Dalla scorsa settimana stanno succedendo strani fatti attorno alla base di Fairford. Adesso, ad aggiungere stranezza a stranezza, c'è anche un'insolita decisione degli Usa.
Il sindaco di Saint-Denis Bally Bagayoko è sceso in piazza con gli studenti francesi e li ha protetti dalle cariche della polizia
Ma non è un caso isolato, il suo: vista la violenta repressione, sono tanti gli adulti che stanno proteggendo, con il loro corpo, i manifestanti.
Completo grigio, cravatta scura, braccia aperte davanti agli studenti. Nelle immagini girate martedì al corteo di Parigi, Bally Bagayoko parla, gesticola, invita alla calma, e poco dopo, in un altro video realizzato dal reporter freelance Enzo Rabouy, lo si vede mentre viene allontanato dalla manifestazione, mentre intorno la situazione si fa sempre più tesa. Il sindaco di Saint-Denis è diventato in pochi giorni il politico più apprezzato dal nuovo movimento studentesco francese, a forza di presentarsi davanti ai licei bloccati, accanto ai ragazzi e spesso davanti alle forze dell’ordine, finendo anche in mezzo al fumo dei lacrimogeni.
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Come scrive Le Monde, lunedì (5 ottobre) a Lens un 15enne ha perso una mano dopo essere stato colpito da una granata, a Tours un 16enne ha perso un occhio con ferite che secondo la procuratrice Catherine Sorita-Minard sono compatibili con un colpo di lanciagomme (un dispositivo in dotazione alla polizia francese che spara proiettili di gomma non letali), e a Saint-Ouen-l’Aumône un quattordicenne, Eden, è stato colpito al viso da un lacrimogeno sparato a bruciapelo da un agente che da martedì è indagato per violenza aggravata da parte di un pubblico ufficiale. Nei cortei sono comparsi cartelli con scritto «Fondi, non moncherini» e «Occhio per occhio, dente per dente», e a Parigi si è sfilato al grido di ACAB. A Rennes quattro 16enni hanno raccontato, sempre a Le Monde, il blocco davanti al loro liceo a inizio ottobre: «La polizia antisommossa è arrivata dal nulla, ha caricato e ha lanciato gas lacrimogeni contro tutti. Ci hanno inseguito come se si divertissero» dice Salomé. «Non dovremmo avere paura della polizia a 16 anni» aggiunge Emma. Da quella rabbia è scaturita la decisione degli adulti a mettersi in mezzo: martedì mattina nel 20° arrondissement di Parigi, davanti al liceo Hélène-Boucher, genitori, sindacalisti della CGT (Confédération générale du travail) e attivisti della Lega per i diritti umani con il bracciale bianco hanno formato una catena umana tra i ragazzi e una colonna di gendarmi in assetto antisommossa.
La giornata di martedì, terzo atto del movimento, ha portato in piazza 266 mila persone secondo il Ministero dell’Interno e 450.000 secondo gli organizzatori, manifestazione conclusasi con 488 arresti. Le lezioni sono state sospese in tutto o in parte in 891 delle 3700 scuole superiori del Paese, e circa il 40 per cento degli istituti di istruzione superiore pubblici hanno dovuto interrompere l’attività didattica. Le chiusure decise dalle prefetture non hanno fermato la protesta, però, e il movimento si è allargato a scuole che prima non avevano aderito, compreso il liceo privato Massillon, nel centro di Parigi, uno dei più ricchi e privilegiati del Paese. Le motivazioni restano quelle dei licei di Saint-Denis: classi da 36 alunni, aule a 40 gradi durante le ondate di calore, insegnanti che mancano, edifici che perdono acqua, e la riforma di Parcoursup, la piattaforma che gestisce le ammissioni all’università.
Nel pomeriggio il primo ministro Sébastien Lecornu ha detto all’Assemblea nazionale che il malcontento e l’ansia degli studenti sono reali e vanno ascoltati con grande umiltà, pur combattendo lo sfruttamento politico della protesta, e non ha annunciato misure. «Continueremo a bloccare le strade finché non ci saranno 10 miliardi di euro sul tavolo» ha detto in risposta Suzanne Nijdam, presidente della FAGE, la maggiore organizzazione studentesca, che il 5 ottobre ha pubblicato insieme ai liceali dieci misure d’emergenza. Per ora, dice, non ne hanno ottenuta nessuna.