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Al Met c'è una mostra dove vengono esposti solo quadri di nuvole Il Metropolitan Museum di New York ricostruisce, con dipinti, disegni e fotografie, come artisti e scienziati hanno rappresentato il cielo tra l'inizio dell'Ottocento e gli anni Venti del Novecento.
Un’artista ha realizzato un film su Luigi Mangione fatto solo di soli post su Luigi Mangione Si chiama «Deny, Defend, Depose», dura trenta minuti e Stanya Kahn ha cominciato a raccoglierne il materiale la mattina stessa dell'omicidio di Brian Thompson, andando avanti per più di un anno.
Abbiamo scoperto che in Avengers: Doomsday c'è anche Sandra Hüller solo grazie a Reddit Marvel non l'ha mai annunciato, ma il profilo di una stuntwoman britannica e un commento su Reddit indicano che l'attrice di «Anatomia di una caduta» è nel cast del prossimo film degli Avengers.
La Norvegia è il primo Paese a vietare l’uso degli smart glasses negli spazi pubblici Niente smart glasses in parchi, spiagge, musei, centri commerciali, scuole, asili, strutture sanitarie, palestre ed eventi pubblici, così ha deciso il governo norvegese.
Quella volta in cui chiesero alla neo Premio Nobel Anne Carson che libri nuovi stesse leggendo e lei rispose che non legge libri nuovi ma solo «libri usciti nel 500 a.C.» E non a caso ha vinto il Nobel per la Letteratura (anche) per il modo in cui è riuscita a costruire «un dialogo giocoso con la tradizione classica».
Maricarmen Abascal è morta a 87 anni in una stanza d’ospedale. Ha passato gli ultimi sei anni della sua vita a lottare per non essere sfrattata dalla sua casa Ci era entrata nel 1956, con il padre e la madre, e aveva sempre pagato l'affitto. Quando le dissero che doveva andarsene, rispose che avrebbe lottato fino alla fine.
Due creator hanno lanciato una app per scoprire tutti i posti strani e inquietanti del mondo prima che spariscano per sempre «Siamo gemelli e vi aiutiamo a trovare destinazioni strane e sconosciute», così i creator Bodhi e Kai hanno presentato Deep Spot, «la mappa più figa del pianeta».

Soccer, questo (ex) sconosciuto / 2

Stato dell’arte del calcio Usa: tra un Beckham che parte e un Henry che arriva, hanno imparato o no?

07 Novembre 2011

Sono passati quattro anni da quando David Beckham lasciò il Real Madrid per i Los Angeles Galaxy. Dopo due parentesi italiane, pare sia l’ora per Becks di tornare in Europa, nel “calcio che conta”, sponda Paris Saint Germain. Ma siamo sicuri che il calcio a stelle e strisce sia ancora così in ritardo rispetto a quello europeo?
Pubblichiamo una mini inchiesta in due puntate su quello che è stato, quello che è diventato e, forse, quello che sarà il fenomeno soccer. La prima puntata è uscita giovedì 27 ottobre e si può leggere qui.

Gazzetta dello Sport, qualche giorno fa: articolo (con tanto di commenti numerosi nella versione on line) sulla vittoria dei Los Angeles Galaxy contro i New York Red Bull. Beckham contro Henry, anche. I galattici a stelle e strisce arrivano in finale di conference, ad attenderli il Real Salt Lake City (la partita si è giocata nella notte), e la notizia comincia a fare breccia anche nella stampa sportiva nostrana. Sarà il fascino degli sfidanti ex stelle del calcio europeo, sarà che l’attacco di Los Angeles farebbe comodo a molte squadre del vecchio continente anche discretamente ambiziose (Beckham, Donovan, Robbie Keane), saranno molte cose. Ma il fatto che “soccer” non sia più una brutta parola ma stia avvicinandosi alla dignità di quell’altra, sacra per noi europei o sud americani, football, è evidente. Per capire la crescita del fenomeno, meglio riprendere le fila del discorso precedentemente interrotto. Siamo nel marzo 1996, il Brasile è campione del mondo da due anni, il fantasma del rigore di Baggio ancora non ci fa dormire la notte, e non ci accorgiamo che dall’altra parte dell’Atlantico è in corso una piccola rivoluzione sportiva. Nasce la Major League Soccer, il campionato professionistico nord americano, con dieci squadre partecipanti. Una condizione imposta dalla Fifa alla federazione statunitense per l’assegnazione della World Cup del ’94, dal momento che non esisteva una lega “pro” dal lontano 1984. Continui contrasti tra campionato, squadre e organi federali, gestione pessima del capitale e investimenti poco coraggiosi: tutto quello che aveva caratterizzato i precedenti anni del soccer doveva essere eliminato, e il primo passo verso il futuro fu la nomina di Alan Rothenberg a presidente della United States Soccer Federation, l’uomo che dal 1990 al 1998 tenne le redini del calcio statunitense contribuendo in maniera fondamentale a gettare delle solide basi, sportive e commerciali, per quello che è oggi uno degli sport più seguiti degli Usa.

Sì perché nella patria dei quarterback, dei prima linea, dei battitori e delle ali grandi e piccole, il terzini e le mezz’ale si stanno facendo largo in maniera seria. I dati riguardanti il pubblico delle ultime due stagioni sono eloquenti: la Mls supera Nba e Nhl, con più di 18.000 spettatori di media per ogni match. Per i trentamila del baseball e i quasi settantamila del football (quello americano, quello con la palla ovale) la strada è lunga, ma è evidente che il business gira nel modo giusto. Così come è evidente che la strategia basata sull’acquisto di giocatori europei e sudamericani per invogliare i cittadini Usa ad appassionarsi al “beautiful game” sta dando i suoi frutti. A livello giovanile il soccer è il secondo sport più praticato, secondo solo alla pallacanestro, e non è improbabile che molti dei genitori che spingono oggi i figli verso il pallone siano a loro volta i figli del boom degli anni ’70, a loro tempo ragazzini rimasti folgorati da Best, Pelé e Beckenbauer.
In più, negli ultimi anni, i problemi economici assomigliano sempre più a un fantasma del passato: è dal 2006 che gli investimenti nella Major League Soccer superano il miliardo di dollari, e c’è di più. La maturazione dello sport, specialmente dal punto di vista finanziario, è evidente anche considerando il dato riguardante gli stadi: se in principio tutte le squadre giocavano in impianti dedicati ad altri sport (leggi Nfl), dal 1999 sono sempre più numerosi i team che costruiscono stadi di proprietà da utilizzare solamente per il soccer. I primi, dodici anni or sono, furono i gialloneri del Columbus Crew, Ohio, seguiti dai Los Angeles Galaxy nel 2003 (Home Depot Center), dal Pizza Hut Park del Dallas FC nel 2005 e da molti altri, fino all’ultima squadra ad essere entrata in franchigia, il Portland Timbers con un nuovissimo Jeld-Wen Field. I nomi sono quel che sono, e da italiani siamo ben abituati a tenere più in considerazione la nomenclatura di un rettangolo verde rispetto a quella di una cattedrale, ma la tradizione dello sport, in quello che è ancora un Nuovo Mondo, è ancor’oggi embrionale, e vendere l’immaginario di un possibile teatro di gloria e successi è allora un normale modo di aumentare gli introiti. It’s the economy, stupid.

Un altro dato che evidenzia lo stato di salute del calcio d’America è il risvolto televisivo (televisione, inutile dirlo, è una parola che fa spesso e volentieri rima con guadagno) dell’effetto Beckham. Dal 2007, anno di arrivo dello Spice Boy, il rapporto del piccolo schermo con la Mls è cambiato regolarmente: se per tutti gli anni precedenti era la Federazione a pagare i network per trasmettere le partite, la Becks revolution ha indotto le maggiori reti (Espn, Espn2, Abc, più i canali in castigliano come Univision, Galavision, TeleFutura) ad acquistare i diritti di riproduzione televisiva, per di più live – e se il concetto di “diretta” pare a noi del tutto naturale, non lo è negli Usa, almeno per quanto riguarda il calcio.
I proprietari delle diverse squadre vanno poi diversificandosi, e se prima la AEG (Anshutz Entertainment Group) possedeva buona parte del pacchetto squadre della Major League Soccer (sei per la precisione), ora mantiene solo i LA Galaxy e la Houston Dynamo, e i 19 team che parteciperanno al campionato nel 2012 (si aggiungerà il Montreal) apparterranno a ben 17 diversi owners.

La possibile (probabile?) partenza di David Beckham per far ritorno alla culla europea può esser vista come l’ennesimo dato incoraggiante per la salute e la competitività del soccer: un campionato che non viene più visto come il dorato punto d’arrivo di una carriera già vissuta “al massimo”, ma un normale passaggio nella carriera di un calciatore. Certo ci sono ancora molte bizzarrie made in the Usa, come la difficile assimilazione del concetto di pareggio (gli shootout in ogni match furono aboliti nel 2000, il golden goal nel 2003) o l’utilizzo di un countdown a tempo effettivo, ma le proverbiali rose sono decisamente già fiorite, e c’è anzi già qualcosa che potremmo imparare noi, gli inventori del Giuoco Calcio. Lo stipendio annuale del giocatore più pagato della Mls (Beckham, again) rappresenta solo un terzo di quello di Eto’o o di C. Ronaldo, e quello di Henry è la metà di quello di Terry, Ribery, Xavi o Gerrard, che non rientrano nemmeno tra i primi cinque più pagati calciatori del vecchio mondo. In una maniera o nell’altra, ci troveremo comunque a “voler fa’ gli americani”.

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