Lui si chiama Aadam Jacobs, ha collezionato migliaia di bootleg di (tra gli altri) Nirvana, R.E.M., The Cure, Depeche Mode, Sonic Youth e Björk. E adesso li metterà tutti online.
Il fotografo che ha fatto la copertina dell’Espresso sugli abusi dei coloni israeliani in Palestina è stato costretto a pubblicare un video della scena per dimostrare che la foto non è fatta con l’AI
Pietro Masturzo si è dovuto difendere dalle accuse di aver pubblicato una foto falsa. Non è bastato a convincere gli accusatori.
“L’Abuso”, oltre ad essere il titolo de L’Espresso uscito venerdì 10 aprile in edicola, è anche una parola che è stata usata contro il fotografo Pietro Masturzo, che ha scattato la fotografia scelta per la copertina di questo numero del settimanale. Masturzo è stato accusato di aver fatto abuso di intelligenza artificiale, cioè di aver spacciato per vera una foto in realtà realizzata con l’AI. Per chi non avesse visto la foto di cui stiamo parlando: è un’immagine che ritrae un colono israeliano, vestito con una vecchia divisa dell’IDF, un ghigno terrificante sul volto mentre riprende con il telefono una donna palestinese evidentemente stravolta.
Dopo la pubblicazione sui social della copertina, sono state talmente tante le persone che hanno messo in dubbio la veridicità della foto che Masturzo è stato costretto a pubblicare un video su Instagram in cui si vede tutto “l’incontro” tra il colono e la donna, incontro di cui la fotografia è solo una piccolissima parte. «In tanti stanno chiedendo se questa foto sia stata generata con l’IA, altri mi segnalano post in cui si da per accertato che questa foto sia stata generata con l’IA. Ebbene NO, la foto in questione non è frutto di Intelligenza Artificiale!» ha scritto Masturzo nella caption del post.
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Il video è stato girato nel villaggio palestinese di Idhna (a ovest di Hebron) lo scorso 12 ottobre, nel primo giorno di raccolta delle olive (un giorno di festa per i palestinesi) dal fotografo Samuele Pellecchia. Come continua il fotoreporter Pietro Masturzo «l’espressione del colono ritratto è la conseguenza del gesto ripetuto dallo stesso, mimando il verso che fa il pastore per radunare il proprio gregge, rivolgendosi ai palestinesi come alle proprie bestie».
Ma le accuse non vengono solo dai social e non riguardano l’uso – che non c’è stato – non dichiarato dell’AI. Anche l’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, con un post su X ha criticato la copertina. «Condanniamo fermamente l’uso manipolatorio della recente copertina de L’Espresso. L’immagine distorce la complessa realtà con cui Israele deve convivere, promuovendo stereotipi e odio. Un giornalismo responsabile deve essere equilibrato e corretto». A schierarsi dalla parte de L’Espresso c’è stata anche l’ambasciata dello Stato di Palestina in Italia che, con un comunicato stampa pubblicato dalla stessa testata in cui si condannano «i tentativi, da parte della potenza occupante e delle sue rappresentanze diplomatiche, di stigmatizzare il lavoro giornalistico professionale con accuse di incitamento all’odio […]. È giornalismo responsabile, le violenze dei coloni avvengono in un contesto di totale impunità».
Lui si chiama Aadam Jacobs, ha collezionato migliaia di bootleg di (tra gli altri) Nirvana, R.E.M., The Cure, Depeche Mode, Sonic Youth e Björk. E adesso li metterà tutti online.
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