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La Cina vuole costringere il Dalai Lama a reincarnarsi

Domenica scorsa il Dalai Lama (nato col nome di Tenzin Gyatso) ha rilasciato un’intervista al quotidiano tedesco Die Welt. Tra le altre cose, la guida spirituale tibetana ha rilasciato un comunicato che ha fatto discutere: «Abbiamo avuto un Dalai Lama per quasi cinque secoli. Il quattordicesimo attualmente è molto popolare. Concludiamo con un Dalai Lama popolare».

Il titolo di Dalai Lama risale al 1391, e ne usufruisce colui che si ritiene essere l’ultimo tassello di un ciclo di reincarnazioni di Avalokitesvara, il bodhisattva (santo buddista) della compassione. Dal XVII secolo fino al 1962 il Dalai Lama è anche stato a capo del governo tibetano, mentre l’attuale, il quattordicesimo, ha rinunciato alla nomina di capo dell’Amministrazione centrale tibetana, l’organo creato dai tibetani in esilio in Cina. Il controllo effettivo è esercitato dai cinesi.

Per questi motivi la Cina, che controlla il Tibet dal 1951, vede di cattivo occhio l’ultimo Dalai Lama, che ha già avuto modo di definire «un lupo vestito da monaco». E le ultime esternazioni della guida spirituale hanno chiamato una risposta ufficiale di Pechino, che sembra voler “costringere a risorgere” il Dalai Lama. Hua Chunying, portavoce del governo cinese, ha rilasciato una dichiarazione che recita:

Il titolo di Dalai Lama è conferito dal governo centrale, che ha centinaia di anni di storia. Il quattordicesimo Dalai Lama, l’attuale, ha secondi fini e sta cercando di distorcere e negare la storia, cosa dannosa per il normale ordine del buddismo tibetano.

(via)

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