Hype ↓
22:33 venerdì 13 marzo 2026
Kim Jong-un e sua figlia vestiti uguali che sparano assieme al poligono di tiro sono la più surreale immagine di genitorialità mai vista La giovane Kim Ju Ae, erede designata del Supremo leader, ha mostrato le sue doti balistiche in una splendida giornata padre-figlia al poligono.
Degli scrittori hanno creato un logo da apporre sui libri per far sapere ai lettori che sono scritti da un umano e non dall’AI La Society of Authors chiede a tutti gli editori di appore il logo "Human Authored" sulla quarta di copertina dei libri, per salvare l'editoria dall'AI.
I Fugazi hanno pubblicato un album “scartato” che avevano registrato trent’anni fa con Steve Albini È la prima versione dell'album che è poi diventato In on the Kill Taker. Tutti i proventi andranno all'ente benefico fondato da Albini, Letters Charity.
Dopo quasi un millennio, l’Inghilterra si è decisa ad abolire definitivamente i seggi ereditari della Camera dei Lord Ne erano rimasti 92, che il governo laburista ha cancellato. Concedendo ad alcuni Lord, però, di diventare parlamentari a vita.
I protagonisti di The Voice of Hind Rajab, candidato all’Oscar per il Miglior film internazionale, non saranno alla cerimonia perché gli Usa vietano l’ingresso ai cittadini palestinesi Ad annunciarlo sono stati gli attori e le attrici del film, con una dichiarazione congiunta pubblicata sui loro profili social.
È stato annunciato il sequel di KPop Demon Hunters ma i registi hanno già detto che ci sarà molto da aspettare prima di vederlo Maggie Kang e Chris Appelhans hanno messo le mani avanti e avvisato i fan: i tempi di lavorazione saranno lunghi, molto lunghi.
La nuova Guida suprema dell’Iran ha detto di aver scoperto di essere la nuova Guida suprema dell’Iran guardando la tv Lo ha fatto nel suo primo messaggio alla nazione, letto da un annunciatore sui canali della tv di Stato. Per il momento, il nuovo ayatollah ancora non si è fatto vedere in pubblico.
Le persone stanno scrivendo pessime recensioni di un hotel di lusso di Dubai perché ci cadono i missili vicino Le iniziali e autentiche lamentele degli ospiti della struttura sono presto degenerate in una marea di commenti lasciati da troll di tutto il mondo, che infatti sono stati tutti prontamente rimossi.

Architettura per rifugiati

Da Capalbio a Calais l'accoglienza di immigrati e rifugiati deve andare oltre l'emergenza. Alla Biennale si studiano soluzioni urbane intelligenti.

23 Agosto 2016

Il tema della Biennale di Architettura di Venezia di quest’anno, in corso nel capoluogo veneto e aperta al pubblico fino alla fine di novembre, è «Reporting from the front»: il direttore, il cileno Alejandro Aravena, aveva speso le parole che seguono per presentarlo: «Ci sono ancora molte battaglie da vincere e molte frontiere che occorre espandere per poter migliorare la qualità dell’ambiente edificato e, di conseguenza, la qualità di vita delle persone».

È un problema chiaramente non eludibile che va affrontato con idee nuove, progetti, piani. Tra il luglio dell’anno scorso e maggio di quest’anno più di un milione di persone ha richiesto asilo in Europa, in gran parte siriani in fuga dalla guerra che piaga il loro Paese dal 2011, ma anche afgani, iracheni, pachistani ed eritrei. Nell’estate italiana ha tenuto banco nelle cronache il caso di Capalbio, nota località di villeggiatura i cui residenti hanno presentato un esposto al Tar per l’arrivo di 50 migranti in attesa di sistemazione. E se cinquanta persone sono tante, come se ne accolgono cento, o mille, o diecimila?

La domanda è alla base di alcuni progetti – tentativi, li si potrebbe anche chiamare – volti a risolvere la crisi dei migranti da una prospettiva diversa rispetto a quella da cui viene comunemente guardata, lasciando per un attimo da parte l’assistenza e le politiche sociali per agire su un altro piano: quello architettonico. La Biennale di quest’anno, in questo senso, offre diversi spunti e possibili direttrici lungo cui muoversi per disegnare città più funzionali e prive di attriti esasperati.

ma

Making Heimat” è il titolo del padiglione tedesco a Venezia, che ha unito le opinioni di architetti, urbanisti e sociologi su come dovrà, o perlomeno dovrebbe essere la città tedesca in grado di creare, appunto, un nuovo Heimat per chi fugge da guerre e persecuzioni. Dalla fine dell’estate del 2015 sono giunti in Germania più di un milione di rifugiati, migranti e richiedenti asilo: servendosi dell’opera del giornalista canadese Doug Saunders, Arrival City, che nel 2011, prima dell’inizio della diaspora siriana, aveva parlato di come i quartieri di destinazione dei migranti giocano un ruolo cruciale nello sviluppo urbano.

Saunders ha contribuito a “Making Heimat” con uno scritto in cui afferma che le “città di arrivo” sono i luoghi in cui potrebbero svilupparsi le classi creative e commerciali di domani (è stato così per il Lower East Side newyorkese, ad esempio), oppure le prossime ondate di tensione. La differenza, spiega Saunders, sta tutta in «come trattiamo questi distretti sia su un piano politico che su quello dell’organizzazione nonché, in modo cruciale, in termini di strutture fisiche e costruzioni. Il magazine The Atlantic è andato a vedere come queste linee guida viste all’esposizione potrebbero tradursi nel caso dei due principali centri d’approdo delle rotte delle migrazioni: Berlino e Amburgo.

Nel caso della capitale tedesca, da Kreuzberg, il quartiere che a partire dagli anni Settanta ha accolto moltissimi lavoratori turchi e oggi ospita seconde e terze generazioni accanto a locali shabby chic e gallerie d’arte, il luogo simbolo dell’immigrazione potrebbe diventare Neukölln, sito a sud del principale centro di accoglienza, un hangar dell’ex aeroporto berlinese di Tempelhof. Alcuni richiedenti asilo ospitati in questa struttura riescono a trovare residenze permanenti per le loro famiglie, ma le lunghezze burocratiche e l’iperregolamentazione del mercato immobiliare della città rimangono ostacoli insormontabili per molti. La soluzione per Neukölln immaginata da “Making Heimat” si ispira vagamente al lavoro di Aravena: la Ausbauhaus è composta da 24 unità abitative a destinazione d’uso mista, utile sia per il lavoro che per la vita privata. Nel progetto del padiglione tedesco saranno gli stessi residenti a scegliere il grado di completamento delle loro abitazioni, generando strutture flessibili e a basso costo: l’ideale per chi arriva in una città nuova senza grandi risorse economiche.

A Monaco, invece, che ha una conformazione molto diversa rispetto alla capitale tedesca – e dove arriveranno 80 mila profughi entro la fine del 2016 – il comune ha risposto convertendo spazi commerciali e allestendo tendopoli d’emergenza, e con un programma volto a suddividere i nuovi arrivati equamente fra le sue sette zone. Ma il sociologo Walter Siebel vede questa eventualità come rischiosa: «I rifugiati sistemati in questi insediamenti rischierebbero di essere emarginati tanto dai tedeschi quanto dai loro connazionali già integrati», osserva in “Making Heimat”. La risposta locale si chiama FindingPlaces, un progetto condotto dall’università HafenCity di Amburgo e dal Mit CityScienceLab in cui i residenti di ogni quartiere si incontrano per individuare potenziali zone di sviluppo urbano, quindi con un nuovo approccio bottom-up.

Architektur

Il padiglione americano a Venezia ha affrontato lo stesso problema ideando “A New Federal Project”, lo sguardo della Zago Architecture su un possibile futuro per una delle grandi capitali decadute d’America, Detroit, l’ex centro dell’automobile: nel piano prospettato la zona verde di Dequindre Cut ospiterebbe 68 mila profughi in un periodo di 5 anni, e il condizionale potrebbe diventare realtà, dato che il disegno dei nuovi spazi ha preso la forma di una lettera aperta al Dipartimento di Stato americano.

C’è anche chi ha orientato la sua azione verso il più comune dei luoghi di accoglienza di profughi: il campo profughi. La vita media di un campo è compresa tra i sette e i diciassette anni, e spesso, col passare del tempo, è tra le tendopoli e le costruzioni in disuso che si generano malattie e condizioni alla base del proliferare del crimine. Nel 2013 un progetto di Architecture for Humanity ha raccolto fondi per evolvere il concetto base di campo in strutture più accoglienti e intercambiabili, «spazi sicuri» in cui ricominciare una vita. Persino Ikea si è cimentata nel redesign, collaborando nello stesso anno con l’Unhcr per disegnare un tipo di rifugio più elaborato che, in ottemperanza alla filosofia del marchio svedese, può essere assemblato in sole quattro ore.

Articoli Suggeriti
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion

Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.

Social Media Manager

Leggi anche ↓
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion

Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.

Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero