La Milano delle piante

Dove acquistare e imparare a prendersi cura delle specie più insolite.

29 Gennaio 2019

Charles Kingsley fu storico, professore universitario, e amico di Charles Darwin. Nel 1859 pubblicò un testo chiamato Glaucus, or, The Wonders of the Shore, una specie di guida naturalistica alle coste inglesi e alla flora e alla fauna che le abitano. Un libro che il tempo ha giudicato trascurabile ma che contiene una divertente e interessante scenetta su una particolare moda dell’epica vittoriana: «Le vostre figlie, probabilmente, sono state catturate dalla diffusa “Pteridomania”, e stanno collezionando e comprando felci, con serrette in cui conservarle (per cui voi state pagando), e dibattendo su impronunciabili nomi di specie diverse». A cavallo del secolo l’Inghilterra vittoriana fu tutta presa da una “moda delle felci” che sfociò nel collezionismo, nella coltivazione, nella botanica, e anche nella riproduzione artistica su ceramiche, tessuti, statue, e così via. Non certo per fare un elogio dei tempi vittoriani, ma all’epoca le tendenze duravano più di oggi: se i fidget spinner hanno vissuto appena pochi giorni in più di una falena, la “fern-fever” durò più o meno dal 1830 al 1890.

Probabilmente le mode che riguardano le piante durano più delle altre: saranno una decina di anni, oramai, che i bar di tutto l’Occidente (e oltre) si sono uniformati a un’estetica fatta di muri bianchi, piastrelle bianche, bulbi luminosi che pendono dai soffitti, tavoli di legno o di formica e, soprattutto, piante. Stanno negli angoli, scendono dall’alto come kokedama, sono fissate a grate sui muri per creare boschi verticali in miniatura. All’inizio era nuovo, piacevole, rinfrescante vedere tutto questo verde: ora è diventato obsoleto. È un fenomeno che The Verge, in un bell’articolo del 2016, aveva chiamato “AirSpace”: un codice estetico che si è rapidamente diffuso in ogni coffee shop, co-working, startup, bar del mondo, che è passato dall’originalità a un’ubiqua obsolescenza con una velocità mai sperimentata prima. Uno dei risultati sul nostro inconscio, che lo vogliamo o meno (è pur sempre inconscio), è che sentiamo il bisogno di riempire di verde ogni angolo di casa, piazzare una pianta su ogni consolle, sistemare un ficus a fianco a ogni divano. Farlo con attenzione e – appunto – coscienziosamente è fondamentale: tanto quanto è ridicolo imitare Chef’s Table con la spesa fatta al Carrefour, non si potrà diventare botanici con le piante dell’Ikea.

Nei suoi 5000 metri quadrati l’Orto Botanico di Brera conserva circa 300 specie diverse

Da un po’ di anni – da quando mi sono trasferito dalle parti del quartiere Isola, dove lui aveva aperto il suo negozio – frequento la piccola bottega di Mario Nobile, che si chiama Offfi. Le varietà che si possono trovare da Offfi sono rare e originali, spesso difficili da trovare non solo in più comuni negozi di fiori e piante, ma anche nei vivai più forniti. Il pollice verde, quella cosa che ce l’hai o non ce l’hai, è una scemenza autoindulgente, e negli anni ho trattato male – troppa acqua, poca acqua, ma soprattutto esposizioni sbagliate – moltissime piante. Quelle che vendono da Offfi sono cresciute, si sono propagate, sono in ottima salute e sono ormai più coinquilini che complementi d’arredo: una hoya carnosa, un ficus elastica, una beucarnea recurvata, un echinopsis pachanoi (che conoscerete come San Pedro). I vivai da cui Mario sceglie sono selezionati con attenzione, e mi ha sempre fornito un servizio “di cura” personalizzato: ha operato e amputato il San Pedro non per estrarne mescalina, ma per salvarlo e permettergli di crescere dopo una malattia, e mi ha seguito e consigliato con ogni nuova pianta.

Per chi volesse un tocco diverso, e in un certo senso più artistico, e ancora, più improntato ai fiori che alle piante (ma non del tutto), c’è da decenni a Milano un’istituzione come Paolo Lattuada, quasi avanguardista della decorazione floreale, scultore dei fiori recisi, in via Molino delle Armi. I più esperti, poi, inizieranno ad andare per vivai e orti botanici, con piglio da coineusseur e maniche rimboccate per maneggiare tronchi e vasi: sono buoni anche per una passeggiata, come i Fratelli Ingegnoli, dopo viale Corsica verso Linate, o l’orto di Brera. Senza paura del terriccio sotto le unghie.

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