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Giocare a golf in Cina nonostante le nubi di smog

 

Nel 2011 il golf in Cina ha rappresentato un giro d’affari da 462 milioni di dollari in continua crescita, un ottimo risultato per uno sport che solo nel 1949 era stato bandito da Mao Tse-Tung. Si tratta quindi dell’ennesimo mercato in espansione della potenza asiatica, che però è ostacolato proprio da una conseguenza del boom economico: l’inquinamento. Non pensate infatti che i campi da golf cinesi siano lande verdi sovrastate da cielo azzurro, lunghe passeggiate rilassanti e corroboranti, tutt’altro: durante questo fine settimana a Pechino si è tenuto il Reignwood LPGA Classic tournament, la prima competizione tutta femminile organizzata nel Paese dall’associazione americana Lpga (Ladies Professional Golf Association), vinta dalla locale Shanshan Feng. Una gara bizzarra perché svoltasi in un campo che sembrava sospeso su una nuova carica di pioggia a causa dell’inquinamento che attanaglia la capitale del Paese. Una nube di smog che la Lpga ha però spacciato per «nebbia» nonostante l’ambasciata americana e le stesse autorità cinesi avessero bollato la giornata come «pericolosa», invitando adulti e bambini ad evitare di uscire di casa.

La gara si è quindi svolta con estrema difficoltà e in uno scenario che, oltreché plumbeo, era anche dannoso per la salute. Gli atleti e gli spettatori, infatti, indossavano maschere inefficienti nei confronti delle polvere sottili (PM 2,5) che interessano la zona. Come spiega il sito Quartz citando l’ambasciata Usa, tali mascherine possono proteggere dalla sabbia ma non da polveri più piccole e dannose, quelle insomma che rischiano di rovinare per sempre il golf in Cina.

 

Immagine: un momento del Reignwood LPGA Classic tournament  (Alexander Yuan / AP)

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