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Perché l’esibizione dei Maroon 5 al Super Bowl è stata un fallimento

Conclusa la 53esima edizione del Super Bowl, molte riviste musicali si sono ritrovate concordi nel bocciare l’esibizione dei Maroon 5 nell’halftime show dell’evento. Pitchfork, in particolare, elenca i motivi per cui quello della band statunitense può essere considerato un fallimento: anche se in linea teorica la scelta appariva sensata, considerate hit quali Moves Like Jagger o la più recente Girls Like You, oltre al successo riscosso dal frontman Adam Levine (anche) in qualità di designer e coach per The Voice, va detto innanzitutto che i Maroon 5 erano un ripiego, chiamati all’ultimo dopo che altre star avevano rifiutato di partecipare alla finale della NFL, in polemica proprio con la lega professionistica del football che, da due anni, ha emarginato l’ex quarterback dei San Francisco 49ers Colin Kaepernick (licenziato nel 2016 per essersi inginocchiato durante l’esecuzione dell’inno nazionale): Rihanna, Cardi B e Jay Z avevano declinato l’invito, dichiarando di «sostenere Kaepernick». In secondo luogo, secondo il portale la performance del gruppo è stata disastrosa, a cominciare dall’inizio scandito dal loro primo singolo in assoluto, Harder to Breathe, definito «un pessimo binomio di accordi pop-funk e testi stentati»; il secondo brano, This Love, è stato stroncato per le debolezze nell’esecuzione dal vivo, come anche la citata Girls Like You, per cui i Maroon 5 hanno deciso di affidare le rime che, nell’originale, intona Cardi B a due cori “minori”.

Critiche più o meno simili vengono riservate agli altri brani dello show, bersagliati per la debolezza delle parole, la resa sonora, l’accompagnamento della band alla voce di Adam Levine; quest’ultimo, poi, è stato preso di mira per la gestualità goffa e il look: è passato dal torso nudo («sembrava una specie di matrioska degli spogliarellisti di Magic Mike») a canotte e giacche da baseball ricamate. Secondo Pitchfork, il flop dei Maroon 5 evidenzia inoltre l’incertezza che circonda lo spettacolo in sé, con le alternative tra potenziali headliner sempre più ridotte, a causa dei big alternatisi sul palco negli anni e della riluttanza di altri, tra cui Taylor Swift o Kelly Clarkson, a partecipare, mentre i nomi di punta della scena country, pur popolari negli Stati Uniti, non godono dell’enorme seguito garantito dalle popstar.

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