La Compagnie, azienda francese nata nel 2013, ha deciso di fare una cosa completamente diversa da tutte le altre compagnie aeree: offrire solo un tipo di viaggio, quello in business class. A tutti.
C’è un momento preciso in cui un’opera di architettura smette di essere un rendering ben riuscito e diventa città. Succede quando le persone smettono di guardarla da fuori e iniziano ad attraversarla, a viverla, a usarla come scorciatoia o come punto di ritrovo. Per la sede torinese di Lavazza, Nuvola, questo passaggio non era scontato: posizionarsi nel cuore del quartiere Aurora – una Torino popolare, sincera, storicamente complessa, multietnica, fatta di stratificazioni e di un’integrazione non sempre facile – poteva rischiare l’effetto del corpo estraneo, dell’astronave calata dall’alto. E invece, quello che era un perimetro industriale chiuso si è trasformato in una soglia permeabile, in un luogo dove il quartiere non ha visto un invasore, ma una possibilità.
A raccontare questa metamorfosi fatta di persone, prima ancora che di cemento e vetro, è il docufilm NUVOLA. Un progetto aperto alla città, prodotto da Muse Factory of Projects e disponibile in esclusiva streaming su Mediaset Infinity. Diretto da Francesca Molteni e Luca Caon da un’idea di Virginio Briatore, il film usa i suoi 52 minuti per fare qualcosa di raro: far parlare la città reale. Accanto all’architetto Cino Zucchi, che guida lo sguardo tra le forme e i volumi della struttura, il vero cuore pulsante del racconto sono le voci di Aurora. Chi nel quartiere ci è nato e ne ricorda le stagioni più dure, chi vi è arrivato da lontano trovando casa tra queste strade, gli archeologi, gli chef e chi in Nuvola ci lavora ogni giorno.

Inaugurata nel 2018, la Nuvola riplasma il tessuto urbano incarnando l’intuizione di Martin Heidegger per cui «costruire è già, in se stesso, un abitare». Firmata da Zucchi, l’architettura rifiuta l’autoisolamento delle corporate headquarters per integrarsi con il quartiere. Certificata LEED Platinum®, la struttura traduce il concetto di sostenibilità in un’etica dell’abitare, dove la luce naturale disegna ambienti flessibili e aperti.
Nel film il tempo e le stagioni diventano materia viva. Lo si avverte nei riflessi del mosaico di finestre e nel mutare della vegetazione – aceri, salici, ortensie – pensata per dialogare con i colori del cielo piemontese. Ma è nella dimensione sociale che il progetto rivela il suo senso più profondo. I passaggi per raggiungere, la Centrale, il ristorante Condividere, il Bistrot Casa Lavazza o il Museo spingono le persone ad attraversare la piazza verde, a vivere il “fuori”, a mescolarsi. Come nota Molteni, c’è il lusso di una sospensione: l’idea che per andare a mangiare un boccone si debba aprire l’ombrello se piove, riallacciando il contatto con la strada e con il clima della città.
Guardare il docufilm significa esplorare come la rigenerazione urbana, quando è guidata dall’ascolto, possa superare i propri confini planimetrici. Nuvola dimostra che uno spazio privato può farsi bene comune, un’agorà contemporanea dove la memoria industriale, la cultura del caffè e le storie quotidiane di un quartiere vivo s’incontrano per costruire una nuova identità collettiva.
