood era stato un anno orribile, il 2024, tra il disastro di Joker e di Megalopolis, è stato persino peggio: forse non stiamo assistendo a una crisi momentanea ma alla fine di un modello di business.

di Studio
16 Ottobre 2024

In questo momento negli Stati Uniti si stanno verificando diverse catastrofi: c’è la scia di morte lasciata in Florida dall’uragano Milton; c’è un candidato alla presidenza che mette apertamente e continuamente in discussioni i valori sui quali si fonda la civiltà umana; e poi ci sono gli incassi al botteghino di Joker: Folie à Deux. Sono passate due settimane dall’uscita in sala del film: nessuno si aspettava incassasse un miliardo di dollari, ma quello che è successo non era considerato possibile nemmeno nelle previsioni degli apocalittici.

Spiegazioni ancora non ce ne sono e sarà difficile trovarne: fino a lunedì 30 settembre, per Joker: Folie à Deux era previsto un incasso di circa 100 milioni di dollari entro il primo fine settimana di programmazione americana, cioè entro lunedì 7 ottobre. Alla fine il film ne ha incassati meno della metà: 37 milioni, quasi 38. Nemmeno Morbius, il cinecomic diventato zimbello, era andato così male. Nella seconda settimana di programmazione le cose sono andate pure peggio: Joker: Folie à Deux non è andato a vederlo praticamente nessuno e Warner Bros., che il film lo ha prodotto, si è già rassegnata a una perdita di almeno 200 milioni di dollari. È la stessa cifra che il regista Todd Phillips ha speso per girarlo. Prendi i soldi e scappa, si potrebbe dire: mentre uscivano le prime, sconcertate recensioni di Joker: Folie à Deux (uno dei pochissimi film che è riuscito a mettere d’accordo la metà critica e quella popolare di Rotten Tomatoes: ha fatto schifo a entrambe, e da subito), il regista si affrettava a dire che lui con Joker, con Gotham, con Warner Bros. aveva chiuso per sempre, grazie e arrivederci.

Se è vero che fenomeni come Joker: Folie à Deux non hanno ancora una spiegazione scientifica, è vero anche che almeno un nome ce l’hanno: flopbuster, orecchiabile crasi tra flop e blockbuster. L’etimologia della parola è incerta, forse non appartiene nemmeno all’inglese americano ma a quello britannico: pare sia stata usata la prima volta nel 1986 dal critico inglese Jim Keay in una recensione della dimenticatissima miniserie La figlia di Mistral pubblicata sull’Evening Post di Bristol. Etimologia a parte, flopbuster è certamente la parola che meglio descrive lo stato delle cose di Hollywood negli ultimi quattro anni almeno, degli ultimi due in particolare.

Trattandosi di film che quasi nessuno ha visto, è possibile che la loro esistenza non abbia lasciato traccia nella memoria collettiva e che quindi la gravità della situazione stia sfuggendo. Quindi, un elenco: The Marvels, The Flash, Indiana Jones e il quadrante del destino, Wish, La casa dei fantasmi, Renfield, Shazam! Furia degli dei, Dungeons & Dragons – L’onore dei ladri, The Covenant, 65. Questo è un elenco essenziale – vale a dire che questi sono stati dei fiaschi indiscutibili – di tutti i film usciti nel 2023 con la responsabilità di salvare Hollywood da un anno che era già horribilis prima di loro. Tutti film con budget da almeno 200 milioni di dollari (proprio come Joker: Folie à Deux, segno che di bolla vera e propria si può parlare, almeno per quanto riguarda i costi di produzione) e che, quindi, per fare pari e patta dovevano incassarne due volte e mezza tanti. Il successo commerciale di questi film-che-dovrebbero-essere-blockbuster si calcola così: fatte tante le spese di produzioni (200 milioni), bisogna aggiungere costi che ammontano più o meno alla stessa cifra tra promozione, distribuzione, interessi sui prestiti, varie ed eventuali. Quindi, è per questo che un film come Mission Impossibile – Dead Reckoning – Parte uno è finito sia nella classifica dei film che hanno incassato di più nel 2023 (al decimo posto, con circa 550 milioni di dollari) che in quella dei flopbuster: perché la produzione soltanto del film è costata 300 milioni di dollari. 300 + 300 = 600. 550 – 600 = -50. Il sequel di Dead Reckoning – Parte uno è stato rimandato a data da destinarsi, uscirà chissà quando ma certamente con un titolo diverso (speriamo più corto). Ci sono molti modi di scrivere, leggere e dire flopbuster.

E questo era il 2023. Nel registro dei fiaschi di quest’anno abbiamo invece (limitandoci sempre e soltanto a film con un budget di produzione da almeno 200 milioni di dollari) Madame Web, Ghostbusters – Minaccia glaciale, The Fall Guy, Furiosa, Fly Me to the Moon, Back to Black, Argylle, di Joker: Folie à Deux abbiamo detto, di Megalopolis diremo da domani ma sappiamo già e comunque quella è una storia diversa: i soldi persi in questo caso sono soldi di Francis Ford Coppola (120 milioni secondo le stime al ribasso), ma a giudicare dalle sue intenzioni di fare almeno un altro film si direbbe che il regista di vigneti da vendere ne abbia ancora, grandi e fruttuosi abbastanza da finanziare un altro flopbuster.

Certo è che tutti questi fiaschi, così diversi ma così simili dove conta (il portafoglio) chiaramente dimostrano la crisi di un modello. Che Hollywood stia passando anni tra i peggiori della sua storia lo sappiamo – ne abbiamo anche scritto nel nuovo numero di Rivista Studio, “C’era una volta l’America” – ma sappiamo anche che, nemmeno nei precedenti momenti peggiori della sua storia, Hollywood è arrivata a mettere in discussione il suo business model, cioè se stessa. Si tratta fondamentalmente di una derivazione della trickle down economics reaganiana: i tantissimi soldi guadagnati da pochissimi film scendono verso il basso, come pioggerellina, a irrigare il campo dei registi esordienti e dei film indipendenti, campo nel quale poi, forse, magari, un giorno si raccoglieranno frutti da consumare al banchetto delle major, in un circolo virtuoso che ha fatto il cinema americano del ‘900 e degli anni Duemila.

Forse è troppo presto per dirlo, ma il circolo si è interrotto, la formula del successo ha smesso di funzionare, il modello di business si sta dimostrando fallimentare. Nessuna certezza sembra essere rimasta tale, intatta, alla fine di questo brutale quadriennio cominciato con una pandemia, proseguito con uno sciopero doppio – sceneggiatori prima, attori poi – una crisi occupazionale dei lavoratori dell’industria dell’intrattenimento, una stretta finanziaria dovuta all’innalzamento dei tassi d’interesse deciso dalla Fed (Hollywood, come tutte le grandi industrie, campa a debito, e nel momento in cui i soldi degli altri diventano più difficili da avere in prestito tutti i capitani d’industria si ricordano di quanto è brutto rischiare i soldi propri), un generale e generico cambiamento del pubblico, i cui interessi e disinteressi, le cui propensioni al consumo e modalità di fruizione sono diventate inconoscibili.

È questo il cruccio che tiene svegli tutti i produttori hollywoodiani oggi: ma che diavolo bisogna fare per convincere questa gente ad andare al cinema? Se un film con protagonisti due premi Oscar come Joaquin Phoenix e Lady Gaga è un fiasco, significa che lo star power – quella forza gravitazionale che attraeva lo spettatore verso qualsiasi film con protagonista l’attore prediletto – non funziona più. Ma niente di quello che si sperava avrebbe contribuito a salvare il cinema e a portarlo nel Terzo millennio in realtà ha funzionato. Le piattaforme streaming sono passate dalla Grande disiscrizione alla Grande indifferenza al Grande fastidio in meno di un lustro, le distribuzioni “miste” – sala prima e tutto il resto poco dopo – le abbiamo provate e accantonate, gli universi condivisi dovevano durare mille anni (Mcu, Dceu, MonsterVerse, Dark Universe, etc.) e invece già collassano dopo un decennio, sono stati un fortunatissimo esperimento più che l’elaborazione di un modello nuovo.

Che fare? Per come è fatta Hollywood adesso – un oligopolio dominato da cinque multinazionali too big too fail, competizione poca e quindi innovazione scarsa, propensione al rischio prossima allo zero, forza dell’abitudine che scorre potentissima – si farà more of the same. È la ragione, questa, per la quale la metà del Barbenheimer che si è voluta prendere a modello è stata quella di Barbie e non di Oppenheimer: perché su Oppenheimer non si può costruire un universo narrativo con film dedicati a tutti i partecipanti al progetto Manhattan che poi si assemblano nel film-evento come fossero gli Avengers della fisica quantistica, né quel film permetteva di stringere accordi con Lego per costruire set ispirati alla base di Los Alamos. More of the same, dunque. E infatti, il film del 2025 che Hollywood attende di più è Captain America: Brave New World. È il 35esimo film del Marvel Cinematic Universe, il quarto della saga di Capitan America, ed è costato, secondo le indiscrezioni, 350 milioni di dollari.

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