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Le case editrici e le tipografie ucraine sono diventate uno degli obiettivi più colpiti dall’esercito russo Una vera e propria strategia, ormai. Tanto che in questi attacchi è andato distrutto un terzo dei libri stampati in Ucraina nel corso dell'anno.
È uscito un videogioco in cui l’unica cosa da fare è andare a un rave illegale e ballare tutta la notte Si chiama Afters, è gratuito e lo ha realizzato un game designer a cui l'idea è venuta dopo una notte passata tutta a ballare a un rave illegale.
La cosa incredibile di questa crisi energetica è che tutti sapevano che prima o poi sarebbe arrivata, perché tutti sapevano che le scorte di petrolio prima o poi sarebbero finite Ed evidentemente nessuno è riuscito a fare nulla per evitare lo scenario peggiore. Che è quello che stiamo vivendo in questi giorni.
Tilda Swinton ha scritto un’autobiografia, ma siccome non voleva fare la solita autobiografia ha deciso di raccontare la sua vita attraverso gli oggetti che ama Si intitola Material Evidence, uscirà nel 2028 e al suo interno ci saranno: un abito da battesimo, una lettera, una gamba di legno, una felpa, una matassa di seta da ricamo, una fotografia, una vita intera.
Per lanciare il loro nuovo album i Fontaines D.C. hanno organizzato dei listening party nei negozi di dischi indipendenti di tutto il mondo e l’Italia è uno dei Paesi in cui ce ne saranno di più Saranno ben 22 e si terranno tutti l'8 ottobre, sparsi dalla Liguria alla Sicilia e molti in "provincia", dentro negozi che sono pezzi di storia delle città.
La storia del Bosco Ospizio di Reggio Emilia, abbattuto per far posto anche a un supermercato, è molto più complicata e preoccupante di come la si sta raccontando Perché oltre al supermercato verranno costruiti anche una Casa della Comunità, una biblioteca e un polo sociale. E piantati 1350 nuovi alberi.
Negli ultimi cinque anni la Svizzera ha perso un quinto dei suoi ghiacciai Solo nel 2026 è sparito il 5,5 per cento del ghiaccio delle Alpi Svizzere. Gli scienziati parlano apertamente di «un anno catastrofico».
Esiste una mappa che raccoglie tutte le donne, militanti, scrittrici e studiose, che hanno fatto la storia dell’anarchia Si chiama Mujeres Anarquistas e al momento include sette grandi italiane: Virgilia D'Andrea, Luce Fabbri, Giovanna Berneri, Maria Roda, Tina Tomasi Ventura, Anna Maria Mozzoni e Marie Louise Berneri.

La miccia che potrebbe far esplodere il Medio Oriente

La tensione tra Iran e Stati Uniti non è mai stata così alta: una serie di articoli per capire meglio cosa sta succedendo, chi sono gli attori in gioco, e cosa potrebbe accadere ancora.

04 Gennaio 2020

Venerdì 3 gennaio il nome di Qassem Suleimani era sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo: il generale iraniano, poche ore prima, era stato ucciso da un attacco di droni statunitensi mentre si trovava all’aeroporto internazionale di Baghdad. La manovra, che sembra essere stata ordinata direttamente dal presidente Donald Trump, complica a dir poco i rapporti tra Stati Uniti e Iran – o forse tra Occidente e Iran – e l’intera stabilità, già parecchio precaria, del Medio Oriente. Suleimani era il capo delle forze Quds, una divisione delle guardie Rivoluzionarie che si occupa di operazioni fuori dall’Iran.

Negli ultimi anni l’influenza dell’Iran nella regione è molto aumentata: con l’aiuto della Repubblica Islamica, per esempio, la guerra in Siria ha preso una piega decisamente favorevole al regime di Bashar al-Assad, e anche in Iraq le forze sostenute dall’Iran sono sempre più presenti e influenti, in politica e nell’opera di ricostruzione dei territori riconquistati all’Isis. Una di queste milizie si chiama Kataib Hezbollah, ed è il nodo dei problemi degli ultimi giorni: a fine dicembre una base irachena era stata attaccata da Katib Hezboolah con un attacco missilistico in cui un contractor è morto e alcuni militari Usa sono stati feriti. Inoltre, il feroce sistema di repressione delle proteste durate alcune settimane nella capitale Baghdad era stato coordinato proprio dalla milizia. Gli Stati Uniti hanno quindi bombardato alcune strutture di Kataib Hezbollah, ucciso circa venti membri, e nei giorni successivi – proprio all’inizio del 2020 – l’ambasciata statunitense a Baghdad è stata assaltata da alcune migliaia di iracheni legati all’Iran.

La tensione nell’area, e tra Iran e Stati Uniti, non è probabilmente mai stata così alta come oggi, negli ultimi decenni. Forse, addirittura, dal 1979, l’anno in cui iniziò la rivoluzione islamista di Khomeini e l’ambasciata Usa a Teheran venne, per la prima volta, assalita dai manifestanti anti-americani. Partiamo proprio da lì, con una serie di articoli per capire meglio cosa sta succedendo, chi sono gli attori in gioco, e cosa potrebbe accadere ancora.

Photos: 40 years since the Iranian Revolution – Quartz
Il 2019 ha visto l’anniversario della Rivoluzione che cambiò per sempre l’Iran quando, nel febbraio 1979, i religiosi presero il potere a Teheran, imponendo un governo (quello del “giureconsulto”) che avrebbe avuto effetti su tutto il Medio Oriente. Guidata dallo sciita Ruhollah Khomeini, la Rivoluzione iraniana trasformò il Paese in una Repubblica Islamica, cambiando inoltre le alleanze internazionali. Quartz ne ha ricostruito la storia attraverso una gallery di foto d’archivio.

The Shadow Commander – New Yorker
In questo lungo ritratto pubblicato il 30 settembre 2013 sul New Yorker, Dexter Filkins delinea l’importanza del ruolo del generale iraniano Suleimani partendo dal racconto del funerale di Hassan Shateri, un veterano e comandante di alto livello della Quds Force, squadra di super agenti impiegata per operazioni segrete all’estero. «In ginocchio sul pavimento della moschea, in seconda fila, c’era il maggiore generale Qassem Suleimani, il capo della Quds Force». Pur risalendo a diversi anni fa l’articolo di Filkins è una delle descrizioni più approfondite del “comandante nell’ombra” Suleimani e del suo ruolo nell’orchestrazione delle tensioni nel Medio Oriente. Oltre a raccontare la storia della sua ascesa al potere, il giornalista delinea – con l’aiuto delle osservazioni di John Maguire, in passato ufficiale della Cia in Iraq, e altre testimonianze – le caratteristiche della sua personalità che l’hanno reso così popolare da essere considerato dai suoi un eroe (e, ora, un martire): dall’abitudine di rimanere in silenzio e ascoltare gli altri a una modestia così ostentata da risultare teatrale, come quando, riferendosi a se stesso, si definì «il più piccolo dei soldati».

What Comes Next After the Killing of Qasem Suleimani – Intelligencer
«Il gioco è cambiato», aveva detto il segretario della Difesa Mark Esper lo scorso giovedì in relazione alla situazione in Iraq. E adesso, come sottolinea Heather Hurlburt, sembra quasi un avvertimento, con una precisazione: che questo non è un gioco. Con l’uccisione di colui che si riteneva essere uno degli uomini più potenti del Medio Oriente e con l’offensiva di Kataib Hezbollah che nei giorni scorsi ha sparato missili contro una base americana nella provincia di Kirkuk, la tensione tra Iran e Usa ha raggiunto un punto critico. Nel prevedere quanto avverrà ora, l’Intelligencer ipotizza nuove agitazioni in Iraq, un’ulteriore ondata di violenza e di terrorismo nel Medio Oriente, e un impatto significativo sulla politica del mondo (come maggiori restrizioni per gli americani di origine mediorientale).

Trump uccide a Baghdad il gran capo militare dell’Iran Soleimani, la guerra ora è vicina – Linkiesta
Come ricorda Christian Rocca in questo articolo, «quando a luglio del 2018, Trump ha messo in guardia il presidente iraniano di non minacciare l’America, a rispondergli è stato Soleimani: “È poco dignitoso per il nostro presidente risponderle. Le risponderò io, da soldato”». L’uccisione del generale, uno dei più grandi assassini di massa degli ultimi anni, è una notizia che secondo diversi analisti avrà conseguenze pesantissime sulla regione, molto più di quante ne ebbe l’eliminazione di Osama Bin Laden. Come sottolinea Rocca, provando a immaginare le conseguenze del gesto di Trump, «eliminare il nemico è quasi sempre la parte più facile dell’operazione e non risolve il problema». In molti hanno interpretato l’azione del presidente degli Usa come una mossa strategica in vista delle lezioni. È utile, a questo proposito, ricordare un tweet del 29 novembre 2011 dello stesso Trump, che un anno prima delle elezioni presidenziali del 2012 che rielessero Obama alla Casa Bianca scriveva: «Per essere rieletto, Barack Obama comincerà una guerra con l’Iran».

Le ambasciate come ostaggi dell’Iran – Il Foglio
Il fatto che il Pentagono abbia definito il raid americano a Baghdad «un’azione difensiva», testimonia quanto rilevanti per l’operazione siano state le recenti proteste che hanno colpito l’ambasciata americana. Nella mattina di martedì 31 dicembre infatti, il generale iraniano si era impadronito della Zona Verde di Baghdad (dove hanno sede l’ambasciata Usa e le sedi diplomatiche di Gran Bretagna e Arabia Saudita), così da poter controllare le missioni diplomatiche nel Paese. L’episodio, scrive Daniele Raineri, non solo ha ricordato i disastri del 1979 e del 2012, quando alcuni diplomatici americani vennero tenuti in ostaggio e uccisi, ma ha evidenziato il problema di uno stato, l’Iraq, dove il governo si dichiara alleato di Washington e allo stesso tempo è dominato da milizie intente a combattere gli americani su ordine dell’Iran.

What Iran Is Really Up To in Syria – The Atlantic
Quando nel febbraio 2018 un caccia F-16 dell’aeronautica militare israeliana venne abbattuto, un’escalation di violenza nel confronto militare che da mesi vedeva impegnati da una parte Israele e dall’altra una colazione militare formata da Siria, Iran e l’organizzazione libanese Hezbollah, sembrò più prossima che mai. Come riportava The Atlantic in un articolo di allora, chiarendo i rapporti tra le diverse potenze, la coalizione era intenzionata a frenare ulteriori mosse da parte di Israele al fine di proteggere il regime di Assad, che l’Iran voleva quale unico capo legittimo di uno stato siriano unificato.

US-Iran relations: A brief history – Bbc
Dall’operazione del 1953, orchestrata dalla Cia per sovvertire il regime democratico dell’Iran, allora governato da Mohammad Mossadeq, alla tensione e allo scontro sotto il presidente Trump, passando per la famosa telefonata tra Barack Obama e Hassan Rouhani nel settembre del 2013, questo articolo della Bbc, pubblicato il 21 giugno 2019, riassume più di 65 anni di complicate relazioni tra Iran e Stati Uniti in pochi eventi cruciali (e in un video di poco più di un minuto), proponendosi come una breve guida per comprendere gli sviluppi delle tensioni.

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