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Il governo sudafricano ha dovuto ritirare la sua proposta di legge sull’AI perché si è scoperto che è stata scritta con l’AI In particolare, si è scoperto che l'AI si era inventata di sana pianta tutta la bibliografia alla base del testo di legge.
Secondo uno studio, nelle città europee sta diventando quasi impossibile spostarsi senza la macchina Milano è una delle poche in cui si riesce a muoversi almeno un po' con i mezzi pubblici. A Roma, invece, la situazione è disastrosa.
Mentre faceva uscire il nuovo singolo, preparava un tour continentale e invitava a boicottare l’Eurovision, Robert Del Naja dei Massive Attack ha trovato anche il tempo di farsi arrestare a una manifestazione pro Palestina Stava manifestando a Trafalgar Square esponendo un cartello con su scritto «Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action».
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Il Met Gala starebbe abbassando i prezzi perché con Jeff Bezos e Lauren Sánchez a finanziarlo nessuno ha granché voglia di andarci Dagli iniziali 75 mila dollari per l'ingresso e 350 mila per un tavolo da 10, i prezzi adesso si starebbero abbassando sensibilmente.
Con tutto quello che sta succedendo nel mondo, Donald e Melania Trump stanno impiegando tempo ed energie per litigare con Jimmy Kimmel (di nuovo) Stavolta i Trump si sono arrabbiati per una battuta in cui Kimmel definiva Melania «una vedova in divenire».
Acne Paper ha messo in mostra per la prima volta 70 disegni di René Bouché che ritraggono 70 donne che hanno fatto la storia Tra i ritratti dello storico illustratore di Vogue compaiono i volti di Lee Radziwill, Billie Holiday, Helena Rubinstein e Babe Paley.
Adesso anche TikTok fa la sua classifica dei bestseller Uscirà ogni mese e incrocerà le vendite dei libri con le visualizzazioni che i contenuti dedicati a quel libro ottengono sul social.

Leonard Cohen e gli anni di Hydra

L'atmosfera selvaggia, gli amici brillanti, la grande storia d'amore con Marianne: un documentario racconta la vita del cantautore sull'isola greca.

20 Agosto 2019

In una grigia giornata di aprile del 1960 Leonard Cohen, allora un giovane poeta di venticinque anni con una pubblicazione al suo attivo, entrò casualmente in una filiale inglese della Bank of Greece. Esasperato da quella plumbea atmosfera londinese che sembrava perseguitarlo ovunque si muovesse, fu colpito dall’aspetto gioviale e insolitamente abbronzato di un cassiere, al punto da avvicinarsi e chiedergli, senza troppi giri di parole: «Come fai ad avere quella espressione sorridente? Qui siamo tutti tristi». «Semplice», rispose l’uomo, «sono appena tornato dalla Grecia. Li è primavera». Il giorno seguente il ragazzo canadese prese un volo per Atene, visitò l’Acropoli, soggiornò una notte al Pireo e s’imbarcò la mattina successiva per Hydra, su suggerimento del barone Jacob Rothschild, che durante un party londinese gli aveva caldeggiato quella seducente e selvaggia isola egea, stretta e lunga, che stava attirando una sparuta pattuglia di expat in cerca di un luogo ancora integro, privo aspettative e obblighi sociali, dove dar libero sfogo alla propria creatività. Non solo artistica.

«Era come se tutti fossero giovani, belli e pieni di talento, ricoperti da una specie di polvere d’oro. Tutti avevano qualità speciali e uniche», ricorderà Cohen anni dopo, «questo è, naturalmente, il sentimento della giovinezza, ma nella gloriosa atmosfera di Hydra, tutte queste qualità furono amplificate». All’epoca, nonostante alcune difficoltà oggettive, l’elettricità scarseggiava, le case erano illuminate dalle lampade a cherosene e per raccogliere l’acqua si utilizzavano le cisterne, erano sufficienti mille dollari l’anno per vivere sull’isola dignitosamente, con le giornate che erano scandite da un rituale in apparenza non codificato ma sempre uguale a se stesso: il passaggio in porto intorno alle 11:30, per verificare se la quotidiana nave in arrivo fosse prodiga di doni, posta o assegni vari di mantenimento, la spesa allo spaccio locale e l’immancabile bicchierino di resina, necessario per risalire i gradini che portavano alle case su in collina. In tardo pomeriggio invece ci si dava appuntamento al Katsikas (oggi non esiste più), che consisteva in sei tavolini da bar sul retro di una drogheria, alla fine del lungomare, dove Cohen in seguito fece anche il suo primo vero concerto.

I primi forestieri ad arrivare in quella piccola isola di poco più di duemila anime erano erano stati gli anfitrioni australiani George e Charmian Johnston, lui reporter per Life Magazine e in seguito scrittore sotto pseudonimo, lei scrittrice, e poco dopo era stata la volta di Marianne Ihlen, la bionda ragazza norvegese che conosceva Hydra per averla vista sul grande schermo, nel non memorabile film con Sofia Loren, Il Ragazzo sul delfino, e che era stata trascinata sull’isola dall’esuberanza del suo passionale amore giovanile, lo scrittore Axel Johnson, che successivamente prese talmente alla lettera lo spirito libero e anticonformista di Hydra da abbandonare Marianne, il loro figlio piccolo, e fuggire veleggiando in direzione Pireo con la pittrice americana Patricia Amlin. Leonard Cohen la vide una sera passeggiare sul lungomare e rimase quasi folgorato dalla naturale bellezza di quella ragazza che amava danzare e che da bambina si era appassionata ai viaggi leggendo le avventure di Gengis Khan. Lei, invece, trovò in lui tutto quello che non era riuscita a trovare in Alex: la tranquillità, la curiosità, il desiderio di complicità.

La loro famigerata storia d’amore, durata a intermittenza circa sette anni, dal ’60 al ’67, era stata raccontata anni fa in un libro della giornalista norvegese, Kari Hesthamar, ma ora torna d’attualità grazie al bel documentario di Nick Broomfield, Marianne & Leonard: Words of love, presentato all’ultimo Sundance e uscito lo scorso luglio. Nel quale si ricorda come Marianne non fu solo una momentanea compagnia di vita, ma amica, amante e musa del cantautore canadese, che a lei dedicò la celebre So long, Marianne: «Come over to the window, my little darling / I’d like to try to read your palm / I used to think I was some kind of Gypsy boy / before I let you take me home».

Marianne Ihlen e Leonard Cohen in una scena di Marianne & Leonard: Words of Love (courtesy Roadside Attractions)

A Hydra abitarono in un antico edificio di tre piani con grande terrazza appena sopra il porto che il futuro cantautore comprò per 1500 dollari, con l’aiuto del pittore greco/americano Demetri Gassoumis. «Fu la decisione più intelligente che avessi mai preso», disse in seguito in un’intervista. In quel periodo di vita spensierata, lontano dalle convenzioni conservatrici dell’ambiente in cui era cresciuto, Leonard Cohen scrisse il suo secondo libro di poesie, Le spezie della terra, due romanzi, Il gioco preferito e Beautiful Losers, quest’ultimo ambientato proprio sull’isola, una terza raccolta di poesie, Flowers for Hitler, uscita nel ’64, e diverse canzoni: quelle del suo primo disco, Songs of Leonard Cohen, uscito nel ’67, e alcune del suo secondo, Songs from a Room, dove nel retro di copertina è ritratta proprio una foto di Marianne.

Poi, quella stagione bohémien, arrivata quasi in anticipo rispetto ai tempi, terminò in odor di Sessantotto, senza troppi drammi. Da parte sua il cantautore canadese aveva intuito che per proseguire il suo lavoro di ricerca musicale avrebbe avuto bisogno di un respiro più ampio e che quella relazione, seppur speciale, era condannata al fallimento, perché non avrebbe mai resistito, se non nel ricordo, alle sfide future di una vita normale. Come scrisse il poeta newyorkese Kenneth Koch visitando Hydra e riducendo la complessità della vita sull’isola a una sola frase: «Hydra, non puoi vivere in nessun’altra parte del mondo, compresa Hydra».

Quando si parla di luoghi geografici i paragoni con il passato sono spesso inutili, perché l’incidere del tempo non conosce pause, ma provenendo dal mare ancora oggi si può provare a immaginare come era un tempo l’isola: le case imbiancate che si arrampicano su per la collina, a formare una sorta di anfiteatro. Una luce magnifica, intensa senza essere invadente, che ricorda quella di alcuni scorci della Sicilia del sud, rifugio prediletto di grandi pittori paesaggisti. E poi le strade dolcemente ondulate che costeggiano una parte dell’isola, originariamente progettate solo per farci passare due asini contemporaneamente (ogni mezzo a motore è bandito da sempre). Chissà che non sia questa «la nuda e selvaggia perfezione di Hydra», come l’aveva definita Henry Miller in Il Colosso di Marussi. E basterebbe allontanarsi un poco dagli ordinari rituali turistici di porto e dirigersi verso un piccolo villaggio di nome Kamini per scoprire che in fondo non tutto è cambiato. Sull’isola si parla ancora albanese, arrivarono qui nel 1500 molti contadini e pastori provenienti dal Peloponneso, e il mezzo di trasporto principe resta quello animale. È camminando lungo queste strette vie del villaggio che Leonard Cohen iniziò a comporre “Bird on the Wire”, ispirandosi ad un uccello che si era posato su uno dei primi cavi elettrici presenti sull’isola: «Like a bird on the wire / Like a drunk in a midnight choir / I have tried in my way to be free».

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