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16:43 lunedì 31 agosto 2026
Ci sono così tanti video dell’inondazione in Nepal generati con l’AI che sta diventando impossibile capire cosa sia successo davvero Questi video ormai sono troppi e troppo credibili per non trarre in inganno anche chi si occupa di fact checking.
Ib Kamara lascia Off White ed è l’ennesima brutta notizia per lo streetwear Sono previste però special capsule firmate da lui con dieci collaboratori esterni, tra cui il musicista Kid Cudi e lo stilista Raul Lopez.
Il governo serbo concederà a Ratko Mladic, il boia di Srebrenica, il funerale di Stato perché «era pur sempre un generale» «Il generale Mladic è un generale, e ci sono dei protocolli da seguire», questo si è limitato a dire il Ministro della Giustizia serbo, Nenad Vujic.
La ragione per cui le aziende AI stanno addestrando le AI usando solo libri vecchi e che i libri vecchi sono gli unici che sicuramente non sono stati scritti con l’AI Cause giudiziarie e inchieste giornalistiche hanno rivelato che questa è una pratica ormai diffusissima. Anche perché le AI non possono più essere addestrate con contenuti presenti su internet, perché troppi contenuti presenti su internet sono ormai fatti con l'AI.
Le operazioni di soccorso al confine tra Nepal e Tibet stanno diventando impossibili a causa della piena di un lago che si è formato dopo la frana che ha causato l’inondazione Operazioni che erano già difficili per via dalle infrastrutture distrutte e dalle linee di comunicazione danneggiate.
Dopo 25 anni di attesa, il regista di Donnie Darko ha finalmente pronto il sequel, solo che non è un film ma un romanzo epistolare di 800 pagine sui viaggi nel tempo Richard Kelly, regista, sceneggiatore e adesso anche scrittore, ha già detto che questo è solo il primo passo nell'esplorazione dell'universo di Donnie Darko.
Il pezzo di ghiacciaio che ha causato le inondazioni in Tibet e Nepal era talmente grosso che quando si è schiantato al suolo ha provocato un terremoto Una scossa di magnitudo 5.2 aveva fatto pensare a un sisma. Solo dopo si è capito che tutto era iniziato con un pezzo di ghiacciaio precipitato a valle.
La grande retrospettiva che sta per arrivare allo Stedelijk Museum di Amsterdam è l’occasione per conoscere e celebrare davvero Yayoi Kusama Dall'11 settembre al 17 gennaio 2027 l'esposizione ripercorrerà oltre settant'anni di carriera, dalle enormi e ipnotiche tele alle famosissime installazioni di specchi.

Il Collegio, quando la tv generalista funziona

Il docu-reality di Rai2, arrivato alla sesta stagione, tiene davanti allo schermo vecchi e giovani, proprio come una volta.

02 Novembre 2021

In una vignetta di diversi anni fa, Altan disegnava una bambina accanto al padre intenzionato a parlarle. La consueta battuta affilata in quel caso era (a memoria): «Ti ascolto. Ma se mi vuoi parlare dei tuoi sogni infranti chiamo il Telefono azzurro». È un po’ quello che succede in decine di case italiane quando riprende Il Collegio, una delle poche trasmissioni che ci ricorda cosa fosse, una volta, la tv generalista visto che ancora tiene assieme davanti a uno schermo genitori e figli. Ma che, per la stessa ragione, costringe questi ultimi a subire un trattamento serrato e disumanizzante di ricordi, ammonimenti, paragoni, nostalgie: «Una volta, quando volevi cercare un amico dovevi superare la vergogna e chiamare a casa», oppure, «quando dovevi fare una ricerca non c’era internet», e ancora, «ti facevano imparare Carducci a memoria», che ai ragazzi di oggi non dicono, giustamente, nulla né appaiono come traumi significativi, ma che per gli adulti suonano dense di significato come aforismi di Lao Tse. Perché gli adulti non si arrendono alla rappresentazione del passato messa in scena per gli studenti e i coetanei a casa, ma aggiungono il proprio carico casalingo di marketing della nostalgia al punto che ogni puntata vista in un contesto familiare non può che terminare con un «ma questo me l’hai già raccontato» e conseguenti musi lunghi. Chissà se non sia una delle ragioni per cui Il collegio è anche un grande successo sulle piattaforme, magari anche per questo i ragazzi preferiscono goderselo sullo schermo dello smartphone piuttosto che in compagnia.  

Per chi, intanto, non lo sapesse, Il Collegio è un docu-reality in cui una trentina di studenti vengono rinchiusi, per l’appunto, in un collegio, vicino a Frosinone, dove attraverso una serie di prove, giochi ed esperienze, rivivono un anno in particolare del nostro passato. Nell’edizione di quest’anno tocca al 1977. Che potrebbe apparire un anno come gli altri se non fosse che il meccanismo del programma prevede sempre lo scontro tra la severità del passato e il refrain per cui i ragazzi di oggi sarebbero indisciplinati. Quindi gli si tagliano i capelli (nella prima puntata, una collegiale abbandona proprio perché non accetta una frangetta), gli si sequestrano i congegni elettronici, li si obbliga a indossare la divisa. Tutto odora, insomma, di «da adesso si riga dritto, è il momento di un po’ di disciplina». Anche se poi quella disciplina lì, per fortuna, non arriva mai davvero. Neanche quando sembra che i ragazzi sarebbero capaci di far perdere la pazienza a Maria Montessori. Perché non fanno davvero nulla per contraddire ogni terribile luogo comune giri sugli studenti di oggi, esibendosi nei peggiori esempi di maleducazione e nelle più classiche fiere delle castronerie. Ciancicando davanti ai professori, senza conoscere neanche la capitale della Spagna. Ma, dopotutto, il programma piace anche per questo. Il telespettatore italiano è come uno studente di terza media, e neanche ai primi banchi, diceva quell’esperto di media. 

Stavolta, al di là della curiosità di scoprire come faranno per il 1977: contestazione studentesca (ma non solo) e indiani metropolitani verranno ridotti a questioni di lifestyle? E, soprattutto, il modo in cui quella contestazione venne repressa diventerà l’ennesimo sinonimo di severità purtroppo smessa per eccessiva mollezza? C’è un discorso molto interessante che ruota attorno alla trasformazione dei mezzi di correzione. Come un certo tipo di mezzi di correzione sia poi diventato abuso, fino al punto che oggi praticamente qualsiasi uso di mezzo di correzione è un abuso di mezzi di correzione. Perché, fortunatamente, meglio ripeterlo, non si sa mai, in ginocchio sui ceci non si può più mettere nessuno e bacchettate non se ne possono più dare e, dunque, al massimo si può tentare una ramanzina. Solo dai professori, naturalmente, perché quando le famiglie entrano in gioco trovare qualcuno che sposi il parere del professore contro quello del figlio non capita mai. E forse questa è l’unica vera trasformazione di questi anni. Mentre il monopattino elettrico al posto del Ciao Piaggio sono solo aspetti esteriori. 

Mentre se ci fermiamo all’aspetto puramente televisivo ce n’è pure un’altra: nel primo episodio di questa stagione si vede una ragazzina dallo spiccato accento romano (ci sono sempre studenti da ogni regione, è una delle grandi abilità dei responsabili casting, e d’altra parte le varianti regionali funzionavano nella commedia dell’arte, figurati se siamo cambiati) dice qualcosa come «nun me riesc» o «nun me fa ridere» o una cosa di questo tipo, non conta quale. E la professoressa la interrompe e la corregge: «Non si dice me, si dice mi». «Non mi riesce», «non mi fa ridere». Ecco vedere correggere qualcuno che parla in romanesco in televisione, quella sì è una cosa che in tv non succedeva dal 1977.

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