Si chiama Jean Philanthrope, è comparso dal nulla a metà settembre, tira di boxe contro l'aria vestito sempre elegante e in tre giorni ha fatto milioni di visualizzazioni.
La cosa migliore vista su internet questa settimana sono senza dubbio le reaction dei vincitori e delle vincitrici del Nobel alla notizia che avevano vinto il Nobel
Pubblicate dagli stessi account social del Premio Nobel. Su tutte, spicca la foto di una esterrefatta Anne Carson.
Da lunedì la Fondazione Nobel ha annunciato uno dopo l’altro i premi per la medicina, la fisica, la chimica e la letteratura, e oggi quello per la pace. Ogni volta, accanto al nome, sui profili social del premio sono comparse le foto dei vincitori scattate nel momento esatto in cui ricevevano la notizia. È un’idea semplicissima e funziona perché fa vedere l’unica cosa che di solito resta fuori dalle cerimonie, cioè la sorpresa. Anne Carson ha saputo di aver vinto il Nobel per la letteratura nella cucina di casa sua, a Reykjavík. Nella foto pubblicata dall’account del premio è in piedi davanti al frigorifero coperto di foglietti, con un maglione di lana a motivi geometrici molto colorato, il telefono con la cover rossa all’orecchio, una mano sugli occhiali fucsia e la bocca spalancata per lo stupore. È la più bella di una serie che quest’anno il Nobel ha deciso di pubblicare accanto agli annunci tradizionali.
La prima foto è stata quella di Karl Deisseroth, premiato per la medicina, che la notizia l’ha ricevuta all’alba e che, scriveva l’account, «sembra molto contento». Il premio lo divide con Peter Hegemann, che sorride in maglietta nera davanti a una porta a vetri, con un mazzo di fiori in primo piano. Il fisico Francis Halzen si è fatto un selfie nella stanza d’albergo in Italia, a Torino, in cui si trovava, con il portatile aperto alle spalle, e l’ha mandato lui stesso. Sono foto da telefono, scattate in casa senza nessuna messa in scena, ma funzionano perché fanno vedere quello che nelle cerimonie di dicembre raramente viene raccontato: il momento in cui una telefonata cambia la vita di una persona.
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Il premio più atteso, per l’impatto che può avere sugli equilibri del mondo, è quello per la pace, e il Comitato Nobel norvegese lo ha assegnato oggi a Oslo a Navanethem Pillay, detta Navi, «per il suo impegno a favore della pace e del diritto internazionale». Avvocata sudafricana, attivista contro l’apartheid, nel 1995 è stata la prima donna nominata alla Corte Suprema del Sudafrica, e tra il 2008 e il 2014 è stata Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. Riceverà una medaglia d’oro, un diploma e dodici milioni di corone svedesi (poco più di un milione di euro) il 10 dicembre al municipio di Oslo, nell’anniversario della morte di Alfred Nobel.
Come scrive Le Monde, quest’anno i candidati erano circa 287, 208 persone e 79 organizzazioni. La lista resta segreta per cinquant’anni, chiusa in una cassaforte nel seminterrato dell’Istituto Nobel norvegese, ma chi propone un nome, e sono migliaia in tutto il mondo a farlo, può dirlo. Così si sa che i leader di Cambogia, Israele e Pakistan sostengono di aver candidato Donald Trump, cosa che però non si potrà verificare prima del 2076. Tra i favoriti di quest’anno c’erano Papa Leone XIV, la Corte penale internazionale, la Corte internazionale di giustizia, Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU sui territori palestinesi occupati, le Emergency Response Rooms, la rete di gruppi comunitari che in Sudan porta aiuti nel mezzo della guerra civile, e Save the Children. Tra gli outsider, oltre a Trump, c’era la Stazione Spaziale Internazionale, dove Stati Uniti, Russia ed Europa continuano a lavorare insieme anche quando sulla Terra non vanno d’accordo. Manca ancora il Nobel per l’economia, che sarà annunciato lunedì 12 ottobre. Aspettiamo un selfie dei vincitori.