Tailoring Legends e gli 80 anni di Brioni

Dal debutto nel 1945 a Roma fino a oggi, da Clark Gable a Bret Easton Ellis, vi raccontiamo la mostra organizzata al Chiostro del Bramante per celebrare la storia del brand.

27 Novembre 2025

La prima volta che Brioni mandò in scena uno dei suoi tuxedo, non fu in un’occasione a caso: si era a Firenze, durante la sfilata nella sala bianca di Palazzo Pitti nel 1952, una data che per ogni storico di moda è impressa nella memoria, considerato che si posiziona esattamente in quel momento e in quel luogo, la nascita del Made in Italy. Sotto le luci degli undici lampadari in cristallo di Boemia per cinque afose giornate di luglio sfilarono le collezioni di alta moda di brand come Antonelli, Capucci, Carosa, Ferdinandi, Giovanelli Sciarra, Maruccelli, Vanna e Veneziani, insieme a brand di sartoria maschile come Nazareno Fonticoli & Gaetano Savini, ossia i fondatori di Brioni. 

L’inviato de Il Corriere della Sera Raffaele Calzini ne scrisse addirittura in terza pagina, una rarità assoluta per un evento del genere, che suona eccezionale anche oggi, e che però restituisce la grandiosità di quel momento, che trasformò l’Italia da un paese di botteghe in una potenza industriale del settore: «Stavano i compratori americani, i rappresentanti della stampa internazionale, i sarti, le sarte, gli invitati come la signora Churchill, tutto un curioso mondo elegante e competente, critico e raffinato, bottegaio e aristocratico, disposti per tre file sui quattro lati della sala rettangolare, tutta cincischiata di stucchi come una bomboniera di bisquit». Un momento architettato dall’imprenditore fiorentino Giovan Battista Giorgini di cui sono rimasti dei video in bianco e nero presentati durante la mostra Tailoring Legends, andata in scena a Roma al Chiostro del Bramante la scorsa settimana, per festeggiare gli 80 anni di Brioni, dal debutto nel 1945 proprio nella Città Eterna.

Una mostra divisa in tre aree, tra le postazioni dedicate alla storia e ai materiali d’archivio – tra cui il video di sopra ma anche la targa del primo negozio Brioni in via Barberini a Roma. Non mancano una selezione di tessuti e capi divenuti parte della grammatica del brand, così come i sarti all’opera nella creazione dei look fluidi dall’attitudine dégagé che poi costituiranno la trama di quella che diverrà la sartoria romana, dotata di una sua identità distinta da quella delle scuole napoletane e milanesi. Uno stile inizialmente “su misura” che sarà adottato con entusiasmo dalla vecchia Hollywood, sia con sfilate divenute leggendarie – come quella allestita nelle fontane del Waldorf Astoria di New York, con uomini e donne elegantemente vestiti, seduti a tavolini piazzati dentro le fontane, immersi fino alle caviglie nell’acqua – che poi con l’adozione di celebrities attratte da questa sprezzatura tutta italiana. Nel passato Rock Hudson, John Wayne e Clark Gable si sono fatti ritrarre in visita a Roma dove erano andati direttamente nella sartoria di Via Barberini, per farsi realizzare abiti e camicie dalla premiata coppia di Fonticoli e Savini. Abiti la cui lavorazione è prescritta ancora oggi in maniera assai precisa, secondo le tradizioni dell’atelier: ogni capo richiede oltre 30 misurazioni, più di 18 ore di lavoro e oltre 6000 punti cuciti a mano da 220 mani esperte. E in effetti di essere in possesso non tanto di un brand di abbigliamento quanto di un’eredità non scritta eppure preziosa, è consapevole l’amministratore delegato del brand Federico Arrigoni, che ha dato inizio alla serata brindando insieme a 80 ospiti: «Celebriamo un’eredità. Ottant’anni fa, a Roma, nacque Brioni, e da allora ha definito il significato di eleganza maschile per generazioni. Ma questa sera non guarda soltanto al passato: è un passo verso il futuro».

Anche i fondatori, in realtà, l’occhio al futuro lo hanno sempre avuto, pure se erano gli anni del Dopoguerra e del conseguente boom economico e costava poca ansia pensare al domani: nel 1959 Fonticoli e Savini, già consapevoli dell’arrivo della produzione seriale – e quindi del ready-to-wear come succedaneo più democratico dell’Alta Moda – inaugurarono il primo atelier sartoriale di produzione industriale a Penne, in Abruzzo. L’anno dopo firmarono il completo bianco indossato da Mastroianni sul finale de La Dolce Vita, un traguardo ricordato da dei video proiettati all’interno del Chiostro rinascimentale progettato da Donato Bramante. Oggi quell’eredità di cui Arrigoni parlava, viene trasmessa attraverso la Scuola di Sartoria, fondata nel 1985, che ha contribuito negli anni a formare i professionisti che hanno portato avanti quella tradizione (anche) cinematografica. E in effetti dei tuxedo di Brioni si è servito lo 007 più famoso del grande schermo, negli anni nei quali è stato interpretato da Pierce Brosnan (GoldenEye, Il mondo non basta, La morte può attendere, Il domani non muore mai). Una mitologia che non poteva che attrarre il più cinematografico degli scrittori contemporanei, Bret Easton Ellis, che ha firmato la prefazione del libro Tailoring Legends edito nel 2022 da Assouline. Al suo interno lo scrittore losangelino racconta di aver comprato per la prima volta un completo del brand quando stava tornando a vivere a LA dopo una decade a New York, arrivato ai quaranta e di fronte alle sfide della vita, che per Ellis erano ovviamente un libro che non era diventato poi un film e un amore promettente iniziato e poi amaramente finito. Indosserà quel completo, che all’inizio gli era sembrato assai semplice, a uno di quei cocktail nel giardino di qualche villa losangelina, benedetta dal favore della golden hour, rendendosi conto che «c’era qualcosa in quel completo di Brioni che enfatizzava la libertà che stavo sperimentando, incarnandola. (….) E in certi giorni, in certi momenti, è essenzialmente un promemoria non di quanto andò per il verso sbagliato, ma di quanto andò facilmente per il verso giusto. Divenni l’uomo che non avevo mai saputo di voler diventare».

Il ritorno della Napoleon Jacket non è l’ennesimo trend nostalgico ma un altro, preoccupante messaggio politico

In molti l'hanno riscoperta dopo averla vista addosso al nuovo Presidente ungherese, Péter Magyar. Ma questo capo ha una storia antica, che parte dalle campagne napoleoniche, passa per l'indie sleaze e arriva fino a oggi, ai simboli del nuovo nazionalismo.

Stefano Gabbana lascia la presidenza di Dolce&Gabbana

In una nota riportata oggi si specifica che la scelta del co-fondatore del brand nato nel 1985 non avrà però alcun impatto sul suo contributo creativo al gruppo.

Leggi anche ↓
Il ritorno della Napoleon Jacket non è l’ennesimo trend nostalgico ma un altro, preoccupante messaggio politico

In molti l'hanno riscoperta dopo averla vista addosso al nuovo Presidente ungherese, Péter Magyar. Ma questo capo ha una storia antica, che parte dalle campagne napoleoniche, passa per l'indie sleaze e arriva fino a oggi, ai simboli del nuovo nazionalismo.

Stefano Gabbana lascia la presidenza di Dolce&Gabbana

In una nota riportata oggi si specifica che la scelta del co-fondatore del brand nato nel 1985 non avrà però alcun impatto sul suo contributo creativo al gruppo.

Renato Montagner ha trovato la formula per mettere assieme ingegneria, design, moda, tecnologia e artigianato, tutto in paio di occhiali

Siamo stati a La Chaux-de-Fonds, in Svizzera, nella manifattura in cui è nata la nuova collezione TAG Heuer Eyewear sviluppata con Thélios, il polo eyewear di LVMH. E abbiamo scoperto l'infinità di dettagli che servono a costruire un paio di occhiali davvero eccellenti.

Grazie al Diavolo veste Prada 2, Anna Wintour è finita per la prima volta sulla copertina di Vogue assieme alla sua alter ego Miranda Priestly, cioè Meryl Streep

Per l'occasione si è fatta intervistare da Greta Gerwig, mentre l'attuale direttrice di Vogue faceva da stenografa.

Jacquemus sta finanziando il restauro della Fontana del Bagno delle Ninfe di Versailles

Si tratta di una fontana XVII secolo il cui restauro richiederà un anno di lavori. Il designer torna così nella reggia francese, dove aveva già ambientato due sue sfilate.

Hermès ha creato un videogioco in realtà aumentata per far andare a cavallo anche chi non sa andare a cavallo

Il videogioco è stato presentato durante Saut Hermès, un concorso di equitazione (reale e non virtuale) che il brand sponsorizza da tempo.