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Nell’editoria americana le donne hanno più potere degli uomini

Il vincitore del Man Booker Prize del 2015, il jamaicano Marlon James, a novembre dell’anno scorso si è lamentato della grande editoria, sostenendo che cerca solamente fiction «che asseconda gli interessi di quell’archetipo della donna bianca, con una prosa sofferente ambientata nei sobborghi».

L’editore di libri per l’infanzia Lee & Low, sostenitore della necessità di aprire la publishing industry alle minoranze, ha appena pubblicato i risultati di una ricerca durata un anno, che sembra confermare le tesi di James. Il database di Lee & Low viene da più di 13 mila moduli da compilare inviati a impiegati del settore negli Stati Uniti e in Canada, e dimostra che ogni sezione della produzione è dominato in larga maggioranza da donne bianche ed eterosessuali. A livello generale, il 78% degli intervistati ha risposto di essere donna, e l’88% si è riportato eterosessuale.

Sempre dando uno sguardo d’insieme all’editoria nordamericana, il 79% delle persone è di razza caucasica, mentre solo il 4% è nero, il 7% asiatico, il 6% di etnia ispanica, meno del 5% nativo americano, mediorientale o meticcio. Il grafico seguente, realizzato da Quartz, ribadisce quanto dichiarato dalla direttrice marketing di Lee & Low Hannah Ehrlich: «Non date per scontato che siccome ci sono donne in posizioni di potere, allora il potere verrà esteso o condiviso con altri gruppi ai margini».

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