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Scappare dal Giappone per le tasse

In un momento storico in cui le parole “debito pubblico”, “austerity” e “crisi” sono all’ordine del giorno, svariati governi nazionali hanno deciso di attuare misure drastiche per rimpolpare le casse dello Stato. L’aumento delle tasse è una di queste misure. Lo ha fatto il Giappone che ha alzato del 5% sia le imposte sul reddito, attualmente sono il 45%, sia quelle sulla successione, salite al 55%.

I contribuenti stanno rispondendo in molti modi. Scappare, trasferendosi in Stati in cui la pressione fiscale è minore, è uno di questi: il numero dei giapponesi che vivono in Malesia, Singapore, Nuova Zelanda e Hong Kong, dove non ci sono nè tasse di successione nè sui capital gain, è raddoppiato nel corso degli ultimi 10 anni. Oggi sono 14 mila a benificiare di un regime fiscale più morbido. Non mancano i connazionali, illustri e non, che hanno preso residenza nel Principato di Monaco, nel Regno Unito e in Svizzera e, in parallelo, le aziende italiane oggetto di indagini fiscali in merito alle posizioni finanziarie delle holding lussemburghesi cui fanno capo.

Nel resto del mondo le cose non vanno diversamente: messi di fronte alle tassazioni varate dal governo Hollande e rivolte ai super ricchi, Bernard Arnault, Ceo del conglomerato del lusso Lvmh, ha fatto domanda per ottenere la nazionalità belga e Gerard Depardieu ha ottenuto la cittadinanza russa.

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