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A Oxford sta per aprire la prima libreria che vende esclusivamente romantasy Si chiama Bad Girl Books e l'ha aperta Starlin Marot, che prima di diventare libraia faceva la tiktoker. La booktoker, per la precisione. Di romantasy, ovviamente.
L’ultima moda tra i miliardari è comprarsi lo scheletro di un dinosauro Vengono battuti per milioni di dollari dalle più prestigiose case d'asta del mondo e acquistati da miliardari che si sono un po' stufati delle "normali" opere d'arte.
Sempre più giovani si dedicano al solomaxxing, cioè rimanere single perché per trovare un partner servono troppo tempo e troppi soldi Essere single non per scelta sentimentale o filosofica, ma perché le relazioni hanno un costo che il reddito medio non copre più.
Per festeggiare il centesimo compleanno il brand islandese 66°North si è inventato una delle campagne più riuscite degli ultimi anni Cento persone, nate ognuna in uno degli anni trascorsi dal 1926 a oggi, fotografate con addosso i loro vecchi capi 66°North, quelli a cui sono più affezionati.
Nelle praterie della Mongolia è stata costruita una galleria d’arte che sembra un’astronave precipitata sulla Terra Si chiama Praire Ark, l'ha disegnata lo studio architettonico cinese Büro Ziyu Zhuang ispirandosi alla saga di Alien di Ridley Scott.
Un tizio ha trovato per caso una demo unica di Is This It degli Strokes che la band aveva registrato e poi buttato È una prima versione dell'album, prodotta da Gil Norton, che Casablancas e compagni bocciarono e cestinarono. E che ora è miracolosamente riapparsa.
Secondo una ricerca scientifica gli uffici open space fanno male al cervello, fanno stancare di più e lavorare peggio A quanto pare ci voleva una ricerca per capire che rumore continuo, confusione incessante e assenza di spazio personale non fanno bene al cervello.
La pregiatissima collezione di vini di Stalin verrà venduta per finanziare l’apertura di una scuola di enologia in Georgia Al suo interno sono conservate più di 40 mila bottiglie, in parte prese dalle cantine degli zar e in parte scelte personalmente da Stalin.

Quasi 500 tra registi, attori e produttori hanno firmato una lettera contro Jonathan Glazer

19 Marzo 2024

La polemica attorno al discorso fatto da Jonathan Glazer dopo la vittoria dell’Oscar al Miglior film internazionale non finisce più. Dopo la sotto-polemica relativa alla rimozione delle sue parole dal canale YouTube dell’Academy, dopo l’altra sotto-polemica scatenata dal regista László Nemes (secondo il quale Glazer avrebbe fatto meglio a «starsene zitto»), ora arriva anche la lettera contro Glazer firmata da quasi 500 tra attori, registi, sceneggiatori, produttori e addetti ai lavori del cinema internazionale. Riprendendo le parole pronunciate da Glazer nella notte del 10 marzo sul palco del Dolby Theatre, i firmatari della lettera di condanna – tutti ebrei – dicono di trovare inaccettabile che Glazer abbia usato il suo essere ebreo come uno scudo dietro al quale ripararsi mentre «metteva sullo stesso piano morale il regime nazista, che ha perseguito lo sterminio di una razza intera di persone, e lo Stato d’Israele, che sta cercando di proteggersi da chi vorrebbe cancellarlo».

Secondo i firmatari della lettera, il fatto che Glazer nel suo discorso abbia usato la parola «occupazione» rappresenta un chiaro tentativo di «distorcere la storia», perché contribuisce a diffondere un racconto secondo il quale persone nate e cresciute in quella terra, figlie e nipoti di persone nate e cresciute in quella terra, cittadini di uno Stato riconosciuto dalle Nazioni unite, sarebbero occupanti. Nella lettera si legge che sono decisioni come queste, parole come quelle usate da Glazer la causa del crescente antisemitismo nel mondo, negli Stati Uniti e a Hollywood. «Il clima attuale non fa che aumentare l’importanza dello Stato d’Israele, un luogo in cui sappiamo che saremo sempre accolti, un luogo come non ne esistevano durante la Shoah che il signor Glazer ha raccontato nel suo film». Al momento non ci sono stati commenti da parte della A24, che La zona d’interesse lo ha prodotto. Glazer non ha fatto nessuna pubblica dichiarazione dalla notte degli Oscar, disertando anche la conferenza stampa alla quale tutti i vincitori hanno partecipato dopo la cerimonia.

Visto il proseguire della polemica, è utile riportare le parole esatte e originali di Glazer, l’unico modo per capire davvero quanto assurde siano le critiche e le accuse che gli sono state mosse in queste settimane. «Thank you so much. I’m gonna read. Thank you to the Academy for this honor and to our partners A24, Film4, Access, and Polish Film Institute; to the Auschwitz-Birkenau State Museum for their trust and guidance; to my producers, actors, collaborators. All our choices were made to reflect and confront us in the present – not to say, “Look what they did then,” rather, “Look what we do now.” Our film shows where dehumanization leads, at its worst. It shaped all of our past and present. Right now we stand here as men who refute their Jewishness and the Holocaust being hijacked by an occupation, which has led to conflict for so many innocent people. Whether the victims of October the 7th in Israel or the ongoing attack on Gaza, all the victims of this dehumanization, how do we resist? Aleksandra Bystroń-Kołodziejczyk, the girl who glows in the film, as she did in life, chose to. I dedicate this to her memory and her resistance. Thank you».

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