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20:09 mercoledì 3 giugno 2026
L’ultima moda tra i miliardari è comprarsi lo scheletro di un dinosauro Vengono battuti per milioni di dollari dalle più prestigiose case d'asta del mondo e acquistati da miliardari che si sono un po' stufati delle "normali" opere d'arte.
Sempre più giovani si dedicano al solomaxxing, cioè rimanere single perché per trovare un partner servono troppo tempo e troppi soldi Essere single non per scelta sentimentale o filosofica, ma perché le relazioni hanno un costo che il reddito medio non copre più.
Per festeggiare il centesimo compleanno il brand islandese 66°North si è inventato una delle campagne più riuscite degli ultimi anni Cento persone, nate ognuna in uno degli anni trascorsi dal 1926 a oggi, fotografate con addosso i loro vecchi capi 66°North, quelli a cui sono più affezionati.
Nelle praterie della Mongolia è stata costruita una galleria d’arte che sembra un’astronave precipitata sulla Terra Si chiama Praire Ark, l'ha disegnata lo studio architettonico cinese Büro Ziyu Zhuang ispirandosi alla saga di Alien di Ridley Scott.
Un tizio ha trovato per caso una demo unica di Is This It degli Strokes che la band aveva registrato e poi buttato È una prima versione dell'album, prodotta da Gil Norton, che Casablancas e compagni bocciarono e cestinarono. E che ora è miracolosamente riapparsa.
Secondo una ricerca scientifica gli uffici open space fanno male al cervello, fanno stancare di più e lavorare peggio A quanto pare ci voleva una ricerca per capire che rumore continuo, confusione incessante e assenza di spazio personale non fanno bene al cervello.
La pregiatissima collezione di vini di Stalin verrà venduta per finanziare l’apertura di una scuola di enologia in Georgia Al suo interno sono conservate più di 40 mila bottiglie, in parte prese dalle cantine degli zar e in parte scelte personalmente da Stalin.
Il prossimo film di Alice Rohrwacher sarà un adattamento del Barone rampante di Italo Calvino La regista non ha fatto in tempo a finire le riprese di Three Incestuous Sisters che è già arrivato l'annuncio del suo prossimo progetto.

Liberato disegnato

Tra i protagonisti del successo del Segreto di Liberato di Francesco Lettieri c’è anche Lorenzo Ceccotti, fumettista noto con il nome d’arte LRNZ, che per il film, da oggi su Netflix, ha curato locandine, illustrazioni e disegni.

19 Settembre 2024

LRNZ, nome d’arte di Lorenzo Ceccotti, è un’eccellenza del mondo del fumetto e dell’animazione italiani. È metodico, attento, estremamente appassionato. Sentendolo parlare – dei suoi libri o del lavoro che ha fatto su Il segreto di Liberato, il documentario dedicato al cantante napoletano o di come ha realizzato le copertina della Trilogia dell’Area X di Jeff Vandermeer e di Tasmania di Paolo Giordano – si percepisce come riesca a tenere insieme, in modo incredibilmente naturale, i due aspetti del suo lavoro: quello più teorico e quello più pratico. Non parla di fortuna, ma di preparazione. Non cerca di inseguire i gusti del pubblico. Il suo stile è immediatamente riconoscibile: morbido, avvolgente, figlio di tante letture e visioni, dalla tradizione più occidentale alla scuola giapponese.

Se sei d’accordo, partirei dalla fine. E cioè da Il segreto di Liberato, di cui hai realizzato la parte animata con i tuoi disegni e la regia per l’animazione con Giuseppe Squillaci.
È stata un’esperienza meravigliosa sotto tutti i punti di vista. Personalmente, credimi, ho un approccio piuttosto radicale quando si tratta di scegliere un nuovo progetto. Scelgo i progetti a cui lavorare unicamente quando sento una certa affinità artistica oppure quando credo che possano essere un’opportunità di crescita.

In questo caso, c’era un’affinità artistica o si è presentata un’opportunità di crescita?
Ti direi entrambe. Lavorare a questo film mi ha permesso di collaborare con persone che stimo profondamente come Giuseppe Squillaci. Adoro Liberato. Mi è sempre piaciuto, specialmente se parliamo della sua musica e del modo in cui ha deciso di gestire la sua identità. E poi sono un fanatico del videoclip come forma espressiva e amo il lavoro di Francesco Lettieri. Mi sono formato in un momento estremamente felice, come quello degli anni Ottanta e Novanta, quando l’uscita del nuovo video di un gruppo o di un regista che seguivo era un vero e proprio evento. Con la coppia Liberato/Lettieri ho provato di nuovo questa stessa sensazione. Ogni nuovo videoclip di Liberato è la prosecuzione di un discorso artistico preciso, coerente come visione, ma sempre sorprendente. Mi piace la forma a cui è arrivato Gianluca Palma, il direttore della fotografia. Mi sento fortunato a essere suo contemporaneo. Da fumettista e disegnatore trovo che abbia una sensibilità nel trattare il corpo, il colore e la luce molto simile a quella di Tanino Liberatore. 

Com’è stato lavorare alle animazioni del film?
Più volte in passato ho provato a sviluppare un mio progetto animato. Golem è stato sicuramente il tentativo più importante, per diversi motivi. Mi è costato una fatica impressionante, talmente tanta che, quando ho capito che non avrebbe avuto seguito, mi sono promesso di lasciar perdere l’animazione per sempre. Rispetto ai fumetti, mi sembrava che fosse tutto troppo complicato, con troppe persone che non conoscono il linguaggio ma vogliono comunque mettere bocca, e con troppi impedimenti produttivi. Per quanto l’audiovisivo sia un medium potentissimo, riuscire a raccontare una storia può diventare difficilissimo. Però, fosse per me, farei cartoni animati dalla mattina alla sera. E quindi ci sono ricascato. Per Il segreto di Liberato, abbiamo dovuto mettere insieme un gruppo di lavoro e affrontare un processo a fisarmonica.

Che cosa vuol dire?
Che a seconda del momento lo staff si restringeva o si allargava. In totale, abbiamo coinvolto circa settanta persone. L’esperienza, di per sé, è stata interessante. Nonostante tempi e budget fossero limitati, è stato un progetto originale anche nella produzione. È stata un’operazione bella e riuscita, che ha fatto – come si dice – di necessità virtù. Avere una deadline granitica impone un’organizzazione di ferro. Il 9 maggio, per Liberato, è imprescindibile. E lo sapevamo.

Ricordi il primo momento in cui sei entrato in contatto con Liberato?
Mi ha scritto lui, su Instagram. E all’inizio ho pensato fosse uno scherzo o una truffa.

Ti ha contattato con un account fake o con il suo profilo principale?
Con il profilo principale.

E ti ha scritto in caps lock?
Ovviamente. Mi ha scritto: UAGLIU’ TU FAI PAURA <3.

E gli hai detto subito di sì?
In realtà no, gli ho chiesto di aspettare. E lui non si è fatto nessun problema; mi ha detto va bene.

Stavi lavorando al nuovo numero di Geist Maschine, il tuo fumetto pubblicato da Bao Publishing?
Sì. Poi, però, davanti all’offerta di poter lavorare all’animazione de Il segreto di Liberato, ho deciso di metterlo in pausa.

Come sta andando, ora, lo sviluppo del secondo numero?
Adesso si tratta di rimettere insieme i pezzi e di riprendere quello che è rimasto interrotto, e di ricominciare a disegnare ogni giorno. Devo solo capire come muovermi. Per il primo volume, ho disegnato in diretta su Twitch. Questa volta voglio tirare su un server indipendente: disegnerò sempre in diretta, ma non su Twitch.

Dovendo scegliere, cosa preferisci: lavorare da solo, al tavolo da disegno, o in gruppo come è stato per Il segreto di Liberato?
Quando si lavora in gruppo, è sempre bello. Non te lo nascondo. Io tendo a lavorare da solo e sono un po’ un orso perché è così che sono i fumettisti. Con un progetto animato, devi tenere a mente tante cose: il budget, le scadenze; i vari reparti e punti di vista. Con il fumetto, sei l’unico responsabile delle tue scelte.

Provi mai a metterti nei panni del pubblico quando cominci a lavorare a un nuovo progetto? Soprattutto, provi mai a metterti nei panni del pubblico più giovane, che molte cose le scopre dai social e cerca spesso, non sempre, trend e mode da seguire?
No, mai. Sono talmente tante le cose da raccontare che non ho il tempo per fare simili ragionamenti. Sono profondamente affascinato dalle storie. E per me la forma, il modo cioè in cui si mettono in scena, coincide esattamente con il contenuto. Anzi, talvolta riesce persino a determinarlo. Una cosa che diceva anche Andrea Pazienza.

Domanda secca: Hayao Miyazaki o Hideaki Anno?
Miyazaki.

Perché?
Per Principessa Mononoke. Ad Anno diamo ancora qualche anno, scusa il gioco di parole.

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Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, collezionista e fondatrice della Fondazione che porta il suo nome, racconta trent'anni di arte contemporanea – e il sogno veneziano diventato realtà.