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AP e Reuters spiegano ai loro giornalisti come twittare

Dopo la guerra che ha visto scontrarsi blog e giornali tradizionali, ecco quella tra Twitter e agenzie di stampa. Il successo sempre maggiore del sito di microblogging infatti sta minando il business delle news agency, alle prese con un nemico simile, che ai “lanci d’agenzia” sostituisce i tweet da 140 caratteri o meno, e che pare muoversi con maggiore velocità. In parole povere: i tweet stanno rifilando notevoli “buchi” alle agenzie.

Non stiamo parlando solo di citizen journalism: questi “buchi” non sono opera di persone comuni che grazie alle nuove tecnologie riescono ad arrivare sulle news prima dei giornalisti, pur non essendolo. No, sono gli stessi giornalistici delle agenzie a rifilarli. Un fenomeno sempre più preoccupante che ha raggiunto punte sensibili nella giornata di ieri, nelle ore in cui è avvenuto lo sgombero di Zuccotti Park e della folla di Occupy Wall Street, voluto dal sindaco di New York Bloomberg.

Il fatto: alcuni dipendenti dell’Associated Press (AP) hanno seguito il corso con duplice veste: quella di giornalista-reporter e quella di tweeter, finendo per dare molte breaking news in anteprima sul social network, snobbando il proprio datore di lavoro. Il punto è che una volta su Twitter la notizia è divenuta di dominio pubblico e ha perso il marchio “AP” che avrebbe avuto se i reporter avessero agito pensando prima all’agenzia e poi ai loro follower.

Ciò ha spinto l’Associated Press a ricordare ai suoi dipendenti il proprio dovere e la gerarchia di pubblicazione a cui si devono attenere, e lo ha fatto tramite una e-mail aziendale che ha ricordato le linee-guida dell’agenzia, tra cui: «Non anticipare una notizia che non è stata ancora pubblicata dall’agenzia, qualunque sia il suo formato». Il manuale dell’agenzia, segnala il Daily Intel, è stato anche aggiornato con una precisazione al passo con i tempi: «I retweet, come i tweet, non devono essere scritti in modo da sembrare che stiate esprimendo la vostra opinione sui fatti del giorno».

L’obiettivo di AP (ma anche di Reuters) sembrerebbe quindi di arginare l’utilizzo di Twitter concesso ai suoi giornalisti per evitare che sempre più persone seguano gli eventi della giornata gratuitamente e facilmente, cliccando follow sui giornalisti e reporter che preferiscono, bypassando così le agenzie.

 

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