Hype ↓
04:14 lunedì 23 marzo 2026
Chopper, il medico della ciurma Cappello di Paglia in One Piece, è stato nominato ambasciatore di Medici Senza Frontiere «La convinzione che si debba curare tutti, indipendentemente da etnia o nazionalità, è ciò in cui crediamo anche noi», ha detto il presidente di MSF, spiegando la scelta del nuovo ambasciatore.
La foto che tutti i giornali stanno pubblicando negli articoli sulla vera identità di Banksy non ritrae Banksy ma un tizio qualunque fotografato mentre lavorava vicino a un’opera di Banksy L'uomo si chiama George Georgiou, ha 69 anni e di mestiere fa l'operaio. Ha definito quello che gli è successo «assurdo».
Al trailer di Spider-Man: Brand New Day è bastato un giorno per diventare il trailer più visto di tutti i tempi Ha totalizzato 718 milioni di visualizzazioni in 24 ore, sbriciolando il precedente record detenuto dal trailer di No Way Home.
Hachette ha cancellato l’uscita di un romanzo horror molto atteso perché si è scoperto che l’autrice l’ha scritto usando l’AI L’autrice di Shy Girl, Mia Ballard, si è difesa sostenendo che a usare l'AI non è stata lei ma un suo conoscente al quale aveva affidato il compito di correggere le bozze.
Un marinaio della portaerei francese Charles de Gaulle ne ha rivelato a tutti l’esatta posizione loggando la sua corsetta mattutina su Strava Non è il primo militare a rivelare informazioni sensibili registrando i propri allenamenti, tanto che è stato coniato un nome per il fenomeno degli Strava Leaks.
Il nuovo film di Alice Rohrwacher, Three Incestuous Sisters, sarà tutto ambientato tra Roma e Stromboli La regista inizierà le riprese ad aprile e passerà la primavera tra la Capitale e le Eolie assieme a Dakota Johnson, Saoirse Ronan, Jessie Buckley e Josh O'Connor.
C’è solo un Paese al mondo che non è affatto preoccupato dalla crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente: la Cina La Repubblica popolare raccoglie adesso i frutti di anni di enormi investimenti nelle energie rinnovabili e in particolare nell'elettrico.
Steven Soderbergh sta per lanciare una app che racconta e spiega ogni singolo giorno di riprese de Lo squalo L'app comprenderà una saggio di 25 mila parole scritto da Soderbergh e tutti i dettagli possibili e immaginabili sulle riprese del capolavoro di Speilberg.

Tutto bellissimo, Aziz

Al di là dei tortellini, i tour in Vespa e Lucio Battisti, la seconda stagione di Master of None si riscopre più newyorkese (ed elegante) che mai.

18 Maggio 2017

Ho “scoperto” Aziz Ansari con un notevole ritardo rispetto al mondo, diciamo di almeno due anni. Certo, sapevo chi era (Parks and Recreation) e che il suo show su Netflix era uno di quelli da vedere assolutamente, avevo anche letto qualche recensione che aveva finito per incuriosirmi molto ma, come spesso mi capita nell’accumulo continuo di libri, giornali e serie tv “da vedere e/o leggere assolutamente”, ho aspettato che Master of None diventasse una priorità della mia lista per sbaglio o per autoevidenza. Quel momento è arrivato il giorno dopo l’inaugurazione della presidenza di Donald Trump, quando Ansari è stato chiamato al difficile compito di tenere il monologo di apertura del Saturday Night Live. Il timbro e il tono della voce, la mimica facciale, il completo impeccabile, il fatto che, almeno per uno sketch, non riuscisse a prendere parte alla fanfara attorno a La La Land: era il momento giusto di iniziare quella serie che aveva scritto e diretto assieme all’amico Alan Yang. Per colmare quel gap, ho letto e guardato molte sue interviste e ho notato che c’è una parola che ricorre spesso in chi cerca di raccontarlo: “charme”, o “charming”, un aggettivo perfetto, quest’ultimo, per descrivere anche il suo alter ego televisivo Dev Shah. Ho fatto in tempo, quindi, a vivere almeno un po’ del restante hype per la seconda stagione, molto italiana, che ha debuttato lo scorso 12 maggio, e questa volta mi sono messa in pari quasi subito.

master-of-none vespas

I tortellini, i tour enogastronomici in Vespa, Alessandra Mastronardi e Riccardo Scamarcio, Massimo Bottura, il “pasta-shop” e l’immancabile filtro neorealista: gli ingredienti per il trionfo del luogo comune c’erano tutti, eppure Aziz Ansari è uno che gli stereotipi sa maneggiarli bene e, soprattutto, è un gran secchione. Ha fatto un corso intensivo di italiano – ora pare stia studiando giapponese per un progetto segreto – e si è trasferito per davvero a Modena, felice che nessuno lì avesse idea di chi fosse e si sorprendesse non poco di fronte ai suoi milioni di followers su Instagram, come ha raccontato poi da Jimmy Fallon. Ha lasciato che fossero il guardaroba dei protagonisti e la colonna sonora, intelligente e raffinata, a raccontare la complessità dell’immaginario italiano del giovane newyorkese creativo (e a suo modo precario) che decide di mollare tutto per imparare a fare la pasta in una piccola cittadina dall’altra parte del mondo. Riascoltandola, mentre salta dai Kraftwerk a Mina, da Ennio Morricone a Ryan Paris passando per Lucio Battisti, è facile dimenticarsi di improbabili nonne senza la minima traccia di accento emiliano o di curiosi bambini del sud trapiantati al nord, e abbracciare la visione romantica di Dev, che dal bianco e nero delle prime due puntate si colora nel guardaroba di Francesca (la brava Mastronardi, di cui molti americani sembrano già essersi innamorati), per il quale la costumista Dana Covarrubias si è ispirata a quello di Monica Vitti ne L’Avventura di Michelangelo Antonioni.

Master of none 2

In questi tempi di attivismo facile, d’altronde, Aziz Ansari rimane un intimista convinto. La sua lunga esperienza nella stand up comedy e tutto Master of None, in ultima analisi, si arrovellano sempre su amore, sesso e appuntamenti nell’era di Tinder, sul desiderio di trovare la persona giusta e “sistemarsi” una volta per tutte e, allo stesso tempo, su quell’invincibile fascinazione per le infinite possibilità (tanto di compagnia quanto di solitudine) che la nostra società sembra offrire. Ha scritto un libro a quattro mani con un sociologo, su questi argomenti e, come ha raccontato a Jada Yuan in un lungo profilo su Vulture, ha anche provato a riproporre quel materiale emotivo per il monologo al Snl, prima che Chris Rock, suo mentore, gli ricordasse che era pur sempre il prescelto a commentare l’inaugurazione di Trump e la Women’s March in un momento in cui il suo Paese era più diviso che mai. Riluttante, e consapevole che parte del pubblico avesse bisogno di un suo schieramento netto, ha accettato di uscire temporaneamente dal suo personaggio comico, come quando nel giugno 2016 ha parlato di islamofobia in un editoriale per il New York Times, intitolato Why Trump Makes Me Scared For My Family. Chi conosce il suo show, però, sa bene quanto il tema delle minoranze etniche in America sia centrale in Master of None, e questa seconda parte della storia di Dev ne è la riprova.

Non sono mancate le critiche all’arco narrativo legato al personaggio di Francesca (molto simile a quello di Rachel nella prima) e alla continua rincorsa del protagonista alla “donna bianca” – quello dell’interracial dating è un tema di cui si sta discutendo molto – ma, in realtà, la forza dello show sta nel suo stesso, imperfetto, protagonista, nel quale è fin troppo facile identificarsi. «Se davvero esistono questi due tipi di America, il nostro show si svolge sicuramente nell’altra America. C’è solo un tizio bianco e per la maggior parte del tempo seguite me, che sono piuttosto scuro di pelle, mentre faccio cose che quelli come me normalmente non fanno in quell’altra parte di America», ha detto Ansari a Yuan. I momenti migliori di questa seconda stagione, d’altronde, hanno poco a che fare con l’Italia e con l’amore, e sebbene la quarta puntata (quella sugli appuntamenti da app) sia in un certo senso “un classico” di Ansari, le vere perle sono il sesto episodio, dove seguiamo la quotidianità di un tassista nero, una commessa sordomuta e un concierge di origini latine, newyorkesi qualunque, e l’ottavo, quello del Ringraziamento, dedicato alla delicata storia del coming out di Denise (Lena Waithe) con sua madre, interpretata dalla fantastica Angela Basset. Sono due momentanei stop dalle vicissitudini amorose e lavorative del protagonista, veicolati con quella stessa, apparente, leggerezza che appartiene a Dev il quale, come ha scritto Clover Hope su The Muse, «è alla fine dei conti l’uomo più felice e più solo della Terra».

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