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05:54 venerdì 3 aprile 2026
Durante la sua visita di Stato in Giappone, Macron ha ricevuto in regalo un disegno di Porco rosso autografato da Hayao Miyazaki (e ha fatto anche la Kamehameha di Goku assieme a Sanae Takaichi) Miyazaki, oltre alla sua firma, sul disegno ha lasciato anche un breve ma chiaro messaggio: «Insieme difendiamo la pace».
La nuova opera di Maurizio Cattelan è un numero telefonico da chiamare per confessargli i vostri peggiori peccati Chi chiamerà e confesserà avrà una corsia preferenziale per acquistare una versione in miniatura della sua opera "The Ninth Hour", quella che ritrae Papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite.
Molte persone hanno scoperto le backrooms vedendo il trailer del film The Backrooms e non ci hanno capito niente Prodotto da A24, il film è diretto dal 20enne Kane Parsons, che ha fatto diventare le backrooms un mito internettiano grazie a dei corti pubblicati su YouTube quando di anni ne aveva appena 16.
L’Iran sta usando le criptovalute per aggirare le sanzioni e continuare a finanziare le milizie in tutto il Medio Oriente La preferita dalle Guardie Rivoluzionarie, e dalla banca centrale dell’Iran, sembrerebbe essere Bitcoin perché meno volatile delle altre.
Nel 2025 per la prima volta su internet sono stati pubblicati più testi scritti dall’AI che dagli esseri umani Centomila bilioni di parole scritti dalle macchine: l'ennesima splendida notizia per gli esseri umani che hanno ancora la velleità di guadagnarsi da vivere con la scrittura.
Il mondo sta scoprendo Stefano Rapone grazie a un’intervista ai doppiatori di Super Mario Galaxy in cui quello che doppia Luigi gli dice che il suo Luigi preferito della storia è Luigi Mangione La puntata speciale di Tintoria con il cast del film è diventata viralissima, grazie alle domande di Rapone che hanno lasciato interdetto e divertito il cast.
Ci sono diversi indizi che fanno pensare che gli Strokes stiano per far uscire nuova musica Criptici messaggi pubblicati su Instagram e su un nuovo sito hanno mandato in visibilio i fan. C'è chi scommette già su un singolo in uscita domani.
Un bambino di sette anni ha disegnato la mascotte che gli astronauti di Artemis II stanno portando con loro verso la Luna Si chiama Rise (la mascotte, non il bambino) ed è stata selezionata in un concorso a cui hanno partecipato 2600 bambini da 50 Paesi del mondo.

L’arte della guerra

Non solo economia: così Angela Merkel ha vinto le elezioni alimentando lo scontro con Europa e Stati Uniti. Cina, Russia (e Siria) ringraziano.

23 Settembre 2013

Il rapporto della Germania con l’Europa non è mai stato facile, come notava già all’inizio del secolo scorso Thomas Mann, preoccupato per la tendenza dei tedeschi ad estraniarsi dal resto del continente o, peggio, a “germanizzarlo”. Nel quadro attuale, due elementi concorrono a complicare questa ancestrale diffidenza reciproca; ma il sospetto è che abbiano contribuito al trionfo elettorale di Angela Merkel.

Il primo elemento di frizione è la crisi europea, il secondo il rapporto con l’Est, e in particolar modo con la Cina e la Russia.

I motivi per i quali gli europei la criticano, sembrano spesso gli stessi che hanno convinto i suoi connazionali a votarla.

La sorpresa in Europa, che rasenta in alcuni casi l’incredulità, rispetto alla popolarità incrollabile di una leader apparentemente esitante se non riluttante, spesso ambigua, e a tratti dannosa, è perfettamente speculare alla granitica convinzione con la quale i tedeschi hanno scelto per la terza volta di farsi rappresentare da lei. Con Merkel, sembra dire il risultato delle urne, è garantita la difesa ad oltranza degli interessi della Germania. La verità è che la cancelliera sembra aver trasformato questa tensione perenne tra interessi nazionali ed europei nella pietra angolare della sua politica. E i motivi per i quali gli europei la criticano, sembrano spesso gli stessi che hanno convinto i suoi connazionali a votarla.

L’abilità di Merkel è stata quella di mantenere viva la narrazione – spesso menzognera – di questo contrasto, ma anche di essersi assicurata una campagna elettorale in discesa, avendo momentaneamente risolto la crisi dei debiti europea. A questo racconto unilaterale concorrono enormemente notizie come quella recente sui soldi risparmiati sui tassi di interesse dei titoli di Stato tedeschi – tema che conforta i tedeschi e fa infuriare il resto d’Europa. Mentre la cancelliera continua a guardarsi bene dallo spiegare ai suoi concittadini che la recessione quasi sfiorata quest’anno e l’anno scorso, dipenda enormemente dal rallentamento dei Paesi periferici. Un ragionamento che potrebbe convincere i suoi concittadini a essere meno intransigenti con il Portogallo, la Spagna o l’Italia, ma che la cancelliera non usa praticamente mai.

Rispetto ai suoi predecessori, da Adenauer a Kohl, Angela Merkel sembra aver abbandonato per sempre l’entusiasmo filo-europeista attraverso il quale i capi dei governi tedeschi di qualsiasi colore politico cercavano anzitutto di allontanare ogni sospetto di tensione germanica alla supremazia europea. L’ultimo, grande gesto in questa direzione è stato l’abbandono del marco del “gigante buono” Kohl in cambio di una riunificazione tedesca che spaventava molti. Merkel sembra muoversi invece senza entusiasmi e senza alcuna tensione visionaria nel consesso europeo.

Ma l’interrogativo è se dietro l’apparente tatticismo continuo, negli anni non sia emersa una vera e propria strategia. Quella, appunto, di mantenere vivo il conflitto tra interessi di Berlino ed interessi continentali, e porsi come mediatrice. Persino quando il conflitto nasce dalle sue stesse prese di posizione, assolutamente inedite per la diplomazia berlinese come quelle recenti, filo-russe sul conflitto in Siria o quella filo-cinese nel conflitto tra Commissione europea e Pechino attorno ai dazi sui pannelli fotovoltaici.

Non è nuova l’attenzione tedesca per l’Est – non c’è bisogno di citare la Ostpolitik di Willy Brandt o la scelta più recente di Gerhard Schroeder di costruire un gasdotto che porti il metano in Germania direttamente dai giacimenti russi – per richiamare alla mente la speciale attenzione che un Paese diviso per mezzo secolo dalla Cortina di ferro ha sempre mostrato per Mosca. Ma l’idea avanzata a fine agosto di costituire una commissione che indagasse sulla strage di bambini con il gas alle porte di Damasco, sull’onda della proposta di Putin, è stata la ennesima prova di una tendenza della cancelliera a tenere la testa molto rivolta ad Est. In maniera analoga, nella scorsa primavera, quando Merkel ha bloccato il tentativo di Bruxelles di limitare i danni di un’industria europea del fotovoltaico esposta al lampante dumping dei prodotti cinesi, ha rotto l’ennesimo tabù, scandalizzando mezza Europa.

Sembra che Merkel abbia sbaragliato gli avversari con lo stesso antidogmatismo con il quale affronta le questioni europee.

Restringendo il campo alla campagna elettorale tedesca, sembra che Merkel abbia sbaragliato gli avversari con lo stesso antidogmatismo con il quale affronta le questioni europee. Da anni, sta cannibalizzando il principale partito rivale, la Spd, sui temi sociali, senza perdere elettorato conservatore. Addirittura, in questi ultimi otto anni è riuscita sempre a trasformare la comparsa sporadica di partiti a destra della Cdu/Csu come il recente partito anti-euro Afd, in poco minacciose stelle comete che non sono riuscite a entrare in Parlamento. E nonostante i periodici mugugni dell’ala bavarese del partito, gli sconfinamenti a sinistra della cancelliera (si pensi alla posizione sui matrimoni gay, alle misure a favore delle politiche di conciliazione, o all’attenzione per l’istruzione) non hanno mai davvero minacciato la sua popolarità nel partito.

Difficile costruire un’alternativa alla “cancelliera di ferro”: persino rispetto a questa immagine diffusa, Merkel è riuscita a far convivere quella opposta di “Mutti”, rassicurante madre della nazione.

Una versione precedente di questo articolo è stata pubblicato sul numero 16 di Studio.

Illustrazione di Marco Klefisch

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