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11:53 giovedì 30 aprile 2026
La comunità enigmistica internazionale è piombata nel panico perché il New York Times Magazine ha pubblicato un cruciverba irrisolvibile L'errore è stato corretto nella versione online del cruciverba, ma a quel punto il finesettimana degli appassionati era irrimediabilmente rovinato. Non era mai successo in 84 anni di onorato servizio enigmistico.
I data server per l’intelligenza artificiale stanno diventando dei veri e propri disastri ambientali Consumano enormi quantità di energia, occupano sempre più suolo, inquinano molto e di lavoro ne danno poco. Eppure, se ne costruiscono sempre di più.
La Francia è diventato il primo Paese al mondo ad approvare l’uso della ketamina per curare le crisi suicidarie L'Agence nationale de sécurité du médicament et des produits de santé ha datto la sua approvazione ufficiale: è la prima agenzia del farmaco al mondo a farlo.
Hanno fatto un film sul looksmaxxing e ovviamente è un body horror Prevedibilmente, è stato intitolato Looksmaxxing, è un cortometraggio e se ne può già vedere qualche scena nel trailer pubblicato su Instagram.
Il governo sudafricano ha dovuto ritirare la sua proposta di legge sull’AI perché si è scoperto che è stata scritta con l’AI In particolare, si è scoperto che l'AI si era inventata di sana pianta tutta la bibliografia alla base del testo di legge.
Secondo uno studio, nelle città europee sta diventando quasi impossibile spostarsi senza la macchina Milano è una delle poche in cui si riesce a muoversi almeno un po' con i mezzi pubblici. A Roma, invece, la situazione è disastrosa.
Mentre faceva uscire il nuovo singolo, preparava un tour continentale e invitava a boicottare l’Eurovision, Robert Del Naja dei Massive Attack ha trovato anche il tempo di farsi arrestare a una manifestazione pro Palestina Stava manifestando a Trafalgar Square esponendo un cartello con su scritto «Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action».
Quest’anno in concorso al Festival di Cannes ci sono soltanto film lunghissimi Oltre la metà durano più di due ore, ben otto superano le due ore e mezza, ce n'è uno che arriva a tre ore e un quarto.

Joy in People

Jeremy Deller: retrospettiva di un artista che ha tentato a ridefinire il rapporto tra arte e pubblico

03 Luglio 2012

Molto è stato già detto e fatto nel campo dell’arte contemporanea ed è forse questo il motivo per cui vi è una diffusa tendenza, tra gli operatori del settore, a giustificare gli artisti che ripropongono i modelli estetici dominanti in corrispondenza dei flussi e riflussi del mercato. Perciò, quando si visita la retrospettiva di un artista come l’inglese Jeremy Deller, si può risultare spiazzati; la sua opera, infatti, oltre a essere anticorrelata con le mode in voga, sfugge categorie artistiche e strategie precostituite, coniugando un’attitudine all’indagine concettuale con un’anima pop al servizio di un obiettivo: la ridefinizione del rapporto tra arte e pubblico. In questo senso, è facile intravedere non una casualità dettata dalle circostanze ma un presagio nella sua scelta di realizzare la prima mostra a casa dei genitori, dove viveva, mentre questi erano in vacanza. Era il 1993, anno in cui l’attenzione del sistema artistico internazionale si rivolgeva agli YBA appena usciti dal Goldsmiths, e lui, che aveva studiato il Barocco e rifletteva su come questo stile artistico fosse servito alla Chiesa per riavvicinarsi alla gente dopo la Controriforma, era fuori dal circuito.

La retrospettiva “Joy in People” di Deller, al WIELS di Bruxelles fino al 19 agosto, ci riporta a questo inizio atipico e anarchico, in un atelier racchiuso tra le pareti domestiche, dove un’ironia pungente pervade foto, stendardi e scritte ispirate ad una cultura popolare e aneddotica. Subito all’esterno si dispiega una fila di poster coloratissimi con frasi estrapolate da canzoni degli Smiths, inviti alla Tate per mostre fittizie e altri goliardici esercizi mitopoietici orientati ad associare la cosiddetta “cultura di serie A” con un amalgama di proposte alternative ugualmente valide. Per Deller sembra non esserci distinzione, dopotutto, e queste prime sale sono un invito al pubblico a riconsiderare i propri parametri di giudizio, spesso spietati nei confronti di una cultura che rifiuta i lustrini e le raffinatezze del binomio moda – design, nè si assoggetta agli stereotipi pubblicizzati da riviste e programmi televisivi.

Le carte e cartoncini, con la loro estetica scarna e artigianale, si contrappongono ai memorabilia raccolti dall’artista per il re-enactement della Battaglia di Orgreave, in mostra nella sala successiva insieme alla documentazione video. Uno dei lavori più conosciuti di Deller, la Battaglia di Orgreave si ispira a un avvenimento della storia recente: la guerra civile imbastita tra minatori e forze dell’ordine nel 1984. Attraverso il re-enactement, l’artista propone la verità storica di coloro che vi presero parte, appositamente coinvolti nel progetto, prendendo le distanze dalla mistificazione che ne fecero i media per volere dell’allora primo ministro Margaret Thatcher. L’accento, ancora una volta, non è tanto sul contenuto – musicale, politico, sociale – dell’opera nè sul richiamo ad una dimensione collettiva o individuale: l’artista vuole coinvolgere il pubblico utilizzando in campo artistico le stesse leve della vita quotidiana e lo fa muovendosi liberamente tra molteplici atmosfere.

Proseguendo nella visita, in un gioco di rimandi contenutistici con la Battaglia di Orgreave, ci si ritrova a tu per tu con la storia di un uomo che è stato forzato dal padre a lavorare in miniera e ha trovato nel pugilato la sua realizzazione. Anche questa volta, Deller non si limita a presentarne la testimonianza, ma dispone un intero set con costumi drag, un murales celebrativo e un’intervista verità sulla falsariga di quanto proposto dai reality. In questo modo, assurge definitivamente il caos della vita contemporanea a struttura “informe” dell’opera d’arte, in antitesi con la tendenza attuale alla feticizzazione – e mercificazione – dell’oggetto artistico. Un caos che si riflette nella scelta di contenuti eterogenei, folkloristici e anche irriverenti, capaci di rendere la visita spassosa prima che rivelatoria e di provocare un cortocircuito al visitatore seriale di mostre di arte contemporanea, abituato agli astrusi rebus del post concettuale.

L’esposizione si chiude in modo circolare, tornando all’esperienza personale di Deller, che presenta le sue idiosincrasie come fossero un antidoto al dogma dell’artista specchio della società globale. Da un video 3-D dedicato alla sua ossessione per i pipistrelli, ripresi a migliaia in una cava del Texas, si giunge ad un ricco cabinet of curiosities con disegni, fotografie e progetti intitolato ironicamente “i miei fallimenti”. Al suo interno, c’è la raccolta delle proposte avanzate in occasione di bandi di arte pubblica, forse rifiutate per la mancanza dell’elemento celebrativo richiesto dalla committenza. Tra le più improbabili, l’immagine stilizzata di una bicicletta realizzata per promuovere la metropolitana di Londra. Nella didascalia, Deller spiega di essere stato avvisato che la sua idea poteva indurre confusione nell’utente, ma chiarisce subito la sua posizione: “il punto, in verità, era proprio quello”.

Jeremy Deller: Joy in People
WIELS, Bruxelles fino al 19 agosto 2012
La mostra viaggerà dopo all’Institute of Contemporary Art di Philadelphia
http://www.wiels.org

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