Non fatevi ingannare dal titolo né dalle pecore in Cgi: è un film che parla di memoria e di morte, scritto, diretto e prodotto da alcuni dei nomi più rilevanti del cinema hollywoodiano.
In mostra a Londra un quadro di Freud e uno di Bacon che ritraggono lo stesso uomo
Ha aperto oggi alla galleria Ordovas e sarà visitabile fino al 28 aprile una mostra dedicata ai pittori della Scuola di Londra della metà degli anni Sessanta. Tra le opere più interessanti dell’esposizione, come segnala il Guardian, ci saranno due quadri dei due più importanti esponenti del gruppo, Francis Bacon e Lucian Freud, per la prima volta esposti uno vicino all’altro. Realizzati nello stesso periodo, questi ritratti raffigurano anche lo stesso uomo, George Dyer: osservandoli non è difficile decifrare e riconoscere la differenza del legame che intercorreva tra Dyer e i due grandi pittori e amici.
Se nel suo trittico Bacon restituisce un’immagine tormentata e distorta del soggetto, Freud lo ritrae immerso in un’atmosfera serena e rilassata. Mark Brown ha raccontato perché: per un certo periodo di tempo Dyer è stato l’amante e la musa di Francis Bacon. «C’è della violenza nel quadro di Bacon», ha sottolineato la gallerista Pilar Ordovas. La loro relazione era una di quelle storie d’amore intense e disfunzionali: alcool, sadomasochismo, dipendenza reciproca. È finita in tragedia: Dyer si è ucciso due giorni prima dell’inaugurazione dell’importantissima retrospettiva dedicata a Bacon al Grand Palais di Parigi del 1971. Il quadro di Bacon sembra rispecchiare la tensione e l’intensità del legame che legava i due uomini. Sono almeno quaranta i dipinti di Bacon con Dyer protagonista, molti dei quali realizzati dopo il suo suicidio.

Il ritratto di Freud, invece, ritrae Dyer in tutta la sua fragilità, e lo accoglie come una specie di rifugio. Qui Dyer è pensoso e vulnerabile, ma anche, in un certo senso, placato, come se, posando per Freud nella tenuta scozzese di un’amica del pittore, Dyer avesse potuto trovare un po’ di sollievo dalla dipendenza per un individuo per lui distruttivo e irresistibile al tempo stesso.
«È la storia di un uomo che ci ha messo 15 anni a fare un film e che finché non ci è riuscito non ha fatto nient'altro. Tutto raccontato con l'ironia di mio padre», ha detto Raffaella Leone, figlia di Sergio e produttrice del film.