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05:23 domenica 11 ottobre 2026
Bad Bunny, Burna Boy, Robyn, Alex Consani, Lana Del Rey, il marito di Lana Del Rey e tutte le moltissime celebrity che interpreteranno i dj delle stazioni radiofoniche di GTA VI Sei di queste stazioni radiofoniche si possono già ascoltare sul sito del videogioco, in attesa del giorno dell'uscita, il 19 novembre.
Il governo israeliano ha preso piuttosto male il Premio Nobel per la Pace a Navanethem Pillay, cioè la presidente della Commissione Onu che per prima ha accusato Israele di aver commesso un genocidio a Gaza Il Ministero degli Esteri israeliano lo ha addirittura definito «la grottesca strumentalizzazione di un premio per legittimare l'odio e il pregiudizio».
Il Pentagono trasmetterà in diretta streaming la fucilazione del terrorista responsabile della strage di Fort Hood L'ultima esecuzione militare negli Stati Uniti risale al 1961. Il Segretario della Guerra Pete Hegseth ha deciso che "l'evento" va diffuso in ogni modo possibile e immaginabile.
La cosa migliore vista su internet questa settimana sono senza dubbio le reaction dei vincitori e delle vincitrici del Nobel alla notizia che avevano vinto il Nobel Pubblicate dagli stessi account social del Premio Nobel. Su tutte, spicca la foto di una esterrefatta Anne Carson.
Questo influencer non esiste ma ha comunque un sacco di follower, guadagna un sacco di soldi e vuole venderti un sacco di criptovalute Si chiama Jean Philanthrope, è comparso dal nulla a metà settembre, tira di boxe contro l'aria vestito sempre elegante e in tre giorni ha fatto milioni di visualizzazioni.
Al Met c'è una mostra dove vengono esposti solo quadri di nuvole Il Metropolitan Museum di New York ricostruisce, con dipinti, disegni e fotografie, come artisti e scienziati hanno rappresentato il cielo tra l'inizio dell'Ottocento e gli anni Venti del Novecento.
Un’artista ha realizzato un film su Luigi Mangione fatto solo di soli post su Luigi Mangione Si chiama «Deny, Defend, Depose», dura trenta minuti e Stanya Kahn ha cominciato a raccoglierne il materiale la mattina stessa dell'omicidio di Brian Thompson, andando avanti per più di un anno.
Abbiamo scoperto che in Avengers: Doomsday c'è anche Sandra Hüller solo grazie a Reddit Marvel non l'ha mai annunciato, ma il profilo di una stuntwoman britannica e un commento su Reddit indicano che l'attrice di «Anatomia di una caduta» è nel cast del prossimo film degli Avengers.

Il centro non esiste

E chi lo compone politicamente è destinato all'irrilevanza. Serve un bipolarismo forte, inutile mettere bastoni fra le ruote a questo schema.

22 Luglio 2013

Roma – Scusate, avete per caso notizie di Mario Monti? Niente eh? E di Pier Ferdinando Casini? Nulla vero? E di Gianfranco Fini? Nada de nada. E di Francesco Rutelli? Zero. E di Lorenzo Cesa? E di Italo Bocchino? E di Luca Cordero di Montezemolo? E di Andrea Riccardi? Insomma, senza girarci attorno, avete per caso notizie di tutti i campioni del centrismo, e di tutti quegli eroi della politica italiana che con le loro gesta avrebbero dovuto far rivivere sotto mentite spoglie la vecchia Democrazia Cristiana? Niente, zero, nisba, puf.

La questione è semplice. Il grande Centro guidato alle ultime elezioni dal tridente Monti-Fini-Casini, nonostante il suo non disprezzabile 10 per cento, negli ultimi mesi è stato inghiottito dallo stesso buco nero in cui da anni, dagli inizi degli anni novanta, finiscono tutti quei politici che provano (e che hanno provato) a sfidare il bipolarismo italiano; e senza voler essere troppo severi, l’unico significativo segno di vita manifestato dai campioni del centro negli ultimi cento giorno è stato quello registrato alcuni giorni fa quando, con sprezzo del pericolo, l’ex Presidente del Consiglio Mario Monti ha chiesto, pescando nel vocabolario delle parole rimaste nei libri della prima Repubblica, una “cabina di regia del governo” e una “verifica” per onorare un “patto di legislatura”. Ecco. In buona sostanza, e crediamo di non sbagliarci, dopo tre mesi e mezzo di governo Letta – che tra l’altro, paradosso dei paradossi, è senz’altro il più democristiano tra i governi mai avuti dall’Italia negli ultimi vent’anni, elemento questo che peró non ha contribuito a rafforzare il balenottero dei moderati – il centro è sostanzialmente scomparso, non riesce a intestarsi una battaglia, finisce sui giornali solo quando i campioni del centrismo offrono ai cronisti materiale utile per riempire lo spazio che i direttori periodicamente dedicano al tema “scissione dell’atomo” e, nonostante all’interno dell’universo centrista ci siano perlopiù persone di buon senso (portatrici cioè di idee che potrebbero avere cittadinanza in qualsiasi e moderno partito sia di centrodestra sia di centrosinistra), oggi gli eredi della Dc sono costretti a fare i conti con una realtà culturale ormai difficile da negare.

Potremmo metterla così: il bipolarismo italiano, nonostante tutto, continua a uccidere i suoi nemici, e alla fine dei conti oggi è chiaro che per un non allineato del centrodestra o del centrosinistra è più facile (e costruttivo) affermare le proprie idee in un grande contenitore (anche a costo di vivere in un regime di dissenso permanente) piuttosto che vedere valorizzate le proprie policy in un piccolo contenitore che per alcuni giorni può darti sì l’illusione di farti sentire a casa tua, ma che dopo poco tempo non può che farti capire che per chi vuole fare politica e per chi vuole imporre alcuni temi è sempre preferibile – come si dice in questi casi – essere gli ultimi tra i primi che i primi tra gli ultimi. Bene. A voler seguire il filo di questo ragionamento la questione che si pone una volta completato il discorso è la seguente: ma il bipolarismo italiano può reggere o no alla (futura) uscita di scena di Berlusconi oppure in tutti questi anni è riuscito a doparsi degli antidoti e degli anticorpi necessari per esistere anche senza Berlusconi? In linea di massima bisogna riconoscere che dal 1994 a oggi la forte polarità generata dalla leadership del Cavaliere è senz’altro la ragione prima della sostanziale alternanza del nostro paese (grandi coalizioni a parte) – perché finora, inutile negarlo, il vero senso politico di tutte le ultime campagne elettorali è sempre stato quello di scegliere se stare con Berlusconi oppure no. In questo senso, è ovvio che una leadership forte è, naturalmente, una leadership che incentiva il bipolarismo, ma per entrare nel cuore del ragionamento bisogna cambiare prospettiva, bisogna puntare il proprio sguardo lontano dal dito e cominciare a osservare la luna per comprendere un concetto semplice: che la vita del bipolarismo non è legata alla sola presenza in campo di un leader molto forte ma è legata soprattutto a un sistema elettorale che, se fatto in un certo modo, dovrebbe essere in grado di semplificare la vita degli elettori e di garantire così al Paese una serena alternanza tra forze politiche.

In questo senso, il paradosso del nostro sistema politico è che la vita del bipolarismo invece viene messa ogni giorno in discussione dai tanti parassiti del centro i quali, solo per aver garantito un piccolo pezzo di terreno sicuro all’interno della cartina geografica della politica italiana, provano in tutti i modi a promuovere sistemi elettorali in grado di scomporre gli elettori, con la speranza di poter artificiosamente tornare ai fasti (?) della prima Repubblica. Naturalmente, c’è da scommetterci, nei prossimi mesi (soprattutto a destra e al centro e in una parte della sinistra) sarà forte la tentazione di voler trasformare in un partito vero l’esperienza del governo Letta. Ma se quei politici che dopo le ultime elezioni hanno capito sulla propria pelle che gli elettori hanno voglia di scegliere tra due grandi blocchi (Grillo, a meno di sorprese, è destinato a essere un fenomeno passeggero se la politica in questi mesi riuscirà a combattere come si deve l’anti politica dai banchi del governo); se i campioni del centrismo capiranno che per cambiare l’Italia (e combattere l’antipolitica) non servono spezzatini ma servono grandi partiti che si rafforzano anche grazie alle varie forme di dissenso presenti al loro interno; se insomma i furbetti del centro prenderanno un po’ di coraggio e sceglieranno (senza ipocrisie) da che parte stare senza incentivare la riesumazione di vita vecchi sistemi elettorali; se insomma tutto questo dovesse capitare, il nostro Paese potrebbe fare un salto nella famosa modernità, potrebbe cambiare davvero i suoi connotati e potrebbe realizzare un sogno degli elettori. Un sogno ovvio: scegliere da che parte stare, e rottamare una volta per tutte quegli spezzatini che hanno intossicato per troppo tempo la vita della politica italiana.

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