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La Giornata nazionale della meraviglia e la Giornata nazionale del riciclo della carta hanno messo a dura prova la pazienza di Sergio Mattarella
Dopo aver firmato una legge che istituisce l'una e l'altra, il Presidente della Repubblica ha invitato la politica a darsi una regolata perché queste giornate stanno «vertiginosamente aumentando».
C’è un’Italia che non dorme mai, ed è quella che ogni mattina si sveglia e deve ricordarsi di celebrare qualcosa. Lo ha fatto notare Sergio Mattarella, che ha promulgato la legge sulla Giornata nazionale del riciclo della carta accompagnandola però con una lettera ai presidenti delle Camere, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, in cui osserva che le leggi di questo tipo stanno «vertiginosamente aumentando», e senza un criterio che faccia capire perché e percome si istituisce una nuova Giornata nazionale. Come riporta l’ANSA, le giornate nazionali sono ormai 51, e nelle ultime tre legislature ne sono state approvate 36, 20 soltanto in quella attuale. Pochi giorni prima il Presidente della Repubblica aveva firmato anche la legge che istituiva la Giornata nazionale della meraviglia, che a questo punto suona meno come una ricorrenza e più come lo stato d’animo di chi prova a leggere l’elenco completo delle Giornate nazionali attualmente esistenti nel calendario civile italiano.
Perché il calendario civile italiano somiglia sempre più a una di quelle bacheche di sughero piena di post-it appiccicati lì nel disperato tentativo di ricordarsi tutto ciò che, diciamoci la verità, ci si potrebbe pure non ricordare. Accanto alle date che hanno un peso storico evidente – il Giorno della Memoria, il Giorno del Ricordo, Giorno della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi, la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia di coronavirus, la Giornata della memoria per le vittime del terremoto dell’Aquila e delle calamità naturali, la Giornata nazionale in memoria delle vittime dei disastri ambientali e industriali – ne sono spuntate parecchie dal profilo più, diciamo così, eclettico.
Come ricostruisce LaPresse, esistono la Giornata degli abiti storici l’11 novembre, quella del silenzio (il 17 settembre), quella della ristorazione (ogni terzo sabato di maggio), quella del patrimonio caseario italiano (in discussione al Senato), quella del panettone italiano (in discussione alla Camera, ma si è già scelta la data perfetta: il 24 luglio, per «destagionalizzare il prodotto e promuoverlo oltre il periodo natalizi»), quella del merito pubblico (in discussione alla Camera, presentata dalla Fondazione Nazionale Cavalieri di Gran Croce e dall’onorevole Nazario Pagano), quella per il diritto al divertimento in sicurezza (8 dicembre), quella del consumo consapevole dei prodotti di qualità (in discussione alla Camera, si punta a festeggiarla il 12 luglio), quella della cittadinanza digitale (il 22 ottobre), quella del formatore (il 14 settembre), quella degli antichi mestieri (in discussione alla Camera, secondo i proponenti sarebbe bello festeggiarla il 13 marzo, immaginiamo perché le date libere ormai quelle sono) , quella dell’ecospiritualità (in discussione alla Camera) e quella della cultura motociclistica (in discussione alla Camera, sarebbe bello farla coincidere con il World Motocycle Day, cioè il 21 giugno, sperando che nel frattempo non arrivi qualcuno a proporre la Giornata Nazionale del solstizio d’estate). E, poi, quelle che hanno fatto stizzire Mattarella: la Giornata della Meraviglia e quella del riciclo della carta.
Il fatto è che queste giornata non bisogna soltanto ricordarsele, non basta segnarle sul calendario: bisogna pure festeggiarle, nonostante siano giorni lavorativi come tutti gli altri (almeno costituissero giorni di festa, ma a quel punto il sistema produttivo del Paese ne risentirebbe gravemente). E mettetevi nei panni di un pubblico ufficiale, di un dipendente statale, di un insegnante che deve trovare una maniera di festeggiare la Giornata della cultura motociclistica (si portano le classi all’autoscontro? Ma questo non sarebbe più indicato per la Giornata nazionale della cultura automobilistica? Esiste già? C’è una proposta di legge in corso di discussione?) o quella del silenzio (difficile fare lezione, ma pure celebrare una Giornata nazionale, senza emettere suono alcuno). Mattarella lo ha detto in maniera piuttosto chiara, concentrandosi soprattutto sulle conseguenza di tutte queste celebrazioni sui già esasperati e spremutissimi insegnanti. In sostanza: tra un’attività sulla meraviglia e un laboratorio sugli abiti d’epoca, prima o poi qualcuno dovrà pure spiegare le equazioni di secondo grado.
Nell’attesa che la politica trovi la maniera di contenere questo entusiasmo festaiolo, il suggerimento del Colle è semplice: per molte di queste cause basterebbe altro che una legge, festeggiatele e basta, posto che riusciate e ricordarvele. Ma ammettiamolo, stiamo tutti pensando la stessa cosa: a quando una Giornata nazionale delle giornate nazionali?