Stili di vita | Dal numero

La Milano dei cantieri

Dal numero dedicato a Milano in edicola dal 23 novembre: una piccola guida personale per sopportare i lavori pubblici.

di Paola Peduzzi

Milano 50, da cui è tratto questo articolo, è una sezione speciale del n° 37 di Studio: un elenco di cinquanta cose, idee, personaggi, progetti, luoghi che rappresentano, secondo noi, la Milano di oggi

Sotto casa mia c’è un cantiere della metropolitana, la linea 4, quella che porterà dritti a Linate, in un tunnel senza i trenta semafori che ora mi separano dall’aeroporto. “Sotto” significa che da quasi due anni non si può entrare con l’automobile in cortile, e più di una volta ho visto parcheggiati tra le biciclette dei condomini quei pianali con le ruote che si usano all’Ikea: servono per portare bagagli, bambini, cani, passeggini, borse della spesa (ho visto anche una carriola e ho invidiato il suo proprietario geniale). “Sotto” significa che il marciapiede che porta al mio portone è stretto, e camminarci è diventato un esercizio di civiltà: non avevo mai litigato per strada con nessuno prima d’ora, ma adesso se incrocio qualcuno che non cammina in fila indiana sulla sua destra, o peggio un ciclista che non scende dalla bicicletta, non riesco a non discutere (i miei figli appena intravvedono uno di questi “incivili” mi stringono forte la mano, come un’implorazione: mamma ti prego, niente scenate).

“Sotto” significa che vivo nel frastuono: le città non sono silenziose, va bene, ma certi rumori, questi rumori, non li avevo mai sentiti tutti insieme, è come un’unghia sulla lavagna ma più acuta e più forte e in ogni momento – no, non ogni momento, ma il mio sistema nervoso è sempre in modalità “rumore insopportabile”. “Sotto” significa che le cantine si allagano, che sui muri si aprono delle crepe profonde e dritte, sempre nuove, il perito segna e controlla e rassicura, e quando un’amica ha detto, commiserandomi: «Non è che viene giù la casa?», mi sono ritrovata a parlare dello studio millimetrico per evitare le fondamenta dei palazzi, è tutto calcolato, non ci sono pericoli. Ma ora non penso ad altro: e se viene giù la casa? “Sotto” significa che la mia posta è intasata di messaggi: non abbiamo potuto consegnare il pacco, a casa non c’era nessuno. A casa c’è sempre qualcuno, ma i corrieri vedono il buco e scappano, forse mi maledicono, e ogni messaggio di Esselunga online mi terrorizza: sono certa che prima o poi mi diranno che sono molto dispiaciuti, ma al mio civico non consegneranno più fino a fine lavori, cioè il 2022.

Le due copertine di Studio 37 dedicate a Giorgio Armani e Barnaba Fornasetti, in edicola dal 23 novembre.

“Sotto” è disagio e nervi a fior di pelle, ma è anche un alibi straordinario. Se non sento le urla dei figli che si picchiano è perché c’è il cantiere, se prendo una multa via l’altra non sapendo parcheggiare è perché c’è il cantiere, se restiamo senza cibo per via della mia distrazione è perché c’è il cantiere, se sono in ritardo è perché c’è il cantiere, se non sopporto più il disordine, i bambini addosso, il rumore dei videogiochi è perché sono oppressa dal cantiere. Sono inattaccabile: c’è il cantiere.

Quando tutto era ancora all’inizio e mi infastidivano le prime trivellature, mio marito era stato categorico: non si firmano petizioni, non si fanno volantini, non si partecipa a proteste, ogni istinto no-tav sarà punito. Lui riassume una coscienza cittadina, direi milanese ma credo sia molto di più: i sacrifici che facciamo oggi, i tappi nelle orecchie, le valigie trascinate nelle pozzanghere, non sono nulla rispetto al beneficio, alla bellezza, che avremo domani. Lui sopporta stoico, ridimensiona i disagi, seda gli allarmismi, alza gli occhi dal buco sotto casa e vede quanto il nostro “sotto” sarà elegante e funzionale. Avete presente quelli che dicono tutto bene ma fuori dal mio giardino? Ecco, il contrario.

“Sotto” significa anche tornaconto personale. Mio marito non può lamentarsi mai, io posso farlo sempre, e i figli sono silenziati dall’incrollabile, ammirabile fiducia paterna nel progresso. Loro non lo sanno, ma quando i lavori saranno finiti probabilmente vivranno già fuori casa, e sarò io a godermi il silenzio, gli alberi, i sorrisi dei negozianti, la linea diretta per Linate (perché viaggerò moltissimo), questa Milano che ogni giorno è più comoda e più vivibile. Intanto mi tengo stretto il mio cantiere, con quei deliziosi ponticelli che sbucano intatti dagli scavi, arredamento incantevole al mio alibi perfetto.

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