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Per i vent’anni di High School Musical, Disney ha spezzettato il film in 52 video brevi e lo ha pubblicato tutto su TikTok È la prima volta che un produttore e distributore come Disney "adatta" un film per essere visto su un social.
C’è un sito in cui le AI possono affittare degli esseri umani a cui far fare tutto quello che vogliono Si chiama Rentahuman.ai, lo ha lanciato un signore di nome Liteplo, finora (per fortuna) non ha riscosso alcun successo.
Sono state pubblicate le foto della corona tutta ammaccata che i ladri hanno lasciato cadere durante il furto al Louvre Il museo ha diffuso le immagini del gioiello, danneggiato ma ancora integro, in attesa di lanciare un bando per decidere chi la restaurerà.
In realtà, il litigio tra Ghali, Comitato olimpico e ministero dello Sport va avanti da settimane Le polemiche di questi giorni sono il culmine di bisticci che vanno avanti da quando Ghali è stato scelto per partecipare alla cerimonia d'apertura.
Un articolo fatto con l’AI pubblicato da un’agenzia di viaggi ha portato dei turisti a cercare delle inesistenti terme in uno sperduto paesino in Tasmania All'improvviso, nel minuscolo paesino di Weldborough, 33 abitanti, si sono presentati decine di turisti che chiedevano come raggiungere le terme.
Da oggi Stati Uniti e Russia potranno aggiungere al loro arsenale militare tutte le testate atomiche che vogliono Sono le conseguenze del mancato rinnovo dell'accordo New START, che limitava la proliferazione delle armi nucleari.
Pieter Mulier è il nuovo Direttore creativo di Versace Diventerà ufficialmente Chief Creative Officer l'1 luglio.
La Lofi Girl di YouTube aprirà il suo primo Lofi Café in centro a Parigi Proprio come nel suo canale, diventato famosissimo durante la pandemia e attivo ancora oggi, sarà un posto dove studiare e rilassarsi insieme.

Cos’è cambiato nelle colonne sonore dei film?

La trasformazione della musica per il cinema dall'era dei grandi compositori a quella degli algoritmi, alla luce delle premiazioni ai David di Donatello.

12 Maggio 2021

Tutti noi si sta sempre dalla parte dell’indie, e ci mancherebbe, ma un ragionamento sulle colonne sonore dei film a questo punto, dopo gli ultimi David di Donatello, andrà pur fatto. Più che altro per capire come si è arrivati a Gatto Ciliegia contro il grande freddo e ai Downtown Boys, premiati quest’anno per Miss Marx: bravi eh, ma i primi a vincere nella categoria erano stati Piero Piccioni, Nino Rota e Armando Trovajoli.

Ma pure gli Oscar: scorrendo l’elenco, l’ultimo nome italiano – minaccia incombente per chi sarà il prossimo – è quello del più grande: Morricone. «L’Oscar del 2016», mi spiega Claudio Fuiano, storico del genere, discografico, produttore e amico personale del Maestro, «come tutti sanno fu, diciamo così, il più anomalo: c’era stato quello alla carriera del 2007, con la commovente dedica alla signora Maria, moglie amatissima, parziale risarcimento per le cinque nomination del passato senza aver mai vinto; ma in pochi si aspettavano che venisse premiato proprio per il film di Tarantino».

Già, Tarantino: anche parlando di colonne sonore il suo è il nome divisivo, si direbbe oggi, tra chi ne celebra la sapienza nell’attingere al repertorio e chi lo considera quasi un impostore, un usurpatore, tanto che pochi anni fa ci fu polemica perché una rivista attribuì al Maestro una dichiarazione (“Tarantino? Un cretino”), con poi l’ovvia smentita ma anche il sospetto di molti che un po’ quelle cose le pensasse veramente.

Ma parlando di Morricone – e pure di Trovajoli, Piccioni, Umiliani, Ortolani, Rota e tutto il dream team delle colonne sonore all’italiana – parliamo comunque d’altro: al netto del talento, che chiaramente non è comparabile, oggi sarebbe impensabile un paragone anche banalmente per via del budget: un compositore non avrebbe mai a disposizione tutto quel tempo per registrare e orchestre con un simile numero di elementi. Anzi: di soldi non ce ne sono proprio, e infatti è in atto una specie di delocalizzazione delle colonne sonore, con registrazioni che ora avvengono in Bulgaria e in Repubblica Ceca.

Secondo chi ne capisce, poi, la Silicon Valley dei compositori, il place to be, è la Corea del Sud (pensa te), mentre negli anni sono andate affermandosi anche molte donne, in un mondo che è sempre stato principalmente maschile: Rachel Portman è stata la prima a vincere un Oscar (nel 1997, per Emma), seguita l’anno dopo da Anne Dudley per Full Monty).

E riecco Tarantino («ma non ti scordare di Woody Allen e Martin Scorsese», ancora Fuiano), rieccoci a chi accompagna le immagini con musica di repertorio e non con partiture originali, eccoci all’oggi e alle serie tv: in Italia il primo a ricorrere al termine supervisor, «un concetto che va oltre quello di consulente musicale, perché in effetti di altro si tratta» è stato Roberto Corsi, dj, produttore, fondatore di Goodfellas e animatore culturale che ha messo il suo nome accanto a colonne sonore tra le più interessanti degli ultimi tempi: Mi chiamo Francesco TottiL’incredibile storia dell’Isola delle RoseSanpa e anche l’ultimo di Ammaniti Anna. «Il ruolo del supervisor è un connubio tra due funzioni: smazzare le questioni burocratiche, l’assolvimento di tutti i diritti, e occuparsi della parte più artistica e creativa, lavorando a stretto contatto con i montatori e soprattutto con gli autori e i registi, con i quali mi confronto sulle idee».

Nella creazione di un film quando interviene il supervisor? In che fase arriva? «Io cerco di esserci dall’inizio, dalla sceneggiatura, ma entro in ballo quando iniziano a girare. Poi fondamentale è anche il rapporto con la produzione e con le case discografiche: gli editori musicali e le case discografiche più grandi hanno proprio uffici che ti assistono direttamente».

E pure nelle colonne sonore ci saranno le mode, no? «Eeeeh, certo che ci sono. Negli ultimi anni si porta molto la neoclassica elettronica, diciamo così, molto evocativa, che ci sta un po’ sempre bene, una sorta di tappezzeria sonora. Poi ci sono dei casi in cui questo porta a dei veri e propri capolavori: The Revenant di Ryuichi Sakamoto ne è è un esempio perfetto».

E in Italia? «Come ti dicevo rispetto al passato i compositori sono un po’ sacrificati dalla musica di repertorio, ed è anche per questo che spesso – ma non sempre – le colonne sonore hanno un po’ meno personalità. Ma per carità, ci sono anche degli ottimi compositori: tra quelli con cui lavoro ti cito Teho Teardo e Michele Braga, ma potrei farti anche altri nomi. Sai, sino a qualche anno fa le case di produzione dei film, come la Fandango per esempio, pubblicavano anche le colonne sonore, mentre ora con le piattaforme il rientro è bassissimo».

Per la sua esperienza Corsi ha ovviamente una cultura musicale monumentale, è una sorta di Spotify vivente: «anche se con quello vero ho solo un rapporto di lavoro: ovviamente ogni tanto lo uso e lo consulto, ma se vuoi sapere se mi affido all’algoritmo beh, proprio no, non fa per me, non corrisponde a quello che intendo io: questo è un lavoro di cura, e poi sulle piattaforme non è detto che trovi tutto, anzi».

Chiaramente è così, ma evidentemente qualcosa è cambiato se una come Chloe Zhao ha candidamente ammesso di aver scelto Ludovico Einaudi per Nomanland «perché ho trovato delle sue musiche su Youtube mentre cercavo musica classica ispirata alla natura». Come diceva Eastwood ne Il buono, il brutto e il cattivo: «Il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica e chi scava. Tu scavi». Il mondo delle colonne sonore si divide in due categorie: chi capisce di musica e chi cerca con gli algoritmi. Ad ogni modo la colonna sonora, ovviamente, era di Ennio Morricone.

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