L'ultimo, delirante attacco di Trump a Papa Leone XIV è solo il capitolo finale di una crisi che va avanti da tempo, tra minacce velate e inviti ignorati.
In un ipotetico glossario della guerra in Medio Oriente, contrassegnata dalla bulimia di content e dall’aridità dei negoziati, se c’è una parola che emerge su tutte è: «Inaccettabile». Inaccettabile è stata definita Giorgia Meloni da Donald Trump in una recente rivista al Corriere. Inaccettabili per la presidente del Consiglio sono state, invece, le parole del presidente Usa contro papa Leone XIV, accusato di sconfinare parlando di politica.
Ma il primo a usare questo aggettivo è stato il Pontefice stesso, commentando l’annuncio apocalittico dell’inquilino della Casa Bianca sulla «fine della civiltà» iraniana. Nessuno poteva prevedere il bluff, così alla fine anche il papa si è fatto trascinare in quel colosseo a porte aperte che è la politica di Trump. Quando il 13 aprile, alla vigilia del viaggio apostolico in Africa, il Pontefice ha risposto: «Io non ho paura dell’amministrazione Trump. Continuerò a parlare a voce alta del messaggio del Vangelo, quello per cui la Chiesa lavora» evitando cautamente di «entrare in un dibattito con lui», Papa Leone nell’arena della Casa Bianca ci era già entrato, ed è una novità. In questo primo anno da Pontefice l’americano Robert Francis Prevost, nato a Chicago e formatosi a Chiclayo, aveva usato prudenza, evitando nomi diretti, passando financo per reticente. Ma nel giro di pochissimi giorni, ha subito un glow up al punto che, per un attimo, in quell’uomo vestito di bianco stretto in una cabina passeggeri fra i giornalisti, pareva di intravedere l’immagine di Papa Francesco di dieci anni fa, quando di ritorno dal Messico, insinuò che Trump, allora candidato repubblicano alla presidenza, «non fosse un cristiano» a causa del suo progetto di costruire un muro al confine fra i Paesi.
Stavolta Trump ha alzato l’asticella dello scontro e, in un commento fiume sul social Truth, ha definito il Papa un «debole sulla criminalità e pessimo in politica estera», spiegando poi che «Leone dovrebbe essermi riconoscente perché, come tutti sanno, è stato una sorpresa scioccante. Non era in nessuna lista per diventare Papa ed è stato messo lì dalla Chiesa solo perché era americano, e si pensava che quello fosse il modo migliore per trattare con il Presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano». Lo stile di Trump è noto. Il Presidente degli Stati Uniti usa il social come uno sfogatoio, derogando vergognosamente da ogni etichetta istituzionale. Pensando di essere in un reality show, l’ex tycoon dimentica di vestire i panni del capo del Paese più potente al mondo, attaccando Bruce Springsteen, persino i suoi ex supporter Maga, come Candace Owens o Tucker Carlson.
Ciò che, invece, appare nuovo è l’interventismo di Leone XIV. Il 7 aprile, intrattenendosi con i giornalisti fuori da Castel Gandolfo, il Pontefice ha commentato l’apocalittico post di Trump sulla fine di una civiltà contro tutto il popolo dell’Iran con un appello al dialogo: «Vorrei invitare tutti a pregare, ma anche a cercare come comunicare, forse con i membri del Congresso, con le autorità, per dire che non vogliamo la guerra, vogliamo la pace! Siamo un popolo che ama la pace. C’è tanto bisogno di pace nel mondo!». Di fatto, con una dichiarazione di questo tipo, il Pontefice è entrato nei processi politici dello Stato americano come mai era successo prima d’ora.
Un Papa può fare politica?
E sappiamo bene come Trump, che ci tiene a sottolineare la vittoria schiacciante alle elezioni, non possa accettare un Papa politico, per di più statunitense e vicino al fronte democratico. Mischiando le carte, assoggettando l’elezione del Papa al suo volere, il Presidente degli Stati Uniti ha di fatto eletto il Papa a suo vero rivale alle elezioni di metà mandato. Papa Leone rappresenta, infatti, tutto ciò che Trump non è: difende i bisognosi, utilizza l’empatia che i Maga bollano come debolezza. Lo scorso 8 maggio, nel suo primo discorso dopo l’elezione al soglio pontificio, papa Prevost ha posposto alla parola pace l’aggettivo disarmata e disarmante, quasi a voler privare essa del binomio faith-fight costitutivo dell’armageddon trumpiano. In nome del Vangelo, Papa Leone rappresenta un’America dall’anima diversa da quella teologia della prosperità veterotestamentaria Maga, che attinge ai profeti della liberazione, la quale, timidamente apparsa nel primo mandato come fondamentalista, a partire da quest’anno ha preso una forma nuova. Lo abbiamo visto il 5 marzo scorso quando dallo Studio Ovale della Casa Bianca è stato trasmesso un video dove i leader evangelici erano stati invitati in un incontro organizzato da Paula White Cain, capo dell’Ufficio per la fede della White House, per invocare benedizioni su Trump, incurante della coerenza mentre malediceva il Medio Oriente con l’offensiva nota come operazione «Epic fury» Ed è questa epica, questo racconto ai limiti del romanzo, che Trump ha infranto, attaccando il Pontefice, che per i cattolici rappresenta il vicario di Cristo.
Trump avrebbe potuto far correre l’uscita inusuale del Papa sull’appello politico alla pace dello scorso 5 aprile. Avrebbe potuto bypassare il duello fra morte e vita della prima Pasqua celebrata da Leone, che ha citato l’invettiva di Isaia contro chi fa la guerra: «Inutilmente pregate. Dio non ascolta chi ha le mani sporche di sangue». Ma l’udienza a porte chiuse tra Papa Leone e l’ex consigliere di Obama, David Axelrod, democratico, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: «Incontra “simpatizzanti di Obama come David Axelrod, un PERDENTE della sinistra (i virgolettati sono di Trump, ndr), uno di quelli che volevano far arrestare i fedeli e il clero. Leone dovrebbe rimettersi in carreggiata come Papa, usare il buon senso, smettere di compiacere la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un grande Papa, non un politico» ha scritto su Truth, ed è da quest’ultima chiosa che si dovrebbe partire.
In molti, non solo Trump, hanno visto nell’incontro privato un endorsement politico ai democratici, al punto tale che Terry Collins e Phillip Bailey, di USA Today si sono domandati provocatoriamente se Leone voglia correre per la Casa Bianca in futuro. Come ha detto Harry Enten della Cnn, «è probabile che Trump sia geloso di Papa Leone». Mostrando gli indici di gradimento dei due leader, Leone gode di 32 punti di percentuale di consenso in più contro Trump, che ha perso il 12 per cento del gradimento. L’immagine della slide mostrata alla Cnn, dove il Papa Usa e il Presidente Usa sono affrontati, parla da sola: «Penso che il Presidente abbia commesso un grosso errore prendendo di mira il ragazzo più popolare degli Stati Uniti» ha puntualizzato Enten.
Un Presidente può prendersela col Papa?
Il motivo alla base è che Trump sta perdendo il consenso dell’elettorato cattolico. Sulla base degli exit poll di Cnn e Fox News, nel novembre 2024 Donald Trump godeva, rispetto alla rivale democratica Kamala Harris, del 20 per cento in più del consenso fra gli elettori cattolici. Allora certo pesava l’antipatia dei cattolici verso l’ex procuratrice generale della California, che aveva sostenuto il Reproductive FACT Act pro aborto, e l’Equality Act, un disegno di legge che limitava la libertà religiosa nelle scuole cattoliche. Ma malgrado la fiducia cattolica dei cosiddetti Stati in bilico, come la Pennsylvania, il consenso di Trump fra i cattolici si sta erodendo. I dati parlano di un crollo del 24 per cento fra gli elettori che lo hanno riportato alla Casa Bianca e attaccare il Papa non farà migliorare questi dati, anzi, ne accelererà il peggioramento.
Lo spettro della retrocessione e i fronti di guerra hanno acuito un senso di disagio verso una prosperità finora soltanto promessa. Mancava una trincea morale, e Trump l’ha aperta affrontando a muso duro un Papa statunitense. Ma nella veemenza di Trump c’è qualcos’altro di imperdonabile, e lo ha spiegato Christopher Hale nel suo blog Letters from Leo: «Trump ha pubblicato due tweet: uno che ha fatto infuriare i cattolici e uno che ha fatto infuriare gli evangelici. Ha cancellato il tweet che ha fatto infuriare gli evangelici. Quello che prendeva in giro Papa Leone XIV è rimasto online»
C’è solo una spiegazione per questa scelta: i cattolici MAGA non hanno alcuna influenza sul Trump. Un anno fa, infatti, il Presidente Usa non ha avuto remore nel pubblicare, in pieno clima da Conclave, un’immagine di sé stesso vestito da Papa. Ai funerali di Papa Francesco, Trump non si è fatto scrupoli a collocarsi, a pochi passi dalla salma esposta di Papa Francesco, per discutere con Volodymyr Zelenskyy della guerra in Ucraina. Allora come ora, per l’ex tycoon i cattolici sono solo uno strumento per accrescere il consenso, e lo dimostrano personalità chiave della sua amministrazione, come il Vicepresidente, cattolico, JD Vance, sempre pronto a scendere in difesa del suo Presidente. Vance, peraltro, dimostra che ai cattolici Usa poco importa dissentire per esempio dai vescovi americani: i dodici anni di Francesco, reputato un Papa terzomondista, hanno allentato l’ascendente di Roma su Washington e i cattolici. Ma Trump non ha considerato che attaccare un Papa di Chicago e pubblicare una immagine di sé come Cristo poco dopo, avrebbe turbato anche gli evangelici.
La sovranità cristocentrica di Trump, cioè la credenza che il Presidente sia imperatore e Cristo è, per dirla come scrisse Ernst Kantorowicz ne I due corpi del re, il tentativo di attribuire immortalità all’individuo come re, considerato cioè dal punto di vista del suo supercorpo. Quell’immagine ha spinto molti suoi sostenitori a considerarlo l’Anticristo, la figura che nella teologia fondamentalista presagisce la fine dei tempi: «È più di una bestemmia, è lo spirito dell’Anticristo» ha twittato su X l’ex membro del Congresso, Marjorie Taylor Greene. Esponenti di destra come il podcaster Clint Russell stanno prendendo le distanze: «In 18 mesi sono passato dal votare per Trump a considerare la possibilità che sia l’Anticristo». Joel Webbon, pastore texano, si è spinto addirittura oltre: «Credo sinceramente che Trump sia attualmente posseduto dal demonio» ha twittato. Il conservatore Tucker Carlson, che nel 2024 era fra coloro che salutavano Trump scampato a un attentato come un intervento divino, oggi nutrono grossi dubbi sulla cristianità dell’amministrazione».
Lo scontro con il Papa, malgrado difese blande come quelle di Vance, sta segnando una crepa nuova nel movimento MAGA. Solo che nell’arena non c’è solo una questione politica in gioco, ma anche una questione di fede, a cui la stessa politica resta soggetta. Per questo motivo Trump ha dovuto cancellare l’immagine di sé stesso ritratto come Cristo taumaturgo, rivendicando sé stesso come medico, guaritore d’America. Ma attaccando Papa Leone, il primo Papa statunitense della storia, Trump ha eletto il suo rivale alle elezioni di metà mandato, l’ennesima occasione per testare chi è con lui o contro di lui.
L'ultimo, delirante attacco di Trump a Papa Leone XIV è solo il capitolo finale di una crisi che va avanti da tempo, tra minacce velate e inviti ignorati.
È stato l'ultimo a incontrare Papa Francesco prima che morisse. Era lì mentre naufragava la trattativa tra Usa e Iran. Ed era stato anche in Ungheria a fare un comizio per Orbán. Sono tre indizi, cioè una prova.
La capitale al momento è deserta: per strada non c'è quasi nessuno, ci sono poliziotti e soldati ovunque, in attesa dell'arrivo delle delegazioni di Usa e Iran.
Il problema è che, secondo l diritto internazionale, non si può imporre un pedaggio in acque internazionali. Ma sia Iran che Usa hanno promesso di farlo.
La National Association for the Advancement of Colored People ricorrerà a questa misura estrema, usata, e solo in parte, in altri tre casi nella storia.
