Anche questa volta l'annuncio è arrivato all'ultimo momento: festival gratuito, basta prenotarsi e presentarsi domenica 21 a Colle Val d’Elsa, vicino Siena.
Organizzare i festival letterari è diventato un incubo. A ogni lista di autori invitati a parlare o a presentare dei libri segue una piccola lista di proscrizione. Sopra ognuna delle locandine dei mille festival della penisola – noti o sconosciuti, passando per i più in vista come il Salone del libro di Torino e Più libri più liberi di Roma – dovrebbe essere attaccato l’avvertimento MATERIALE INFIAMMABILE.
Basta una scintilla e il fuoco divampa. Ogni anno Zerocalcare o altri autori prima annunciano la loro partecipazione e poi la ritirano per incompatibilità politiche con stand o ospiti considerati impresentabili. seguono dichiarazioni molto accese, si innescano piccoli boicottaggi, richieste di dimissioni, il firmacopie salta. Per evitare di ritrovarsi come ogni anno davanti a questa situazione sgradevole, in vista di Più libri più liberi del prossimo dicembre, la nuova governance della fiera della piccola e media editoria ha pensato di giocare in anticipo e scansare situazioni potenzialmente incandescenti. Apriti cielo: è intervenuta addirittura Giorgia Meloni in persona a denunciare il clima di censura (si chiedeva a chi parteciperà di condividere i valori costituzionali, cioè le basi). Il comunicato del festival replica che viste le reazioni procederanno a «un ulteriore attento approfondimento per rispetto istituzionale». Si vedrà.
Solo negli ultimi giorni, era andato a fuoco il festival di Salerno Letteratura per le dichiarazioni dello scrittore Erri De Luca sul genocidio a Gaza, arrivate pochi giorni prima dell’inizio del festival stesso. De Luca avrebbe dovuto fare la prolusione introduttiva, cioè un discorso che introduce alle atmosfere culturali e politiche dell’evento. Ma le sue uscite, per quanto note, spiazzano gli organizzatori al punto che preferiscono spostare il suo intervento, per alleggerirne il ruolo, ricollocandolo nel programma degli incontri. Gennaro Carillo, uno degli organizzatori, precisa che non si deve parlare di censura, ma la prolusione comunque salta. A quel punto, De Luca fa sapere che non parteciperà più, per motivi personali. Salta dunque anche l’incontro. Per giorni gli organizzatori si ritrovano ad attraversare una tempesta mediatica. Paolo Di Paolo, altro organizzatore, viene addirittura deriso da Repubblica, quotidiano con cui collabora da anni, in un articolo anonimo. Fuoco amico.
Non si è ancora spento quel dibattito che sulle ceneri ancora ardenti già divampa una polemica su un altro invito a un altro festival. Il candidato al rogo stavolta è lo scrittore israeliano Eskol Nevo, invitato al festival Il Libro Possibile che si tiene tra Polignano e Vieste. C’è una lista di persone che non accetta la sua presenza, perché non è abbastanza critico nei confronti del governo israeliano. Al solito i social vanno in fibrillazione, il veleno si espande, la polarizzazione è la nuova polvere da sparo. Sembra ieri che si discuteva della Biennale di Venezia, di artisti russi e padiglioni controversi, di andare o non andare, di boicottaggi e censura; sembra ieri che Chiara Valerio, alla guida delle scorse edizioni di Più libri più liberi, si ritrovava a gestire tanti piccoli focolai e poi una combustione che incendia tutto il programma per la presenza di editori di estrema destra e di Leonardo Caffo (l’incontro salta) finché l’urto della tempesta sembra investirla. E siamo di nuovo qui, alle raccolte di firme per rimuovere incontri fissati.
Alcuni giorni fa, Andrea Colamedici scriveva sui social che ormai accettare di organizzare un festival culturale vuol dire essere un bersaglio potenziale. Diceva: «Se il prezzo per stare in una posizione esposta è accettare di poter essere travolti da un momento all’altro, allora quella posizione finirà per prenderla soprattutto chi è in grado di fottersene». Concludeva: «Stiamo in sostanza costruendo una sfera pubblica che seleziona le persone in base alla loro capacità di sopravvivere all’umiliazione».
L’Italia è un infinito, gigantesco festival letterario, ogni borgo un suo programma di incontri, ogni piazzetta un panel, palchi montati sull’intero lungomare della Penisola, isole comprese, festival sulle Dolomiti, montagne di libri, montagne di talk, soprattutto d’estate. Ma le liste di invitati e di disinvitati, incontri selezionati e poi cancellati possono diventare all’improvviso una polveriera. I festival sono luoghi di idee, luoghi di dubbi e ragionamenti, sono il paradiso per chi coltiva riflessioni e ripensamenti. Gli organizzatori sono esseri umani e gli esseri umani non andrebbero scelti sulla base dello spessore della corazza, su quanto sapranno resistere alle alte temperature, né andrebbero boicottati i singoli scrittori. Per i reati e le apologie di reato ci sono le leggi, al fascismo ha già risposto una volta per tutte la Costituzione. Anzi, a osservarli bene, cosa sono tutti questi festival letterari se non proprio i volti con cui si manifesta la pluralità desiderata dalla Costituzione? E chi sono gli organizzatori dei festival se non persone che seguivano un sogno e si sono risvegliati in un incubo?
