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11:28 martedì 13 ottobre 2026
Sayf ha fatto un bellissimo documentario sul carcere di Chiavari e lo ha messo gratis sul suo YouTube Si intitola «Il cielo in una stanza», dura venti minuti ed è stato girato in dodici ore dentro la casa di reclusione di Chiavari.
Viviamo anche nella linea temporale in cui i Kneecap cantano “Siamo tutti antifascisti” in prima serata sulla tv generalista italiana È successo a Propaganda Live, su La7. DJ Próvaí si è pure spogliato per far vedere il Bella Ciao è scritto sul petto usando un pennarello nero.
Per la sua nuova serie fotografica Cindy Sherman ha chiesto a Chanel dei vestiti da “rovinare” e Chanel sorprendentemente le ha detto sì La serie Fabric Matrons, in mostra a Londra da Hauser & Wirth, nasce da una collaborazione con la maison francese che le ha dato carta bianca e metri e metri di stoffa.
Alanis Morisette ha fatto un nuovo album ed è un album di canzoni natalizie Si chiama Good Weather for Immaculate Conception e raccoglie le cover natalizie pubblicate dal 2020 a oggi, più due inediti.
Il MIT di Boston sta pagando un professore per NON tenere un corso sulla storia, l’oppressione e la liberazione della Palestina Michel DeGraff da tre anni viene pagato per non fare il suo lavoro. Da quando ha proposto un corso che raccontava (anche) la storia palestinese.
Il Nepal c’è stata un’altra inondazione, forse causata da un altro crollo di un altro ghiacciaio Domenica 11 ottobre è esondato il fiume Budhi Gandaki, nel distretto di Gorkha, a due mesi dalle alluvioni che ad agosto avevano devastato la regione al confine con il Tibet.
Viviamo nella linea temporale in cui Carlo Calenda consiglia di ascoltare Blonde di Frank Ocean per la Giornata mondiale della salute mentale E in cui questo video diventa virale e viene trasformato in un meme dai profili social di Azione, partito di cui Calenda è leader.
Bad Bunny, Burna Boy, Robyn, Alex Consani, Lana Del Rey, il marito di Lana Del Rey e tutte le moltissime celebrity che interpreteranno i dj delle stazioni radiofoniche di GTA VI Sei di queste stazioni radiofoniche si possono già ascoltare sul sito del videogioco, in attesa del giorno dell'uscita, il 19 novembre.

L’alto e il basso

Design e grafica milanese in mostra al design museum di Triennale Milano, tra metropolitane e collane librarie. E non si dica che in Italia non c'è nulla.

06 Dicembre 2012

A chi oggi si ostina a predicare distinzioni tra ipotetici alti e ipotetici bassi, nella stessa bellissima Triennale che ospitava il festivalino di Studio – e sì, definitivamente meglio gli architetti fascisti che i geometri democristiani – si celebravano fasti di commistioni che hanno fatto grande Milano e l’Italia e il pil, tra una bottiglia d’acqua e una metropolitana e un profumo pour homme. Senza tanti complessi. E dando luogo a mostre qui snobbate da alcuni, gli stessi che poi (si immagina) fanno le code ai Moma e ai Moca vari americani, per criticare e stigmatizzare invece in questo Palazzo dell’Arte, opera di Giovanni Muzio, 1933, designer e grafici (spesso le due cose insieme) che dagli anni Cinquanta in poi hanno dato vita a un bel pezzo di estetica anche da esportazione, come si vede in questa Tdm5 dedicata alla grafica italiana.

Numi tutelari, come Bob Noorda, già inventore del look delle Metropolitane Milanesi, qui esposto “tempera su tela” come vera opera d’arte – e lo è – coi suoi spinoff internazionali; lo stesso Noorda che porta le indicazioni sotterranee milanesi a New York e in Brasile; la linea 1, “la rossa”, già premiata col compasso d’Oro nel 1964, cariocheggia così in quel di San Paolo: con fermate che non sono più Molino Dorino, Lotto e Pagano bensì Sao Bento e Saude e Ana Rosa e Vergueiro e Paraiso, e con pannellature più sgargianti di quelle meneghine, e alienazioni sicuramente minori a quelle latitudini.

Soprattutto, nessuna puzza sotto al naso né alterigia nello sperimentare committenze e prodotti; in un’economia crescente a ritmi oggi inusitati, in cui tutto ha bisogno di un abito nuovo, e di un abito possibilmente made in Italy. Bob Noorda, sempre lui, dal 1952 raddrizza e stiracchia e declina il celebre cane a sei zampe dell’Eni, dai bozzetti della carta intestata di tutti i rami d’azienda (c’è anche un “AgipNucleare”) fino alle ciminiere delle petroliere di casa. Ma poi non si fa mica tanti problemi a fare il marchio della Popolare di Milano; e poi a disegnare il barattolo del profumo Adidas; e nel frattempo diversi poster di Biennali veneziane: uno per quella di fotografia, del 1979, pop e argentata come un lp di Fausto Papetti. E poi qualche libro: insieme a Massimo Vignelli, fanno anche le copertine dei Narratori Feltrinelli; collana gloriosa, in cui compaiono il Gattopardo e il Fratelli d’Italia e lo Zivago prima edizione. Salvatore Gregorietti invece inventa la scodellina della celebre coppa del nonno (1973) e insieme il logo e la copertina della rivista Linus; e poi sistema a sua volta il marchio Pirelli. Enzo Mari, sfornando capolavori del design di casa, si inventa la collana forse in assoluto più bella delle italiche lettere, la Universale Scientifica Boringhieri 1965 su cui tutti abbiamo letto Freud e Jung (mentre a un’altra collana gloriosa, i Coralli, è invece dedicata una piccola mostra a Palazzo Reale, aperta a fine novembre per feticisti delle copertine).

Tutti insieme, lì, comunque, a Milano, senza tante rivalità, anzi con un “fare sistema”, come si direbbe oggi, con molte “sinergie”, e creando fior di “distretti”: sempre Massimo Vignelli fa i mitici programmi del Piccolo Teatro, ma anche le scatole delle scarpe dei fratelli Rossetti; e poster della stessa Triennale. Albe Steiner fa pure poster triennaleschi ma poi una serie infinita di committenze commerciali e “bottegaie”: marchio Rinascente (pezzo di identità milanese, con brand già dannunziano, e ricadute Ivy League, fondata dai Fratelli Bocconi che poi investirono in cultura) e il logo stesso del Compasso d’Oro (1959); inventa l’Universale economica Feltrinelli (che gran committente, Feltrinelli) e il marchio Superga e poi quello Coop (poi rivisto da Noorda nel 1983); ma anche i flaconi dei cachet per il mal di testa della Pierrel; e insieme testate e testatine molto severe per la stampa di sinistra. Fa infatti il logo del Nuovo Politecnico e anche una serie di “corporate identity” non aggressive per l’Unità, compresi biglietti di auguri natalizi con pop-up fantasiosi (per tempi di stampa non in crisi) con le loro buste rosse, coordinate. Biglietti d’auguri molto chic anche per il consorzio Pura Lana Vergine, questo disegnato da Franco Grignani (1964) e ancora oggi assai iconico; e sbizzarrimenti generali nel packaging, senza mai stare a guardare alto e basso. Heinz Waibl fa confezioni e carte da imballo per i romani Magazzini allo Statuto Mas (1955), insospettabili committenti di designer milanesi; tutto giustamente molto pop, e purtroppo oggi in disuso.

Tutti insieme comunque a Milano (sembra) molto felicemente senza rivalità né distinzioni, anzi con impegni molteplici e citazioni e connessioni: nei cataloghi di Pino Tovaglia per la fabbrica Flos (1972) dove in bella mostra campeggia una meravigliosa “Gatto” di Castiglioni; e nei padiglioni disegnati dello stesso Castiglioni per la Rai della Fiera campionaria di Milano del 1968; Rai che a sua volta riprende in varie settimane Incom qui esposte i passaggi fondamentali di quella stagione, e con invariato voice over in falsetto spiega e annuncia alle masse la nascita dello stesso “Compasso d’oro”. O intervista con tono molto asciutto, per niente celebrativo: «Senta architetto quali criteri avete adottato per la nuova illuminazione milanese» chiede uno speaker a Bruno Munari come se si rivolgesse a un professionista di Busto Arsizio, nella settimana Incom anno 1963 intitolata “Il Natale dei frettolosi”. E la voce fuori campo: «I milanesi vanno e vengono, sono sempre di fretta; così non avendo tempo hanno delegato all’architetto Munari la nuova illuminazione della città». E lui risponde serio, tranquillo, spiega tutto, come ha deciso certe lampade, senza polemiche, non si sente per niente un’archistar. E intanto, disegna gloriose copertine di magazine maxi come il Tempo e Epoca ma escono anche house organ come la rivista Pirelli, con fotografie e grafiche d’avanguardia in copertina, e in quarta ugualmente sofisticate réclames di innaffiatoi e “canestri in polipropilene Pirelli” fotografati come se fossero dei Givenchy o Balenciaga. Eleganza diffusa, prima dei tempi degli stilisti.

Perfino manuali d’uso per registratori di cassa, e macchine da scrivere naturalmente Olivetti, ancora elegantissimi e attuali (mentre certi poster di Milton Glaser per la Valentine 1970 sembrano invecchiati molto più in fretta dei prodotti rappresentati); e collaborazioni epocali: Noorda e Munari e Roberto Sambonet e Pino Tovaglia, tutti insieme in un governo tecnico di grafici, per fare il logo immortale della Regione Lombardia, la rosa camuna bianca su fondo verde, oggi incongruamente ridisegnata,  più chiara e lucida e con lucina annessa. Tipo stella morta che continua a brillare.

(in foto: Bob Noorda in metropolitana a Milano, San Babila)

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