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Abete: il verde che inquina

Quello 100% PE è snob e Royal, quello vero deodora la casa ed è più (e)consapevole.

Il profumo di abete insieme  a quello del pane su cui si è sciolto il burro. Inaspettato e nuovo il primo che paradossalmente esiste da sempre rispetto al secondo. Oppure, l’odore dei glitter e della colla che si scalda grazie alle luci che profumano anche la polvere e pane e burro per chi ha ancora voglia di spalmarsi la colazione mattutina. La scelta su come e soprattutto quale albero di Natale decorare inizia dal profumo. Perché l’odore di abete è più Natale di qualsiasi panettone Marchesi.

 

Il senso meno natalizio, l’olfatto, è il primo spartiacque tra chi sceglie di avere un albero vivo e poco vegeto in casa e quelli che invece lo scelgono di plastica componibile. In questo fare decisionale, sul sempreverde vivo o sul sempreverde plastico, sono da scartare le ragioni prettamente ambientali(stiche) e di coscienza green. Chi ne vede l’ennesimo abuso urbano sulla natura ha già scelto da tempo. Chi invece ancora non crede che sia necessario averne uno e chi, peggio, crede che uno di rappresentanza basti e avanzi forse non ha del tutto chiaro il ventaglio di possibilità che offrono gli abeti in tempo di feste. Sulla veridicità dell’albero di Natale vero e da bagnare ogni mattina ponendo attenzione ai fili delle corrente che ne ricoprono anche il tronco, si può dire innanzitutto che è una questione di tempi. L’abete vivo che profuma ancora di bosco e che riesce a riportare quella fragranza a ridosso delle feste (anche se alla Vigilia già non odora più e lascia solo miasmi di legno marcio) è un co-protagonista importante, stretto nel suo scadere che lo rende ancora più vicino al concetto di Feste Natalizie: un boomerang di eventi-cibi-giorni liberi che piove a metà anno (considerando che il vero anno è quello scolastico da settembre a giugno). In poche settimane di lui non c’è più traccia salvo che a maggio nell’aspirapolvere ci saranno ancora aghi perché nulla si può fare contro gli aghi nelle fughe del parquet.

 

Chi opta per questo Albero di Natale da qualche anno ha tentato una presa di coscienza (e)consapevole: acquistare le cime nelle serre di provincia, o trascinarsi un albero-take-away direttamente da Ikea e montarselo a casa. Il trucco degli svedesi è di darvi profumo mattutino e convincervi che il truciolato della vostra Billy lo conoscevate già: è infatti lo stesso con cui avete festeggiato la vigilia 2010. Ogni abete comprato in un’Ikea a costo ridottissimo (15 euro circa) può essere riportato a fine delle feste, morente, morto o secco, ma con la materia utile al posto giusto: il legno che poi verrà riutilizzato mentre i soldi dell’acquisto rimborsati. Rimangono poi quelle serre che battono cassa: distese di ulivi e sempreverdi che convivono in una cappa subtropicale nel centro di Milano e dove gli abeti possono stare in un attico (e raggiungere i 3 metri) così come decorare l’ingresso di un a casa monoporzione. A differenza di quelli Ikea non sono insaccati e anzi, possono vantare braccia distese e aghi verde bosco per due settimane di fila (o più) anche grazie a un terriccio ben concimato che la dice lunga su quello compresso e un po’ synth promosso a due euro da Ikea. Cheap o real luxe l’effetto, straniante, non cambia: la natura entra in casa e il micro sistema cambia in balìa del nuovo cubo verde che mangia ossigeno. Per un effetto migliore e brina inclusa collocare l’albero vicino alla finestra che dovrebbe rimanere socchiusa, abbassare il riscaldamento (ancora più nordico) e spegnere ogni tanto quelle lucine che accorciano la vita della creatura. Decorazione must sono le lettere cinesi che appese a caso formano anagrammi di buone feste.

 

Poi ci sono quelli che dovrebbero imparare a fare i fiocchetti con lo spago e a coprire i pacchetti di sigarette con carte natalizie. Perché solo con un filo di manodopera (almeno) nelle decorazioni si può addolcire la tristezza di un abete appuntito i cui rami sono montati a incastro. Niente da dire sulla questione utilitaristica: specie se è il primo albero di Natale di una casa nuova, se è la prima volta che provate a comprarne uno tutto per voi e che vorreste complice almeno per un po’. Per esempio uno che non muoia mai, che vi infonda fiducia e coraggio dove finalmente quella casa vuota per tre settimane è occupata da un angolo di Foresta Nera. Lo si compra come si vuole per quanto la Coldiretti sia sicura che oltre il metro e mezzo non si va quasi più (la stessa che sostiene quanto quelli di plastica inquinino di più rispetto a quelli veri, nati su terreni altrimenti abbandonati) e con una buona cinquantina di euro non ci sono dubbi sul risultato. Poi con calma lo smonterete e riporrete vicino alla canoa. Si può arrivare a spendere comodamente 300 euro per uno 100% polietilene con i finti-aghi distribuiti come se fossero due alberi insieme, un pezzone di plastica che smarca tutti in categoria e si prende il titolo di Royal. Non c’è il profumo di resina, ma le palle ricoperte di muschio confondono il giusto.

Sull’incertezza non risolta al 20 di dicembre cedete al megastore, non di bricolage, ma di cibo, dove gli alberi di Natale albini non ci sono, e quelli che capeggiano all’ingresso svettano nel loro monocromatico verde smeraldo. Prezzi da competizione Ikea anche se hanno rami realizzati con mille rettangolini misto-tutto. Niente a che vedere con aghi 100 % PE ma con quello che risparmiate sul finto abete non di lusso potrete abbondare di decorazioni che copriranno quello scempio di albero che negli anni, imperfetto come un bastardino vi farà molta più simpatia di un fake da 300 euro.

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