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04:08 giovedì 1 ottobre 2026
La crisi climatica è talmente grave che siamo in autunno e sul Cervino non c’è ancora nessuna traccia di neve Con l'Europa sotto una cupola di calore le Alpi perdono ghiaccio e pezzi di roccia, e sul Monte Bianco quest'anno si attendono quattrocentocinquanta cadute di massi.
Dei coloni israeliani hanno bloccato l’esercito israeliano mentre stava facendo rientrare in casa una famiglia palestinese eseguendo l’ordine di un tribunale israeliano Nella stessa notte i coloni hanno bruciato anche altre case palestinesi e ferito tre agenti della polizia di frontiera israeliana.
C’è una sacrosanta polemica attorno allo sgombero di una via di Milano usata come rifugio dai senza tetto per far posto a una sfilata della Fashion Week The Attico ha chiuso e rimbiancato il tunnel di via Sammartini per la sua sfilata, privando di un rifugio le persone senzatetto e causando notevoli disagi ai residenti.
Il movimento per la casa ha ottenuto una vittoria storica, ed è tutto merito di una 87enne spagnola che ha rifiutato di farsi sfrattare dalla casa in cui viveva da 70 anni Il 23 settembre Maricarmen Abascal è stata portata fuori in barella dalla sua casa di Madrid, sfrattata dal fondo di investimento che ne è proprietario. Ne è nata una protesta che ha costretto il governo Sanchez a intervenire.
L’ultima iniziativa di Mamdani è regalare 70 mila biglietti per l’opera ai newyorkesi che non si sono mai potuti permettere di andarci L'iniziativa si chiama Opera for All: i biglietti saranno distribuiti via lotteria, 10 mila al mese per tutta la stagione del Metropolitan Opera.
Dopo quasi trent’anni uscirà un nuovo romanzo di Donald Antrim, il più tragico, spassoso, originale, misterioso e fenomenale degli scrittori americani Arriverà il 12 gennaio 2027 negli Usa, si intitolerà My Eliot ed è già considerato il romanzo più antrimiano di tutti.
Una stilista inglese ha realizzato un’intera collezione usando soltanto le tende abbandonate ai festival musicali Lei si chiama Tilly Lawless e ha personalmente recuperato tutte le tende che ha poi trasformato in vestiti, girando i festival di tutta l'Inghilterra.
L’agente Cooper di Twin Peaks ha scritto un’autobiografia in cui però parla più di David Lynch che di se stesso Si intitola Fictional Selves, è uscita il 29 settembre e in realtà è l'autobiografia di Kyle MacLachlan. Ma la parte su Lynch resta vera.

Quando George Lucas faceva il bullo

Star Wars: Gli ultimi Jedi è da ieri nelle sale italiane. Abbiamo letto la biografia che racconta com'era la vita del regista prima della grande epifania.

14 Dicembre 2017

Per i grandi registi il cinema è stato un istinto naturale, una cosa di cui erano fatte le giornate fin da quando erano molto giovani. Spielberg, ad esempio, ha girato il suo primo cortometraggio a 12 anni, a 17 era già al cinema con Fireflight. Polański ha avuto un’infanzia segnata da distruzione e fame causate dalla guerra, eppure cercava pezzi di pellicola nei cassonetti dell’immondizia. George Lucas invece no. Nonostante abbia colonizzato l’immaginario mondiale con Star Wars, Lucas si è avvicinato al cinema casualmente. Prima aveva fatto un sacco di cose: si era dedicato alla fotografia trasformando il bagno di casa in un laboratorio, aveva collezionato alcuni trofei guidando un’automobile modificata, era stato assunto dal padre per pochi giorni prima di abbandonare il lavoro. I film erano rimasti sullo sfondo: Lucas scelse il cinema perché era l’unica facoltà artistica “accettabile” da George senior. Prima dell’università era stato il figlio che nessun genitore vorrebbe. Passava il tempo in compagnia di tipi poco raccomandabili, sgommando per le strade di Modesto con i capelli ingellati e un atteggiamento da bullo. Non so se esiste un termine equivalente in California, e non credo che all’epoca questa etichetta avesse senso. Però oggi diremmo che Lucas è stato un coatto per tutta l’adolescenza.

Gli anni di George Lucas a Modesto, una città di 14mila abitanti in California, sono stati raccontati nella biografia di Brian Jay Jones recentemente pubblicata da Il Castoro. In circa cinquecento pagine si trovano molti altri spunti di riflessione. Ad esempio, si capisce come la Lucasfilm sia cresciuta in modo da somigliare al suo fondatore, rispecchiandone gli interessi, i tic e i difetti. Anche il rapporto tra Lucas e i produttori è interessante. La libertà creativa sembrava a portata di mano grazie a una casa di produzione indipendente (la Lucasfilm). Poi i fan di Star Wars si sono coalizzati su una nuova invenzione chiamata internet comportandosi come produttori duepuntozero. Prima della Lucasfilm, del successo epocale dei cavalieri jedi, della facoltà di cinema alla University of Southern California (Usc) e della vita da fricchettone con Coppola nella prima versione hippie della Zoetrope, George Lucas era soltanto un adolescente incasinato come tutti noi prima dei diciotto anni. Collezionava voti schifosi, le lezioni lo annoiavano e alla fine dell’ultimo anno rischiò di essere bocciato. Non che a George importasse qualcosa: la sua vera passione erano le automobili. Il padre, un conservatore austero, aveva acquistato una Fiat Bianchina, che Lucas smontò e modificò facendola diventare un bolide.

SEC Chairman Mary Schapiro And George Lucas Speak At The Investment Company Institute Meeting

La Bianchina potenziata era un modo di accreditarsi presso gli iscritti di un club automobilistico noto come Faros. John Plummer, amico d’infanzia, ha definito le frequentazioni adolescenziali di George «degli indesiderabili, della feccia». D’altra parte, ai membri dell’associazione bastavano tre parole per descrivere le scorribande notturne del branco: «birre, ragazze e automobili». Lucas rombava con gli amici del Faros lungo la Decima e l’Undicesima strada di Modesto, alla ricerca di qualche ragazza da corteggiare. Adesso aveva un look da teppistello, ma era troppo basso e magro per fare paura. I suoi compagni lo utilizzavano come un agente provocatore, una specie di esca per fare a pugni con le bande rivali. «Portava i capelli lunghi e non più a spazzola – scrive Jones – acconciati e ingellati nel ciuffo che tutti chiamavano “a culo di papera”, o scolpiti nella luccicante versione californiana della pettinatura pompadour». Da quando frequentava il Faros, Lucas tornava a casa non prima delle quattro di notte. Due ore dopo si svegliava per andare a scuola, dove sedeva stanco e annoiato dalle lezioni. George senior aveva gettato la spugna, le sorelle erano preoccupate, la madre sperava ogni giorno che il figlio tornasse a uno stile di vita più responsabile. Per un breve periodo Lucas aveva provato a fare qualcosa di utile. Si era fatto assumere nella ditta di cancelleria del padre, dove i suoi compiti erano consegnare la merce, pulire, spostare pacchi. Trovava il lavoro insopportabilmente ripetitivo, così decise di licenziarsi. George senior andò su tutte le furie. Nella lite che ne seguì, Lucas disse due cose memorabili: mai e poi mai sarebbe stato il presidente di un’azienda; sarebbe diventato miliardario prima dei trent’anni.

Il 12 giugno 1962, Lucas scansò una macchina in direzione opposta e perse il controllo della Bianchina. L’impatto fu terribile: la Fiat rotolò più volte su se stessa e finì per schiantarsi contro un albero. Fortunatamente le cinture di sicurezza, che Lucas aveva rinforzato assicurandole con una placca al tettuccio, si aprirono di scatto scaraventandolo fuori dall’abitacolo. Quell’esperienza ebbe l’effetto di un’illuminazione. Lucas avrebbe abbandonato la vita da bulletto di provincia per iscriversi alla facoltà di cinema della University of Southern California (Usc), dove il suo talento sarebbe improvvisamente esploso. Tuttavia i primi anni di vita del papà di Star Wars non sono stati completamente privi di riferimenti culturali. Il piccolo George si avvicinò alla fantascienza leggendo molti fumetti e guardando vecchi film a episodi in tv, in particolare le tre stagioni di Flash Gordon. Certo, rispetto ad altri registi ossessionati dal cinema non è molto, né Lucas girò mai un film prima dell’università. Però seppe fare tesoro dei riferimenti culturali della sua infanzia: prima di diventare un prodotto così potente da entrare nell’immaginario mondiale per generazioni, Star Wars era stato venduto alla Fox come “quella cosa alla Flash Gordon” che Lucas aveva assolutamente intenzione di realizzare. Nel 1973 American Graffiti avrebbe raccontato una fase turbolenta della vita di Lucas. Il suo primo grande successo è una versione edulcorata degli anni dell’adolescenza, in grado di trasformarsi nel potente amarcord di una generazione. Eppure, a ricordare gli anni passati da Lucas a Modesto c’è anche una statua che rappresenta due giovani degli anni 60 seduti sul cofano di una Chevy del ‘57. Un omaggio ad American Graffiti, certo, ma chissà che qualche concittadino non ci veda quel ragazzo mingherlino che provava a darsi un tono con i capelli impiastricciati e amici più grandi, annunciato dal rombo di un motore modificato.

Foto Getty
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