Si è esibito per 250 fortunati e ignari spettatori al Tv Eye di New York, presentandosi pure con un nome falso, Chet Chomsky.
A$AP Rocky è uscito con un nuovo disco, Don’t Be Dumb, e già questa è una notizia perché erano otto anni che non si faceva sentire. Otto anni nell’industria musicale contemporanea corrispondono grosso modo a un’era geologica. Il suo ultimo progetto, Testing, è uscito nell’ormai lontano 2018 e da quell’anno a oggi sia A$AP Rocky che il mondo attorno a lui sono cambiati in modi che all’epoca sarebbe stato impossibile prevedere.
Nessuno si aspettava un’attesa così lunga per questo nuovo album. Rocky infondo è sempre stato un artista abbastanza prolifico e anche quando non usciva lui personalmente con qualcosa, era sempre coinvolto in canzoni o dischi di altri oppure al lavoro su un progetto dell’allora collettivo A$AP Mob (la sua storia crew). Poi arrivò Testing, poi il silenzio. Un silenzio che è durato otto, lunghissimi anni. Questo periodo di tempo per lui non è stato vuoto, ne ha passate tante, e questo ha sicuramente influenzato se non proprio causato il ritardo nella pubblicazione del suo nuovo progetto. E nelle prime barre del primo brano di “Don’t Be Dumb”, “ORDER OF PROTECTION”, racconta come i motivi siano principalmente legati a «a couple of trials, couple of leaks». Partendo dai primi, Rocky è finito sotto processo due volte nel corso degli ultimi sette anni, il primo processo è stato a Stoccolma (Svezia) nel 2019, dopo una lite di strada che ha coinvolto due uomini durante un tour, l’artista ha affermato che lui e il suo team erano stati seguiti e avevano agito per legittima difesa, ma i procuratori svedesi lo hanno accusato di aggressione. All’inizio del 2025 invece, si è svolto un processo sempre per aggressione, accusato di aver sparato all’ex amico A$AP Relli a Hollywood nel 2021, processo dal quale è stato assolto.
I leak invece sono la fuoriuscita di brani, demo e quant’altro riguardanti il disco: questo ha rallentato ulteriormente il processo di lavorazione, che ha richiesto ancora più tempo. Tanto è vero che le 17 canzoni che oggi possiamo ascoltare sono quasi tutte materiali inediti prodotti grosso modo nel corso dell’ultimo. A queste due motivazioni se ne può aggiungere una terza, di carattere personale: in questi ultimi anni A$AP Rocky è diventato marito di Rihanna e padre di tre figli. La loro storia ha ovviamente cambiato ulteriormente la sua immagine, da rapper importante a compagno di una delle donne più ammirate e potenti dello star system.
Troppe cose da fare, troppo poco tempo
Non solo questo, perché se è vero che la sua carriera musicale ha subito un rallentamento, non si può dire lo stesso di tutte le altre sue carriere (numerose). L’altra grande passione di Rocky è sempre stata la moda, e da questo punto di vista si può dire che abbia sempre continuato a lavorare, in primis per la sua factory AWGE, ma poi anche per PUMA, con cui ha realizzato delle collezioni per le gare di Formula 1; per Ray Ban, di cui è stato nominato direttore creativo; e anche per Moncler Genius, con cui ha creato una propria collezione – questo solo per citare le collaborazioni più recenti. Non solo moda, Rocky è approdato anche al cinema, coinvolto in due progetti nel 2025: il primo, diretto di Spike Lee e con protagonista Denzel Washington, Highest 2 Lowest; il secondo. If I Had Legs I’d Kick You, scritto e diretto da Mary Bronstein.
Insomma, questi otto anni non sono andati persi. Guardando il tutto in retrospettiva, sembra quasi normale che le cose siano andate in questo modo, e che lui si sia preso il tempo di capire chi e cosa volesse essere dopo tutto questo tramestio. Ma si sa, il pubblico ha sempre fame e spesso non capisce (o non vuole capire) le dinamiche umane che riguardano gli artisti. Anche per questo l’uscita di Don’t Be Dumb è stata accompagnata da moltissime domande sul genere di lavoro che A$AP Rocky avrebbe presentato. E se avesse perso il tocco? E se quello che scrive non fosse più così interessante Oppure, peggio ancora, e se fosse uscito il disco e non ne avesse parlato nessuno? Queste e tante altre erano le (legittime) domande che il pubblico si poneva.
Oggi, che è passata più di una settimana dalla pubblicazione dell’album, abbiamo già delle prime risposte. La prima che si può dare con grande tranquillità è che no, A$AP Rocky non ha perso il suo tocco magico, è ancora un artista interessante ed è ancora oggi originale nelle scelte che fa. Perché è sicuramente curiosa la scelta di affidare la direzione creativa dell’album a Tim Burton; perché a livello di scrittura Rocky è ancora in grado di costruire con grande facilità banger rap come “STOLE YA FLOW” (diss track a Drake) e brani autoriali come “ROBBERY”, in collaborazione con Doechii, con il campionamento di Duke Ellington. Senza contare la grandissima cura che, oggi come ieri, mette nella realizzazione dei video – uno dei pochi artisti rimasti che ancora puntano molto sulla realizzazione di videoclip.
Not a crowd pleaser
Dopo di che si può entrare in un discorso più delicato, e cioè che peso abbia questo disco sulla bilancia della sua carriera, se sia un passo avanti coerente oppure no. E in questo caso trovare la risposta è più difficile, perché A$AP Rocky da un certo punto in poi ha deciso di voler essere divisivo, di coltivare questa caratteristica con premura. Questo perché, contrariamente a molti altri suoi colleghi, lui è sempre stato ambizioso non solo nella posa ma anche nelle scelte, puntando sulla sperimentazione e sulla contaminazione. In una recente intervista concessa al podcast del Ney York Times per l’uscita dell’album, ha affermato con orgoglio che questo non è un disco “crowd pleaser” – noi lo tradurremmo come “di facile ascolto per le masse” – perché il suo obiettivo non è quello ma affermarsi come un genio creativo.
Un discorso che sembra fare eco a quello di Timothée Chalamet ai SAG Awards, in cui l’attore affermava di voler seguire la strada tracciata dai più grandi fino a superarli. È un discorso che sicuramente Rocky condivide e capisce, è consapevole che l’autentica grandezza costringe a perdere per strada una parte di quella efficacissima corazza che in inglese chiamano relatability, la capacità – paracula – di colmare le distanze tra sé e il proprio pubblico, ma solo quanto basta, solo quando serve. Rocky di questa corazza ormai si è spogliato, ha deciso di fare del rap (del suo rap, almeno), una faccendo complicata e ambiziosa, basata sulla conoscenza del passato e uno sguardo attento verso la contemporaneità. E sotto questo punto di vista nessuno è superiore a Rocky. Le sue radici sono affondate nella storia del genere – per dire, il suo primogenito si chiama RZA in onore del Wu Tang Clan – ma la sua prospettiva è quella di un uomo che ha girato il mondo e frequentato il gotha dell’industria culturale. Per fare un esempio, “At.Long.Last.A$AP” è un omaggio a una leggendaria fotografia di Michelle Lamy, moglie e musa di Rick Owens.
Tutto questo rende Rocky non più così accessibile per il grandissimo pubblico, che infatti ancora non ne riconosce davvero e appieno la grandezza. Ha ottenuto tanto, tantissimo, ma mai non è mai entrato davvero nel discorso dei rapper più forti della sua epoca – i famosi Big Three (Kendrick Lamar, Drake e J.Cole) che poi Kendrick Lamar ha demolito «It’s just big me».
Troppo rap per gli zarri, troppo zarro per il rap
In questa dimensione, oggi come ieri, rimane incastrato, perché questa è lo spazio che ha scelto di abitare. I Club Dogo si autodefinivano «troppo rap per gli zarri, troppo zarri per il rap», e in qualche modo credo che questo discorso riguardi anche Rocky, che rimane un oggetto indefinito, un corpo estraneo per l’ascoltatore medio del rap di oggi. Ma, allo stesso tempo, rimane anche troppo rap per il pubblico davvero mainstream che riempie gli stadi. Non sufficientemente politico, non come Kendrick, quindi non abbastanza per avere anche rilevanza sociale, ma neanche “intimista” come J.Cole. Non è un caso che il suo fratello artistico sia Tyler the Creator, un altro immenso talento che nel corso degli anni ha avuto una trasformazione in stile, estetica e concetti davvero radicale – il joint album tra i due è il sogno di un’intera generazione di ascoltatori – ma che per quasi un decennio ha combattuto per essere riconosciuto come il genio creativo che è.
Quindi cosa rimane di Don’t Be Dumb? La consapevolezza che ASAP Rocky è nel rap per restare, che il suo talento nel corso degli anni si è fatto più sfaccettato e ma non si è “spezzettato”, il ragazzino che nel 2012 ridefiniva il rap con pezzi divenuti dei classici come “PESO” è ancora lì ma ha scelto una strada diversa per arrivare a essere riconosciuto come un genio creativo. Non la più facile delle strade, forse una che non lo farà mai arrivare davvero a tutti, ma senza dubbio gli permetterà di sopravvivere alle mode e ai trend. La coerenza con quale Rocky sta costruendo la propria eredità è il messaggio più importante, perché ogni mossa sembra la naturale conseguenza di ciò che è già stato, con la consapevolezza che sicuramente questa lo porterà ad un altro livello. Nella speranza di non dover attendere altri otto anni per ascoltare un suo nuovo album.
È l'ultima piattaforma streaming ad arrivare nel nostro Paese, forte però di una fama senza pari nel panorama televisivo. Li abbiamo incontrati e con loro abbiamo parlato di Harry Potter e Portobello, della competizione con YouTube e delle (notevoli) difficoltà del mercato italiano.
