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Come e perché ha vinto Netanyahu

In una frase: Bibi ha cannibalizzato la destra. Ha convinto gli israeliani che la scelta era tra lui o uno Stato palestinese. Tra lui o «loro». Cioè gli arabi, la sinistra, gli amici di Obama.

18 Marzo 2015

Quello che è successo in Israele, dove il premier uscente Benjamin Netanyahu ha stravinto le elezioni contro ogni previsione, può essere spiegato così: Bibi ha cannibalizzato la destra. Se li è mangiati. Letteralmente. Ha spazzato via i suoi alleati naturali – nazionalisti laici, ortodossi e il partito dei coloni – molto più di quanto non abbia neutralizzato l’opposizione. Da tutta questa storia, il centro-sinistra israeliano esce rafforzato – almeno numericamente, in Parlamento – ma con le mani legate.

In queste ore sulla stampa israeliana si sta discutendo dell’ipotesi di un governo di unità nazionale, pare auspicata da Reuven Rivlin, il presidente della Repubblica. Ma non è affatto detto che Netanyahu, che ha i numeri per governare da solo – lui, i suoi indeboliti, ed ergo innocui, alleati naturali, e magari un partner dal centro più moderato – accetti.

Proviamo a ricapitolare come sono andate le cose, perché, e quali sono gli scenari futuri.

I risultati

Il Likud di Netanyahu ha ottenuto una vittoria con ampio margine: 30 seggi, su un totale di 120 (Israela ha un Parlamento unicamerale). Seguono i suo avversari di centro-sinistra, con 24 seggi. Poi la Lista Araba, con 14. Le due formazioni laiche e centriste, Yesh Atid e Kulanu, con 11 e 10. Il partito dei coloni con 8. I due partiti ortodossi, Shas e Giudaismo Unito, con 7 e 6 seggi. Gli ultranazionalisti di Israel Beitenu con 6 e i pacifisti del Meretz con 4. Qui un grafico dal sito israeliano Ynet.

Bibi ha cannibalizzato la destra

I sondaggi davano il Blocco Sionista, la lista di centro-sinistra, come primo partito con 24 seggi (numero che è stato confermato). Il Likud di Netanyahu era invece dato come secondo partito a un breve distacco dal Blocco Sionista, con 22 o 21 seggi. Ciononostante sempre gli stessi sondaggi davano la destra nel suo complesso come vincente. In altre parole, anche se il Blocco Sionista fosse diventato il primo partito, Netanyahu avrebbe avuto comunque i numeri per fare un governo di destra, perché i suoi alleati, stando alle previsioni, erano molto più solidi degli alleati del Blocco Sionista. Tutto questo per spiegare che nessuno s’è stupido del fatto che gli israeliani abbiano votato a destra. Questo lo si sapeva. Quello che ha preso in molti in contropiede è il fatto che gli israeliani abbiano votato in massa proprio Netanyahu. Che i voti a Bibi (il suo soprannome) siano arrivati da destra è dimostrato dal fatto che i suoi alleati sono andati male. Gli ultra-nazionalisti di Israel Beitenu e gli ortodossi dello Shas hanno fatto un vero flop. Ma, soprattutto, il partito dei coloni HaBayt HaYehudì è andato molto peggio del previsto. Infine, una formazione di destra che doveva essere la “sorpresa” di queste elezioni (Yahad, si chiamava) non è neppure entrata in parlamento. Riassumendo: non è che gli israeliani hanno votato meno ha destra del previsto, è che hanno votato meno coloni, meno rabbini e più Bibi del previsto.

Come ha fatto

Se Bibi è riuscito a cannibalizzare la destra, questo dipende da una serie di fattori. Gli ultra-nazionalisti di Israel Beitenu e gli ortodossi di Shas sono stati indeboliti da beghe interne: uno scandalo di corruzione per i primi, lotte di potere per i secondi. Ma il dato più inatteso della cannibalizzazione firmata Netanyahu – ossia la sottrazione di voti al partito dei coloni, veri grandi sconfitti dell’ultima ora – è tutta un’altra faccenda: il premier uscente, o chi per lui, è riuscito a convincere i sostenitori delle colonie che dovevano votare lui per una questione di vita o di morte. Perché altrimenti avrebbe vinto la sinistra, le colonie sarebbero state smantellate, la politica di sicurezza israeliana dettata direttamente dagli Usa di Obama, e uno Stato palestinese (gevald!) sarebbe nato dopodomani. In altre parole ha detto agli israeliani filo-colonie – pubblico nazionalista, religioso ma non ortodosso, preoccupato soprattutto da questione di sicurezza – qualcosa come: ragazzi, lo so che avete già un partito vostro, ma a questo giro votate me, che se non sono proprio dei vostri almeno sono un amico, perché altrimenti il vostro mondo rischia di scomparire.

L’errore “italiano” della sinistra israeliana

Se Netanyahu è riuscito a instillare questo senso di urgenza tra gli elettori di destra e a imporre la percezione di essere l’unico leader incontrastato del nazionalismo israeliano… è però anche colpa del Blocco Sionista, la lista di centro-sinistra guidata dai laburisti di Isaac Herzog e dai moderati di Tzipi Livni. Che ha condotto una campagna elettorale quasi interamente incentrata contro Bibi. Questi i messaggi mandati dal ticket Herzog-Livni: Siamo noi contro di loro. Qualsiasi cosa purché non Netanyahu. Dovete votare noi, non perché noi saremo in grado di migliorare le cose… ma perché siamo sempre meglio di lui, il male assoluto. Un cartellone elettorale con i faccioni di Livni ed Herzog con la scritta “O noi o lui.” Dove lui non era nominato ma si capiva benissimo chi era. Se vi suona un campanello, avete ragione: è una strategia che la sinistra italiana ha perseguito per anni, all’era di B., e i risultati si sono visti.

Cosa succederà adesso

Le opzioni adesso sono due: un governo di destra oppure una grande coalizione. Si sa che il presidente Rivlin, che è compagno di partito di Netanyahu ma è più moderato e odia l’ipotesi dei nazionalisti al potere, vorrebbe un governo di unità nazionale. Netanyahu per il momento non si è pronunciato.

Ipotesi destra

Netanyahu avrebbe tutti i numeri per formare un governo decisamente di destra a patto che tiri dentro uno dei due partiti centristi laici, Yesh Atid e Kulanu (tra i due Kulanu è il candidato ideale perché a differenza del super-laico Yesh Atid non ha problemi con gli ortodossi). Insieme Likud, Kulanu, i coloni, i due partiti ortodossi e i nazionalisti di Israel Beitenu avrebbero 67 seggi su 120. Esiste una remota possibilità che Kulanu rifiuto. Netanyahu potrebbe tentare un governo di centro-destra, insieme ai due partiti centristi, ai coloni e ai nazionalisti, tenendo fuori gli ortodossi. Ma tradizionalmente Bibi preferisce allearsi con forse alla sua destra, rispetto che a quelle alla sua sinistra.

Ipotesi unità nazionale

Dell’ipotesi governo di unità nazionale sappiamo tre cose. Uno: la vorrebbe il presidente. Due: il futuro premier può tranquillamente farne a meno e dunque non si capisce perché dovrebbe accettare. Ma non è detto che non accada. Tre: avere un governo di unità nazionale significherebbe avere la Lista Araba Unita come leader dell’opposizione. Al momento la Lista Araba Unita è il terzo partito del Parlamento. Difficilmente saranno inclusi in qualsiasi esecutivo perché a) sono dichiaratamente anti-sionisti, non riconoscono cioè Israele come Stato ebraico e b) hanno detto chiaramente di non volere collaborare con alcun “partito sionista”, incluso il pacifista Meretz. Dunque se si fa un esecutivo di larghe intese la Lista Araba resterebbe fuori… diventando così il primo partito dell’opposizione. Che nel sistema israeliano ha tutta una serie di ruoli e diritti importanti. A cominciare dall’essere interpellato per le operazioni militari. Ve lo immaginate Netanyahu che, prima di bombardare Gaza, discute la questione con il leader di un partito arabo? Per la prima volta nella storia di Israele, potrebbe succedere. Anche se non pare un’ipotesi molto probabile.

Immagine in evidenza Ilia Yefimovich/Getty Images
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