Lanterns c’entra molto di più con True Detective che con i supereroi

La nuova serie dei DC Studios, disponibile su Hbo Max, prende due dei supereroi più famosi e li mette a fare i poliziotti, in una storia che parla di diseguaglianze sociali, pregiudizi, libertà e sicurezza.

31 Agosto 2026

Adattare un fumetto o una serie di fumetti per il grande e per il piccolo schermo non è mai stato un processo lineare o semplice. Servono cura e attenzione, e soprattutto serve la capacità di fare un passo indietro, di guardare la storia nella sua totalità, senza tralasciare niente, senza dare per scontato nessun passaggio. Chi adatta ha un doppio compito: quello di rispettare, quantomeno idealmente, il materiale di partenza e quello di trovare una forma più vicina alle necessità del linguaggio utilizzato (cinema, tv e così via). Lanterns, disponibile su HBO Max, non fa eccezione. Se possibile, anzi, è uno dei pochi esempi positivi di quello che un adattamento dovrebbe fare davvero: attingere al materiale originale, studiarlo, rinvigorirlo, e poi andare oltre.

I tre creatori di Lanterns, Chris Mundy, Damon Lindelof e Tom King, hanno raggiunto un equilibrio tra ciò che raccontano i fumetti, compresi l’Hal Jordan e il John Stewart che abbiamo imparato a conoscere nel corso degli anni, e ciò di cui avevano bisogno. Si nota quando un episodio è scritto da Lindelof o da King, si capisce dal livello di profondità nella caratterizzazione dei personaggi, dalla tensione emotiva che devono sopportare, e si capisce anche dal modo in cui la storia si evolve: se piano o più rapidamente, se perdendosi in più passaggi o procedendo in linea retta. Lanterns è complessa, e la sua complessità passa dal numero di cose che contiene, dai punti di vista che vengono presi in considerazione e rilanciati in ogni episodio, dalla divisione temporale del racconto e dalle dinamiche relazionali che uniscono i vari personaggi. 

Ci sono due forze che si muovono contemporaneamente: una che punta ad allargare il quadro della storia, l’altra che spinge verso il basso, in profondità, per mettere a fuoco i singoli protagonisti. E così ci sono episodi verticali, solo apparentemente di raccordo, che tornano indietro negli anni, che ci parlano dell’infanzia e della crescita, dei rapporti con i genitori e con gli altri, che ci dicono in che cosa consiste, effettivamente, il sacrificio dell’eroe. Allo stesso tempo, ci sono episodi più veloci, musicali e coinvolgenti, che prendono la trama principale – un caso su cui indagare, tra alieni e l’America dei redneck – e la decostruiscono, arricchendola, ribaltandola, abbandonando rapidamente la solita dicotomia, trita e ritrita, tra buoni e cattivi. 

La strana coppia

I protagonisti di Lanterns sono supereroi: l’Hal Jordan interpretato da Kyle Chandler è il primo Lanterna Verde della Terra, è un ex pilota di jet, è brillante, simpatico, fascinoso, a volte (quasi sempre?) troppo arrogante. Il John Stewart di Aaron Pierre è il suo “sostituto”: ufficialmente, dovesse mai capitare qualcosa ad Hal Jordan, sarà lui a prendere il suo posto e il suo anello. Questi due personaggi sono il centro e la struttura portante della serie: se Jordan è un bugiardo cronico, Stewart cerca di seguire le regole e di non deludere le aspettative di chi gli sta intorno, a cominciare dai suoi genitori. Uno dei temi principali di Lanterns è la paura. E, di conseguenza, il coraggio. Ma c’è anche il senso stesso dell’essere un eroe. E poi la responsabilità di cui ci carichiamo, la gabbia in cui cresciamo e l’influenza che i nostri genitori hanno su di noi. 

È una storia di padri e figli, Lanterns. Ma non c’è nessun didascalismo narrativo: sono elementi che si aggiungono gradualmente al racconto, uno dopo l’altro, senza nessuna forzatura. E questo è senza ombra di dubbio uno dei punti di forza della serie. Lanterna Verde, come personaggio, è stato protagonista di un film, con Ryan Reynolds, ed è stato inserito anche all’interno del Superman di James Gunn (nel primo caso, si trattava di una riscrittura cinematografica di Hal Jordan; nel secondo, invece, c’è il Guy Gardner di Nathan Fillion). Parliamo di uno dei membri della Justice League e anche di uno degli eroi più interessanti dal punto di vista della drammaturgia e della creatività: Lanterna Verde può creare qualunque cosa grazie alla sua forza di volontà, l’anello che indossa e che lo sceglie gli permette di incanalare pensieri ed emozioni, di trasformarli, di dare loro un’altra forma. 

Veri detective

Se l’Hal Jordan di questa serie è stato scelto, John Stewart è stato cresciuto con l’idea che, prima o poi, sarebbe stato il suo turno. A un certo punto si sono trovati insieme per volontà dei Guardiani, che sono l’autorità che controlla le Lanterne Verdi, e tra di loro si è creata una dinamica precisa: due rivali e non semplicemente un maestro e il suo allievo. Lanterns, più che una serie fantascientifica, diventa un poliziesco: siamo dalle parti di True Detective, con una riflessione dichiarata sulle diseguaglianze sociali, sui pregiudizi, sulla distanza che sembra separare libertà e sicurezza. Non è una serie esterna all’universo narrativo immaginato da James Gunn: è il tassello di un mosaico molto più ampio. E se di solito, quando si parla di serie tv tratte da fumetti, ci si abbandona a un’approssimazione fastidiosa, quasi scolastica, in questo caso abbiamo la prova di quello che può fare la buona scrittura. 

La storia segue sostanzialmente tre periodi diversi: il 1996, quando John Stewart è ancora un bambino e Hal Jordan è un eroe amato e rispettato; il 2016, quando Jordan e Stewart sono insieme in Nebraska per indagare su un caso di alieni e di criminali cosmici, e il 2026, nel presente, quando il rapporto tra Jordan e Stewart raggiunge una svolta. Lanterns, di fatto, è una miniserie: è composta da otto episodi, e ogni episodio dura circa un’ora. Funziona perfettamente come appendice rispetto ai film dei DC Studios. Ha la compostezza di un classico e, allo stesso tempo, riesce a essere altro, a non smettere di divertirsi, di arricchire di dettagli la storia.

L’interpretazione di Kyle Chandler è una delle cose migliori di tutta la serie. Proprio per la sua sfrontatezza, per la sua densità, per il essere così spudorata e brillante. Aaron Pierre, invece, gioca di sottrazione: parla poco, è rigido, usa lo sguardo e le espressioni. Per buona parte della serie, fa quasi da spalla all’Hal Jordan di Chandler. Poi, però, prende il centro della scena. Si evolve. Ed è assolutamente magnetico. Torniamo a quello che dicevamo prima: il senso di un adattamento. Questo Lanterns è figlio tanto dei fumetti quanto della visione dei suoi creatori. Ed è una serie tv che si rivolge sia agli appassionati, a chi conosce già le Lanterne e i vari personaggi, che al pubblico più ampio, magari interessato a trovare un nuovo poliziesco che vale la pena di recuperare (lo ripetiamo: siamo dalle parti di True Detective).

Non è un’esagerazione dire che Lanterns è uno dei titoli migliori di quest’anno. Sa essere un crocevia di generi e di toni e riesce a tenere insieme registri diversi, dalla commedia più leggera al dramma puro. I personaggi sono divertenti, affabili, seducenti. Non veniamo travolti dai dettagli quando scopriamo, per la prima volta, in che cosa consiste il caso su cui Hal Jordan e John Stewart stanno indagando: impariamo tutto piano piano, episodio dopo episodio. E poi ci sono delle puntate quasi indipendenti, che costituiscono dei veri e propri approfondimenti. Il primo episodio di Lanterns, con il suo colpo di scena finale, ci dice esattamente che cosa vuole fare e, soprattutto, che cosa vuole essere questa serie: un adattamento che non si ferma davanti alla santità del materiale originale e che non si fa ossequioso; un adattamento coraggioso, ricco, intelligente e, aspetto ancora più importante, ben scritto.