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Sayf ha fatto un bellissimo documentario sul carcere di Chiavari e lo ha messo gratis sul suo YouTube Si intitola «Il cielo in una stanza», dura venti minuti ed è stato girato in dodici ore dentro la casa di reclusione di Chiavari.
Viviamo anche nella linea temporale in cui i Kneecap cantano “Siamo tutti antifascisti” in prima serata sulla tv generalista italiana È successo a Propaganda Live, su La7. DJ Próvaí si è pure spogliato per far vedere il Bella Ciao è scritto sul petto usando un pennarello nero.
Per la sua nuova serie fotografica Cindy Sherman ha chiesto a Chanel dei vestiti da “rovinare” e Chanel sorprendentemente le ha detto sì La serie Fabric Matrons, in mostra a Londra da Hauser & Wirth, nasce da una collaborazione con la maison francese che le ha dato carta bianca e metri e metri di stoffa.
Alanis Morisette ha fatto un nuovo album ed è un album di canzoni natalizie Si chiama Good Weather for Immaculate Conception e raccoglie le cover natalizie pubblicate dal 2020 a oggi, più due inediti.
Il MIT di Boston sta pagando un professore per NON tenere un corso sulla storia, l’oppressione e la liberazione della Palestina Michel DeGraff da tre anni viene pagato per non fare il suo lavoro. Da quando ha proposto un corso che raccontava (anche) la storia palestinese.
Il Nepal c’è stata un’altra inondazione, forse causata da un altro crollo di un altro ghiacciaio Domenica 11 ottobre è esondato il fiume Budhi Gandaki, nel distretto di Gorkha, a due mesi dalle alluvioni che ad agosto avevano devastato la regione al confine con il Tibet.
Viviamo nella linea temporale in cui Carlo Calenda consiglia di ascoltare Blonde di Frank Ocean per la Giornata mondiale della salute mentale E in cui questo video diventa virale e viene trasformato in un meme dai profili social di Azione, partito di cui Calenda è leader.
Bad Bunny, Burna Boy, Robyn, Alex Consani, Lana Del Rey, il marito di Lana Del Rey e tutte le moltissime celebrity che interpreteranno i dj delle stazioni radiofoniche di GTA VI Sei di queste stazioni radiofoniche si possono già ascoltare sul sito del videogioco, in attesa del giorno dell'uscita, il 19 novembre.

A Pilkington Abroad

Storia della vittima preferita di Ricky Gervais, arrivata alla terza stagione del suo reality "An Idiot Abroad" ma incapace di liberarsi dei suoi amici.

06 Dicembre 2012

Karl Pilkington è un produttore radiofonico quarantenne nato e cresciuto nel Greater Manchester, nord-est dell’Inghilterra. È un genio e ha la testa molto grossa e tonda.

Questa sarebbe la biografia di Pilkington se a scriverla fosse Ricky Gervais, autore e attore comico, creatore di The Office e presentatore dei più controversi e spassosi Golden Globe che si ricordino. In realtà il testone e il comico formano una coppia televisiva interessante, che insieme a Steven Merchant è arrivata alla terza edizione di un reality show fatto di disavventure e avventure. Si chiama An Idiot Abroad e dalla prima stagione narra le peripezie di Karl Pilkington nei posti più incredibili, pericolosi e affascinanti del mondo. Quando Gervais & Merchant gli proposero l’idea, dissero che si sarebbe chiamato Karl Pilkington e le sette meraviglie del mondo. Durante il montaggio, però, fu fatta una leggerissima modifica al titolo all’insaputa del povero testone, che così divenne per l’appunto Un idiota all’estero. La seconda stagione fu un po’ più soft (a Karl fu addirittura permesso di scegliere le mete da visitare); nella terza, iniziata la scorsa settimana in Gran Bretagna su Sky 1, lo si vede invece vagare per il globo in bicicletta, in compagnia di Warwick Davis, un attore nano noto per essere comparso in  molti episodi di Star Wars, Harry Potter e la serie Life is Too Short dello stesso duo Gervais-Merchant: Pilkington pedala, Davis siede nel cestino della bici.

Per la star di The Office ed Extras, far diventare famoso Pilkington è una fissazione da tempo. Precisamente dal giorno di parecchi anni fa in cui, lavorando insieme a un programma radio, Gervais gli fece una domanda a cui lui rispose con un perla delle sue perle da pensiero parallelo, divertentissima e inspiegabile. In quel momento scoccò il colpo di fulmine – interessante notare che Gervais non ricorda la risposta in questione, che dev’essersi perduta a causa dello shock comico. Fu quello il primo passo della carriera del testone, che nel 2005 è diventato il vero protagonista di The Ricky Gervais Show, podcast settimanale nominato nel 2007 il più scaricato al mondo (con una media di 261.670 download per puntata) e trasformato in cartone animato da Hbo nel 2010.

È da questo momento che la coppia Pilkington-Gervais ha cominciato a fare discutere: i due infatti rappresentano un classico della comicità, la coppia formata dal tipo sveglio e quello rintronato, la cui possibile variante è tipo furbo e cattivo + tipo buono e tonto. Un classico nato nel teatro comico e approdato in tv e al cinema, che però ha sempre mantenuto una costante: quella della finzione tipica delle maschere comiche. In scena, per esempio, Ollio è senza ombra di dubbio più arguto di Stanlio, ma tale rapporto non era vero per Oliver Hardy e Stan Laurel, gli attori che li interpretavano; lo stesso vale poi per un classico italiano, Cochi e Renato, in cui la stupidità del secondo esiste solo on stage e non continua necessariamente nella vita reale. Gervais e Pilkington sono invece un caso a parte: il primo è veramente un uomo intelligente, divertente e perfido; il secondo tiene veramente un diario in cui annota quanti strabici alloggiano nel suo hotel.

Proprio per questo il comico e il suo sodale Steven Merchant sono spesso stati accusati di “bullismo” nei confronti della loro vittima che però – ricorda Ricky Gervais – è prima di tutto un loro amico. Anzi, «il mio migliore amico» – oltreché un genio che ha voluto condividere con tutto il mondo. E a mio modesto parere dicono il vero. Però, per capire come funziona questa stramba amicizia, gustiamoci questo extra dal Dvd di Politics in cui il comico presenta emozionato il suo nuovo giocattolo:

Da notare il primo scambio di battute tra i due:

R. G.: «… Ho pensato che potevate conoscere un mio amico, ne parlo anche durante lo spettacolo: Karl Pilkington. Credo sarebbe bello se lo conosceste un po’ meglio e così ve lo presento. Karl Pilkington!»
K. P.: «Bene.»
R. G.: «Tutto ok?»
K. P.: «Sì.»
R. G.: «Bene bene. Guardate la sua testolina tonda e pelata come quella di una scimmia».

E così via. Nel podcast la vittima veniva sommersa di domande assurde, mentre il suo diario era letto pubblicamente da Steven Merchant e presentato da un jingle che faceva “Ooooh, Chimpanzee That! He’s written it down!” . In compenso, la vittima poteva parlare della sua grande passione, quella per le weird stuff, cose strambe che trova in magazine misteriosi o in qualche soffitta abbandonata del web. Oppure dimostrare tutta la sua conoscenza nel campo dei freaks vittoriani e non, a cui dedicava la rubrica “Freak della settimana” e di cui stilò un’interessante Top 5. Un giorno poi, parlando di peni di canguro e del miglior modo di gustarli (tema niente affatto bizzarro per lo show), al poveretto scappò la frase «I could eat a knob at night» (Di notte potrei mangiare un cazzo) e partì il tormentone: la frase venne tagliata, remixata, stampata e trasformata in un piccolo meme firmato – suo malgrado – Karl Pilkington. Un’impresa che gli valse anche un breve profilo della Reuters che lo definì «un’improbabile icona di Internet». Oh, e c’è anche una specie di Wikipedia tutta dedicata al Nostro.

E questa è storia. Il presente è invece questo: Pilkington ormai viaggia per il mondo come artista solista e recita in Derek, la nuova serie di Gervais. Potrebbe staccarsi dal nido dell’ex tarchiato e dello spilungone che lo hanno covato maltrattandolo, potrebbe provare a farcela da solo. Ma non può. Lui non è Stan Laurel, è solo Stanlio: quello che non viene capito, viene maltrattato, quello che fa ridere dicendo cose che ritiene normali. I suoi compagni ne sono la fastidiosa spalla comica sia davanti alla camera che in privato. Pilkington è uno e indivisibile, la sua è una maschera che non può essere sfilata. Per questo è La Vittima Perfetta, nella finzione e nella vita reale.

Stavo pensando a un’immagine per definire meglio il rapporto di dipendenza morbosa che lega i due e l’ho trovato pochi giorni fa su Twitter:

«Ricky è come un polmone d’acciaio. Ne ho bisogno ma vorrei non fosse così.» Lo ha detto Karl Pilkington. Come lo sappiamo? Ricky Gervais lo ha scritto su Twitter.

È molto probabile che la gabbia rappresentata dal duo comico sia necessaria a Pilkington, che funziona a pieno regime solo quando Merchant gli fa domande assurde e Ricky Gervais finisce – letteralmente – col cadere dalla sedia dalle risate. E An Idiot Abroad, quindi, diventa uno show particolare, in cui due amici “costringono” una persona ad andarsene in giro per il mondo (Pilkington odia viaggiare) prima da solo, poi con un nano. E alla fine delle riprese riguardano il tutto e ridono come pazzi – e il fatto che altre persone lo facciano da casa, dando senso al programma, diventa quasi un dettaglio ai loro occhi. È sfruttamento questo? No – oppure sì, ma ai fini della risata. L’importante, per Gervais, è che Karl continui a fare domande come quella che ha rivolto a Warwick Davis durante le riprese dell’ultima stagione del suo reality: «Ma tu ce le hai le ginocchia?»

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