Breve viaggio nelle residenze artistiche in Italia

Luoghi di ritiro per artisti e curatori che spesso riportano in vita luoghi ormai dimenticati o dismessi.

11 Luglio 2019

Spesso, le residenze artistiche –  esperimenti di esistenza in comune durante i quali artisti, curatori e galleristi si riuniscono per favorire la contaminazione, lo scambio e la creazione – portano a nuova vita luoghi ormai dimenticati o dismessi. La storia delle residenze risale fino all’antica Roma e a Gaio Cilnio Mecenate – di qui l’origine della parola che oggi indica i protettori degli artisti e degli studiosi – che all’epoca di Augusto ha avviato la prassi del ritiro in luoghi lontani dalla Capitale, dove artisti e intellettuali potessero appartarsi e dedicarsi alla pratica dell’otium. Anche se siamo ancora distanti da quei Palazzi alla “59 Rivoli”, in pieno centro a Parigi, in cui una trentina di artisti provenienti da tutto il mondo hanno il loro studio e lavorano incuranti del via vai di gente che può liberamente entrare a tutte le ore del giorno e interagire con loro, negli ultimi anni in Italia si stanno moltiplicando le proposte. Qualche esempio. Cittadellarte a Biella è una delle primissime residenze artistiche collettive di formazione: avviata negli anni ’90 da Michelangelo Pistoletto in un opificio dismesso trasformato in un campo di studio per artisti con l’obiettivo di “collegare l’arte al cambiamento sociale”.

«Michelangelo aveva partecipato a delle residenze di produzione ad Atlanta negli anni ’80», mi racconta Paolo Naldini, Direttore di Cittadellarte, «avviando lui stesso un anno di sperimentazione, una Creative collaboration come lui stesso la definì, con artisti dei più vari ambiti, tra cui John Cage, creando dei progetti che coinvolgono alcuni quartieri della città. Quest’incredibile esperienza, insieme alla Direzione della scuola di scultura dell’accademia di Vienna arrivata poi, gli furono da ispirazione». Nel 2014 il modello Scuola alla Bauhuaus fino ad allora applicato e che consisteva in un semestre di residenza collettiva è stato trasformato in moduli molto più brevi per «permettere all’artista di non allontanarsi troppo dal proprio contesto sociale culturale ed economico», mentre entro fine anno verranno avviati dei veri e propri Master universitari, «da ottobre in partnership con l’Accademia di Belle Arti di Bologna, poi il prossimo anno con il Politecnico di Milano  e infine partirà la prima triennale di Social Innovation Design».

Da questi momenti di confronto nascono idee generative, come per esempio il progetto di Co-living e acceleratore di impresa sociale “Wonder Grottole” avviato da Andrea Paoletti, ex allievo di Cittadellarte, in collaborazione con Airbnb, in occasione di Matera Capitale della Cultura. «Grottole è un Paese semi-deserto in cui invitiamo persone del mondo creativo a prendersi un anno sabatico: loro fanno formazione su apicolura, agricoltura e gastronomia e in cambio danno ai residenti locali lezioni di grafica, editoria, publishing. Ad oggi sono arrivate più di 200.000 richieste da tutto il mondo».

Da Matera a Mantova: Palazzo Te, edificio cinquecentesco costruito dall’architetto Giulio Romano e destinato alle feste, ai ricevimenti e agli “ozi” del duca di Mantova, ha aperto le proprie sale dei Cavalli, di Amore e Psiche, dei Giganti, i loggiati e l’appartamento del Giardino Segreto, insieme al cortile d’Onore e al giardino dell’Esedra ad artisti che arrivano da tutto il mondo e che fanno del rapporto con il patrimonio la loro musa di ispirazione. «Quando sono arrivato ho trovato un centro espositivo dedicato alle opere di Giulio Romano», spiega Stefano Baia Curioni, presidente del Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te dal 2016, passato alla Direzione della Fondazione da giugno del 2018. «L’idea è stata quella di potenziare da un lato questi servizi museali e dall’altro di combinare l’attività espositiva con un’attività più articolata di produzioni teatrali, di danza, musica. A queste co-produzioni è stata affiancata l’esperienza formativa e oggi la Scuola rappresenta il vero cuore del progetto». Di qui sono passati grandi artisti come la poetessa Mariangela Gualtieri, il coreografo di danza contemporanea Virgilio Sieni, l’artista Stefano Arienti. Chi sono gli studenti? «Non sono solo artisti: l’anno scorso è venuto l’Assessore alla Cultura di Casale Monferrato, quest’anno la responsabile Onu del Bangladesh, che doveva prepararsi per il discorso che avrebbe tenuto al G20».

C’è poi Fondazione Bevilacqua La Masa a Venezia, il cui programma di residenze per artisti è tra i più antichi in Europa ed ha origine nel 1898 con la nascita dell’istituzione stessa: fu infatti la sua fondatrice, la duchessa Felicita Bevilacqua La Masa, a disporre che la propria residenza privata, il Palazzo Ca’ Pesaro sul Canal Grande, fosse destinata alla promozione dell’arte dei giovani artisti a Venezia. O Campo, che riunisce ogni anno curatori da tutto il mondo e che sta concludendo in questi giorni la tredicesima Residenza per curatori stranieri con la mostra CAPRICCIO 2000. Ci sono poi residenze che nascono per generare reti come Dolomiti Conteporanee, attivate su 15 siti diversi, attraverso le quali sono passati invece oltre 800 artisti. E ancora Cripta747, Fondazione Antonio Ratti e Viadellafucina16 a Torino, Lac le mon a San Cesario di Lecce, Curva Blu a Favignana, The Blank a Bergamo, la storica Via Farini a Milano.

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