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L’Unicef ha pubblicato una guida per aiutare i genitori a spiegare la guerra ai bambini
La guida spiega come parlarne ai più piccoli non "isolandoli" dalle notizie, ma aiutandoli a capire la situazione, in base alla loro età.
«È vero che moriremo tutti?» è una delle domande spiazzanti che genitori, familiari e caregiver possono sentirsi rivolgere in questi giorni dai più piccoli, non immuni alle notizie drammatiche provenienti dai vari conflitti in corso nel mondo. Bambini e ragazzi assistono tanto quanto gli adulti all’evolversi di vari conflitti a livello internazionale e al loro racconto sui media, ma rispetto agli adulti spesso non hanno gli strumenti necessari per capire cosa sta succedendo, vivendo stati di angoscia e ansia. Per affrontare nel modo più sensibile possibile il tema delle guerre, Unicef ha appena aggiornato la sua guida al tema, che spiega ai più grandi come parlare ai bambini e ai ragazzi di tematiche tanto delicate, alleviando per quanto possibile la loro angoscia.
Il primo consiglio dell’Unicef è quello di tarare la propria risposta sull’età dell’interlocutore. Con bambini molto piccoli è possibile anche evitare di esporli direttamente alle notizie, dando poche e semplici informazioni in un linguaggio adeguato alle loro capacità di comprendere la situazione. Per i più piccoli, infatti, talvolta è complicato capire la differenza tra ciò che succede in un conflitto più o meno lontano nel mondo e la propria realtà: da qui la fatidica domanda «moriremo tutti?», perché si proietta sul proprio vissuto il pericolo imminente vissuto da altri bambini. Unicef raccomanda di utilizzare strumenti come libri, storie, video adatti all’età dei bimbi, facendo attenzione anche al linguaggio, evitando definizioni come “i malvagi”, “i cattivi” e, anzi, restituendo per quanto possibile la complessità della situazione, puntando piuttosto sull’empatia rispetto a quanti vengono ingiustamente colpiti dalle conseguenze della guerra.
Per i ragazzi il discorso è diverso: non vanno schermati dalle informazioni, ma guidati alla loro lettura e comprensione, spiegando loro che non tutto quello che trovano online è vero o affidabile. Data l’età, pre-adolescenti e adolescenti sono in grado di articolare meglio i loro sentimenti in merito a quanto sta succedendo, alle volte esprimendo forti reazioni di paura, rabbia e smarrimento. È importante che gli adulti non condannino la loro reazione emotiva e non mascherino la propria, prendendosi se necessario del tempo per fare i conti con le proprie ansie e paure, così da evitare di trasmetterle ai più piccoli. Unicef ricorda che i bambini percepiscono con grande chiarezza gli stati emotivi alterati degli adulti su cui fanno affidamento, specie se discordanti da quanto quegli stessi adulti esprimono a parole. Per tutti, poi, il consiglio è quello di porsi sempre come una figura di riferimento, pronta ad ascoltare timori e paure e a dare conforto e vicinanza quando bambini e ragazzi dimostrano di averne più bisogno.
La decisione del Comitato Olimpico contraddice anni di ricerche scientifiche commissionate dallo stesso Comitato Olimpico. E sta già avendo serie ripercussioni politiche, aggravando la situazione di una comunità già perseguitata.
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