«Siamo gemelli e vi aiutiamo a trovare destinazioni strane e sconosciute», così i creator Bodhi e Kai hanno presentato Deep Spot, «la mappa più figa del pianeta».
Il 14 agosto 2026 Mangione si è dichiarato colpevole davanti al tribunale federale di due capi d’accusa: stalking e omicidio. Mangione ha ammesso di aver «sparato al signor Thompson a Manhattan».Proprio mentre quel processo avrebbe dovuto cominciare, l’artista di Los Angeles Stanya Kahn ha presentato Deny, Defend, Depose (qui il trailer), un video di trenta minuti costruito solo con post X. Kahn ha cominciato a fare screenshot la mattina stessa dell’omicidio e ha continuato per oltre un anno, man mano che emergevano i dettagli del caso e si accumulavano le testimonianze di rimborsi negati. «X è esploso in un’inquietante unanimità: la reazione collettiva è stata la gioia» scrive nella presentazione del video. Il feed di quei giorno era pieno di sarcasmo, di battute rabbiose, di statistiche sui morti e di storie di cure mancate nel «complesso industriale sanitario» americano. Una reazione che all’epoca fu anche duramente criticata, perché di fatto celebrava un omicidio, ma il ruolo Kahn si ferma alla pura documentazione sottraendosi a qualsiasi tipologia di giudizio. L’artista racconta di essere rimasta colpita da quella che chiama una «saga spontanea di lotta di classe» e da allineamenti di massa inattesi. All’inizio pensava a un libro, poi ha capito che il materiale funzionava meglio come video, un formato vicino all’infotainment da cui proveniva. Brian Thompson, amministratore delegato di UnitedHealthcare, la più grande assicurazione sanitaria privata americana, era stato ucciso a colpi di pistola davanti a un hotel di Midtown Manhattan il 4 dicembre 2024, con le immagini delle telecamere diventate virali in tutto il mondo e tre parole incise sui bossoli, «deny» «defend» «depose», che richiamavano il titolo di un saggio del 2010 sulle strategie con cui le assicurazioni evitano di pagare i rimborsi. Cinque giorni dopo Luigi Mangione, ventiseienne, era stato arrestato in un McDonald’s di Altoona, in Pennsylvania, riconosciuto da alcuni clienti.
Il video si apre con le immagini reali delle telecamere di sorveglianza e prosegue con una sequenza di post anonimi (l’artista li ha censurati – per proteggerle nomi, autori – grezzamente attraverso dell’inchiostro nero effettuato con un pennino digitale) che scorrono così veloci da sparire prima che si riesca a leggerli. Quanti siano i post, nemmeno l’artista non lo sa con precisione, «so solo che sono centinaia» ha detto in un’intervista ad ARTnews. Li ha divisi in cartelle – battute, battute bellissime, battute tristi, battute arrabbiate, tweet con dati, tweet con grafici – per costruire un percorso che passa dalla risata al lutto alla rabbia. Kahn racconta di aver salvato quei post in fretta perché sentiva che «prima o poi sarebbero stati cancellati, e così è stato». Si sofferma anche su uno degli aspetti più surreali della vicenda: la sessualizzazione di Mangione dopo la diffusione della sua foto senza mascherina. «Se avesse ucciso dei bambini, nessuno avrebbe detto che aveva una bella struttura ossea» osserva l’artista. «Quello che era sexy non erano i suoi zigomi, ma il fatto che avesse abbattuto un CEO» e continua dicendo che il pubblico (disaffezionato) americano «non ha alcun amore per un CEO» e sembra «più vicino ad accettare l’azione diretta violenta» di quanto immaginasse.
Alla prima proiezione del 6 settembre allo spazio Human Resources di Los Angeles (e poi l’11 settembre da Now Instant, a Chinatown, con un’introduzione dell’artista), c’era chi rideva e la ringraziata «per averci riportato a quel giorno così speciale» e chi le diceva soltanto di essere troppo arrabbiato. «L’umorismo va di pari passo con il trauma» spiega Kahn «ed è spesso un ottimo modo per arrivare a ciò che fa davvero male. Questo Paese sta soffrendo». Una nuova proiezione è prevista il 13 ottobre da Leroy’s, sempre a Los Angeles, e Kahn sta cercando una istituzione a New York che ospitino il suo lavoro. Gli incassi dei biglietti e delle magliette a tema vengono devoluti a raccolte fondi su GoFundMe per persone che non riescono a pagare le spese mediche. Il processo a Luigi Mangione prosegue e proseguirà ancora per qualche mese. La sentenza federale è attesa per il 18 dicembre e il processo per omicidio davanti al tribunale dello Stato di New York, che doveva cominciare l’8 settembre, è stato invece sospeso. Dopo il patteggiamento, la difesa ha chiesto di far cadere le accuse in base al principio del ne bis in idem, che vieta di processare due volte una persona per gli stessi fatti. La procura ha tempo fino al 9 ottobre per rispondere, e la prossima udienza davanti al giudice Gregory Carro è fissata per il 10 dicembre.