Stili di vita

La frangetta infinita

Forse la frangia non è una tendenza ma il risultato, in forma di taglio, dell'intento di una donna di distinguersi dalle altre.

di Clara Mazzoleni

Alice Pagani e Dark Pyrex alla sfilata di Moschino Uomo a Cinecittà, l'8 gennaio 2019 a Roma (Ernesto S. Ruscio/Getty Images for Moschino)

La frangia è tra le tante cose della vita che è più difficile abbandonare che mantenere. Una volta presa la coraggiosa decisione, la portatrice di frangia pentita dovrà sopportare diversi mesi in balìa di mollette e forcine, misteriosi oggetti che detengono l’affascinante potere di moltiplicarsi e disperdersi, per poi scomparire in bocco, all’improvviso, quando servono. Strumenti indispensabili per transitare l’aspirante ex-portatrice di frangia in un futuro in cui, finalmente, la fronte sarà libera di respirare, e l’odioso ciuffo raggiungerà almeno l’orecchio.

Nonostante sia così difficile uscire dal tunnel della frangia, la maggior parte delle donne prima o poi ci cade. I motivi sono simili a quelli che spingono le più deboli tra noi verso gli zuccheri semplici, la droga, il gioco d’azzardo e tutte le altre cose che promettono un piacere immediato e un cambiamento istantaneo (anche in peggio: purché cambi qualcosa!). Il bisogno di essere diverse, subito, e staccarsi da sé. Il momento in cui la protagonista del film (o della vita) si taglia la frangia da sola coincide di solito con una grave crisi di nervi, come quella vissuta da Lena Dunham nell’ultima puntata della prima stagione di Girls. Non a caso la frangia è una caratteristica comune delle ragazze difficili: quando c’è un personaggio femminile borderline, ecco comparire la frangia. Mi limito a qualche nome, ma la lista potrebbe essere molto più lunga: Anna Karina, Uma Turman in Pulp Fiction, Natalie Portman in Leon (e con la parrucca rosa in Closer), Sophie Marceau in Anna Karenina, Angelina Jolie in Ragazze interrotte e Gia – Una donna oltre ogni limite, Azura Skye in 28 giorni, Krysten Ritter in Breaking Bad (gli ultimi tre personaggi non condividono solo la dipendenza dall’eroina, ma anche un’inaspettata, tragica morte) e chissà quante altre drama queen.

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Il potere immenso della frangia, quello che la rende immortale e sempre attuale, perfetta sulla Cleopatra di Elizabeth Taylor così come nel futuro immaginario del Blade Runner del 1982 (pieno di bellissime frange), sta nella sua capacità di raccontare uno stile in pochi ciuffi, a seconda della sua lunghezza e del suo volume. Bombata, corta e un po’ scarmigliata fa subito Audrey Hepburn In colazione da Tiffany (1961) o Carey Mullighan (portatrice del taglio che la povera Hannah di Girls cerca di riprodurre) nel graziosissimo An Education del 2009.

Carey Mullighan

Spesso tagliare la frangia può aiutare a lanciare un messaggio di forza e indipendenza: se la maggior parte delle donne, infatti, sceglie di portare capelli naturali – normalmente considerati più sensuali, sicuramente dagli uomini (i tempi delle pin-up sono lontani) – alcune decidono deliberatamente di opporsi al gusto dominante. In certi casi, insomma, farsi la frangia funziona quasi come smettere di farsi la ceretta: nel video di “Fighter” Christina Aguilera adottava una frangia corta e nera per affermare il suo spirito guerriero (mollata, ringraziava il suo ex: «Grazie per avermi resa più forte»), qualche anno fa Emma Watson scelse una frangia corta per affermare il suo impegno politico. I suoi capelli parlavano chiaro: «Sono un’avida lettrice, prediligo saggi scritti da donne». È evidente: letteratura e frangia vanno d’accordo dai tempi di Matilda sei mitica, per non parlare delle vittime di una brutta malattia che si chiama Ambizione letteraria: difficile trovare una scrittrice o aspirante tale che abbia resistito alla tentazione di copiare la leggendaria frangetta di Sylvia Plath.

Emma Watson
Sylvia Plath

La ragazza con la frangia è una ragazza creativa. O almeno, vorrebbe esserlo. Nel grafico in cui mi diverto a posizionare le frange famose in base al successo dell’abbinamento frangetta-creatività spicca la bravissima Grimes, ingiustamente conosciuta dai più come “la tipa che stava con Elon Musk”. Fiera portatrice di frangetta da anni, ha trasformato uno stile che in provincia chiamavamo “techno-raver” (frangetta, droghe sintetiche, scarpe grosse e gonfie tipo Etnies, amore per la musica elettronica, capelli dai colori pastello, accostamenti cromatici volutamente urtanti: pizzo con stampe animalier, fucsia con rosso ecc.) in mainstream, almeno da quando è entrata nelle grazie di Chanel. Nel 2012 aveva già i capelli rosa pastello, oggi reinterpretati da Girli in versione fucsia. Come si può notare confrontando i brani di Grimes con quelli di Girli, l’intensità del colore dei capelli è inversamente proporzionale alla qualità della musica.

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Nella posizione più infelice del mio grafico frangia-creatività – ognuno si senta libero di disegnare il suo – c’è il personaggio interpretato da Audrey Tatou nel Meraviglioso mondo di Amélie. È colpa sua se la frangia-borderline è stata soppiantata dalla frangia-carina: la ragazza un po’ strana che fa cose un po’ strane, tipo mettersi i lamponi sulle dita e mangiarli uno a uno. In mezzo metto un altro tipo di frangia, completamente diverso dai precedenti: è la frangia lunga e liscia che sfiora gli occhi, quella elegante, della “donna di classe”. Alla Charlotte Gainsbourg, per intenderci. È un taglio che prima o poi provano a fare tutte le star, da Monica Bellucci a Emma Stone. Alcune stanno benino, altre malissimo, per tutte si tratta di un errore momentaneo, normalmente superato e mai più ripetuto. Al centro ci sono anche le regine della frangia, quelle che ne hanno fatto una compagna di vita (tanto che è difficile immaginarle senza) e che con il loro taglio hanno influenzato generazioni di donne e di ragazze: da Raffaella Carrà, Monica Vitti, Jane Birkin e Brigitte Bardot fino alle influencer dei nostri tempi, sicuramente meno fascinose ma altrettanto devote ai capelli che coprono la fronte. Provate a immaginare Victoria Cabello o Jeanne Damas senza frangia: è quasi impossibile.

Monica Vitti

E oggi? Stiamo assistendo a un ritorno della frangia? Dopo aver scritto tutto questo mi sembra di aver capito che non è mai passata di moda. Negli ultimi mesi, difficile non notarlo, compare un po’ ovunque. Che le donne abbiano seguito alla lettera il consiglio di The Cut, “You Should Get Bangs in 2019”? Hanno la frangia la protagonista dello spot di un’automobile, la modella sul cartellone di un marchio di gioielli pop e una delle ex-youtuber più seguite su Instagram, Greta Menchi. Hanno la frangia Úrsula Corberó nella serie Netflix La casa di carta, Alice Pagani in Baby e la guru dell’ordine Marie Kondo. Qualche giorno fa, poi, è arrivato il segnale definitivo: la pettinatura scelta da Kim Kardashian per pubblicizzare il nuovo rossetto di famiglia.

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