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Cosa rimane di una canzone quando la si comprime in un .mp3

Fin dagli ormai mitici tempi di Napster, l’.mp3 è il formato di file musicale più popolare del globo. La sua proprietà principale è indubbiamente la compressione, che è poi ciò che l’ha reso il re dei download di musica, legali e non. L’.mp3 riesce a ridurre la dimensione della traccia originale fino a dieci volte. Sì, ma come?

I primi a determinare quale parti di un file audio potessero essere lasciate da parte nella creazione di un .mp3 furono i membri di un gruppo di ingegneri del suono europei, che si esercitarono su “Fast Car” di Tracy Chapman e “Tom’s Diner” di Vega. Oggi Ryan MaGuire, ricercatore in Computer technology allo University of Virginia Center for Computer Music, ha firmato il progetto “moDernisT”, ovvero ha preso quei suoni abbandonati e li ha messi insieme, facendoli vivere di vita propria. Il risultato – misurato sul caso di “Tom’s Diner” – è questo susseguirsi di toni vocali morbidi e ronzii. Cose che nel file .mp3 sono andate perse, per l’appunto.

 

 

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