Stili di vita | Società

La borraccia: orgoglio e pregiudizio

Dimenticati i tempi in cui erano appannaggio dei soli escursionisti, oggi sono diventate di moda. E hanno il potere di farci sentire in colpa.

di Corinne Corci

Le borracce borchiate di bkr

Chiunque abbia fatto lo scout avrà certo preso coscienza di due paradigmi: che Gerbillo Energico è il peggior nome da caccia che ti possano affibbiare, e che non bisognerebbe mai partire senza la propria borraccia. Considerata un tempo un’esclusiva dei migliori escursionisti, o di quanti erano stati obbligati dai genitori a portarla al collo durante la gita di quarta elementare a Misano Adriatico, la borraccia si è evoluta anno dopo anno, e noi con lei. Da quella Gio’Style in plastica con tracolla allungabile, sino alle più recenti con rivestimento di silicone rosa o decorate con fantasia “fiore di ghiaccio”. Ovvero: da oggetto per soli esperti e reietti ad accessorio di tendenza. Perché forse è merito dell’iniziativa didattica del Miur circa l’inserimento dell’educazione ambientale nelle scuole; del terrore che la terra frani o che l’oceano si prosciughi, nell’alveo di quella caducità del mondo verso cui Greta e i Fridays for future hanno rivolto la nostra attenzione. Sarà merito loro, in fondo, se chi non ha ancora comprato una borraccia adesso si sente un po’ sfigato.

È la rivincita delle borracce, a cui anche l’Unione Europea (che dal 2021 vieterà una lunga serie di prodotti di plastica usa e getta) ha collaborato. Non tanto per diminuire la quantità delle plastiche che impattano nell’ambiente, quanto invece per educare le nuove generazioni; promuovendo l’idea per cui esistano numerosi materiali che non è necessario eliminare dopo un singolo uso, ma che possono essere recuperati o, addirittura, utilizzati più volte. Il sindaco di Milano Beppe Sala ha deciso di fornire a tutte le scuole elementari e medie della città una borraccia in alluminio, perché «non sei mai troppo piccolo per fare la differenza», Thunberg dixit, e un semplice cambiamento nelle tue abitudini (come, appunto, scegliere di eliminare l’acqua in bottiglia dai propri consumi) può ridurre la quantità di rifiuti in plastica che inquinano i nostri mari. Nel frattempo, mentre alcune scuole della città aspettano ancora di riceverle, gli uffici e le aule universitarie se ne sono riempite. Vistosamente. Amici e colleghi hanno iniziato a sfoggiare la propria borraccia sia che avessero sete, sia che non l’avessero: a esibirla, e ci stanno pure sulle palle. Brandizzata, acquistata su Amazon o sul sito di 24Bottles. Perché «è un’operazione semplice», ci hanno detto, «con risvolti positivi enormi per l’ambiente e anche per il portafoglio». Ed è per simili ragioni che abbiamo deciso che non l’avremmo mai comprata.

È un meccanismo psicologico che il mondo della moda ormai conosce: quando un capo o un accessorio inizia a divenire oggetto di desiderio di tutti, alla portata di tutti, acquistato da tutti, il pubblico inizia a disinteressarsene. Perché non è più di tutti: ma di troppi. E così, l’acquisto di una cosa nata e usata con scopi meritevoli come una borraccia, incontra l’ostacolo della propria popolarità. Come i sandali Windsor Smith Fluffly con il cinturino (ma quelli, almeno, erano brutti veramente). Eppure, dopo aver temporeggiato, abbiamo deciso di procurarci la nostra borraccia, finalmente. È il primo scoglio. «La vuoi coibernata o ti interessa che abbia il secondo involucro interno? Preferisci utilizzarla per trasportare bevande calde o bevande fredde?». Prendiamola online. Magari affidandoci a Wirecutter, il sito di recensioni del New York Times che ha classificato le migliori borracce testando, per cinque anni, circa novanta modelli disponibili negli Stati Uniti. Le caratteristiche per valutarne la sicurezza sono tante: dalla resistenza alla capacità di isolamento termico; dalla semplicità di apertura al diametro del collo, l’ermeticità e la possibilità di lavarla in lavastoviglie. E poi il materiale, tra acciaio, plastica e vetro, che non dà alcun retrogusto all’acqua ma potrebbe essere molto più pesante (la migliore sarebbe la Hydro Flask Standard da 621 millilitri, poiché terrebbe l’acqua fresca o il caffè caldo per almeno 17 ore).

Neanche l’estetica può essere lasciata al caso. Come riporta ad esempio l’Indipendent, le aziende produttrici rendono oggi disponibili una varietà talmente ampia di forme, colori e fantasie che l’ipotesi di una borraccia-clutch by Jeremy Scott per la collezione Primavera Estate 2021 di Moschino non appare nemmeno tanto irrealizzabile. Vi è la borraccia di S’well («la tua partner travel», si legge su Amazon), con le decorazioni “grano d’argento”, “acqua di pioggia”, “notte stellata” e “fuga dall’isola”; la Bkr Tutù in vetro, più costosa della Lifefactory, ma più bella da vedere, con una guaina in silicone acquistabile anche nella versione borchiata. E se, anche in ambito artistico, numerosi istituzioni tra teatri e musei stanno prendendo parte alla lotta contro l’emergenza climatica, scrive Frieze, non è difficile immaginare nuove opere di genio che trasformino la borraccia in un oggetto altro, dando vita magari a nuove collaborazioni. Nuove borracce. Non è che siamo sfigati, è che non sappiamo quale scegliere.

Intanto l’Italia è ancora al primo posto in Europa, e terzo nel mondo, con 188 litri annui di acqua imbottigliata consumati solo nel 2017. Dovremmo sentirci colpevoli, in realtà ci sforziamo. Perché la verità, è che più ci sentiremo costretti (da una moda lodevole o dai colleghi in odore di santità) a fare qualcosa, meno saremo inclini a farla. Per questo il tono arrabbiato di un’attivista adolescente che ci ricorda quanto dovremmo già sapere ci tormenta, «mettendoci nella condizione di provare disagio» come scrive Robinson Meyer sull’Atlantic, e ci fa sentire tanto piccoli. Alla fine la borraccia la compriamo da Tiger, che costa meno. Comportandoci come Nanni Moretti in Aprile quando ci accorgeremo che ha perso acqua nella borsa. Serenità tibetana.

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