Si chiama Zuckoff, intercetta le frequenze bluetooth con cui gli smart glasses si collegano al telefono e avvisa chi l'ha installata.
Nel parcheggio di un complesso di case popolari alla periferia di Avignone, quattro giovani uomini in tuta, cappellino e borsello a tracolla discutono di letteratura. È questa l’idea alla base del Club de lecture au quartier, il format creato dal 26enne Géronimo, alias Geronimonstre, che dall’autunno del 2025 ha raccolto più di 340 mila follower tra TikTok e Instagram. I suoi video stanno sovvertendo i codici della divulgazione culturale sui social francesi, giocando con ironia su stereotipi profondamente radicati nell’immaginario collettivo.
Il gruppo gioca innanzitutto con l’effetto sorpresa che provoca agli utenti sui social vedere giovani provenienti da ambienti popolari parlare di letteratura ed essere colti. Nei video, scrittori, filosofi e sociologi vengono trattati come calciatori o rapper: Karl Marx, Émile Zola e Gustave Flaubert vengono discussi attraverso il linguaggio delle battle che spopolano sui social, mescolando riferimenti letterari e sociologici con espressioni, posture e codici generalmente associati ai giovani delle periferie. Il meccanismo funziona proprio perché mette in cortocircuito due immagini che una parte della società francese — e non solo francese — continua a considerare incompatibili: quella del ragazzo di quartiere e quella dell’intellettuale.
Géronimo, alias Geronimonstre
«Sono cresciuto in un quartiere di edilizia popolare in Francia», ci racconta Géronimo, fondatore del Club de lecture au quartier, «e ho sempre avuto un forte legame con la lettura. Sono quasi ossessionato dalla sociologia. Ho studiato Scienze Politiche alla triennale e poi ho fatto un master, mentre allo stesso tempo iniziavo a realizzare video online». Con il tempo ha trovato un modo per unire questi due mondi. «È così che ho iniziato a costruire quello che considero una sorta di movimento culturale, usando l’umorismo, la performance e i social media per sfidare gli stereotipi e cambiare il modo in cui le persone in Francia vedono la cultura e chi proviene da quartieri come il mio».
L’idea del progetto è venuta a Géronimo quando si è accorto dell’esistenza di uno spazio che nessuno sembrava occupare. «Una notte, molto tardi, stavo guardando un dibattito letterario in televisione. Ricordo di aver visto un tizio infervorarsi davvero parlando di Molière e l’ho trovato allo stesso tempo divertente e affascinante. Ma ricordo anche di aver pensato che fosse un vero peccato, perché programmi di quel tipo non riescono davvero a raggiungere tutti. Il formato, l’orario notturno e persino l’età e il profilo delle persone che solitamente partecipano a questi dibattiti creano una sorta di distanza».
Géronimo e i suoi amici, però, di letteratura discutevano già abitualmente. «Ci prendevamo in giro, litigavamo, discutevamo e ci appassionavamo davvero a libri e idee. Faceva già parte delle nostre conversazioni quotidiane». Il problema, dunque, non era l’assenza di interesse, ma chi veniva considerato legittimato a mostrarlo pubblicamente. «Mi frustrava il fatto che, a causa dei cliché che circondano le persone provenienti da quartieri come il mio, probabilmente nessuno immaginerebbe mai ragazzi come noi, seduti a discutere seriamente di letteratura in televisione. Perché esiste l’idea che la letteratura sia in qualche modo riservata a uno specifico gruppo sociale». Da quella constatazione nasce il format. «Il giorno dopo ho deciso semplicemente di accendere il mio iPhone e iniziare a filmare. Ed è esploso tutto».
Il format di Géronimo ha il merito di mettere in crisi un pregiudizio che non proviene soltanto da ambienti apertamente conservatori, ma anche da quelli che si considerano progressisti e culturalmente sofisticati. «Quello che ho capito è che lo stereotipo secondo cui i ragazzi che vengono dai quartieri popolari siano necessariamente incolti è molto più radicato di quanto potremmo pensare. Molte persone di sinistra hanno interiorizzato inconsapevolmente l’idea che determinate forme di cultura appartengano a determinati gruppi sociali». Il punto è spezzare questo meccanismo. «Quando cresci in un quartiere popolare, non è detto che qualcuno ti dica esplicitamente che la letteratura non fa per te. È qualcosa di più sottile. Raramente vedi persone che ti assomigliano, che parlano come te, si vestono come te o provengono dal tuo stesso ambiente discutere di Molière, filosofia o sociologia. Quindi, a un certo punto, puoi iniziare ad avere la sensazione che quel mondo semplicemente non ti appartenga. Ed è proprio questo che volevo mettere in discussione».
La stessa cultura, un’altra lingua
L’obiettivo di Géronimo non è dunque «portare la cultura» a persone che presumibilmente non ce l’hanno. Significherebbe riprodurre esattamente lo stesso pregiudizio, soltanto dalla direzione opposta. «La verità è che le persone che vivono in quartieri come il mio sono già curiose, intelligenti, e interessate alle idee. Semplicemente non lo facciamo utilizzando il linguaggio o negli spazi tradizionalmente associati alla cultura. Volevo che le persone vedessero un gruppo di ragazzi in tuta, seduti su sedie di plastica, discutere appassionatamente di filosofia o sociologia, e che tutto questo sembrasse completamente normale. E penso che l’umorismo e l’improvvisazione siano importanti proprio perché rompono questa distanza».
Il successo del Club de lecture au quartier ha portato il progetto a collaborare con alcune delle principali istituzioni culturali francesi, tra cui il Festival di Cannes. Una crescita che si inserisce in un dibattito più ampio, particolarmente vivo in Francia, sul modo in cui culture ed estetiche nate in contesti popolari stiano diventando progressivamente attraenti per le istituzioni culturali e per pubblici più privilegiati. È successo, ad esempio, con il crescente riconoscimento del rapper Jul e, più in generale, con il modo in cui l’identità popolare di Marsiglia è entrata a far parte di un immaginario culturale di massa, intrecciandosi con i processi di gentrificazione che stanno investendo la città.
«Per me l’obiettivo è portare queste istituzioni dentro il nostro mondo e renderle visibili a persone che non necessariamente si sentono rappresentate in quegli spazi», mi racconta Géronimo. «Quando siamo andati a Cannes, per esempio, non ho avuto la sensazione di entrare nel “loro” mondo e riprendermi qualcosa. Mi sembrava piuttosto che stessimo portando con noi il nostro universo. E, in un certo senso, stiamo anche puntando i riflettori su queste istituzioni, perché a volte possono sembrare luoghi visibili e accessibili soltanto alle persone che appartengono già a determinati ambienti». Più che conquistare spazi dai quali si è stati esclusi, dunque, l’ambizione è creare un terreno comune. «Per me l’obiettivo è la creazione di un punto d’incontro tra mondi che normalmente non interagiscono, non che uno assorba l’altro. Il Club Letterario può contribuire a far percepire questi spazi culturali come meno distanti e meno intimidatori per persone che storicamente hanno avuto la sensazione che non fossero destinati a loro».
