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Gli anti-Trump possono imparare dagli errori degli italiani con Berlusconi?

Il futuro presidente degli Stati Uniti Donald Trump è stato spesso paragonato a Silvio Berlusconi: l’accostamento – sui media italiani, americani e non solo – risale già ai primi tempi della sua candidatura. Nelle settimane successive alla sua vittoria elettorale, però, i giornali hanno cominciato a chiedersi se il pubblico e la stampa americana possano trarre qualche insegnamento dall’esperienza italiana. Il Guardian ha pubblicato un articolo intitolato “If Berlusconi is like Trump, what can Italy teach America?” firmato dalla corrispondente in Italia, Stephanie Kirchgaessner. Il New York Times invece ha ospitato un editoriale di Luigi Zingales, economista italiano che insegna a Chicago: “The right way to resist Trump.” Entrambi i pezzi affrontano, con toni e sfumature diverse, lo stesso tema: come l’opposizione a Berlusconi si sia a lungo concentrata sul demonizzare e/o ridicolizzare il leader politico, una strategia che si è dimostrata controproducente per la sinistra e vantaggiosa per Berlusconi, e come i liberal americani stiano ripetendo gli stessi errori. È questo il tema principale dell’editoriale di Zingales sul Nyt, mentre l’articolo del Guardian parte da questo punto per affrontarne anche altri.

GOP Presidential Candidate Donald Trump Holds Campaign Rally In Tampa, Florida

«Berlusconi ha governato l’Italia a causa dell’incompetenza dell’opposizione, talmente occupata ad attaccarlo sul piano personale che il dibattito politico vero e proprio è scomparso», scrive l’economista. Il fatto che la sinistra italiana si sia a lungo «concentrata sugli attacchi personali» al leader populista, spiega, non ha fatto altro che «aumentare la popolarità di Berlusconi». La sua forza infatti stava proprio nella sua «capacità di fare scattare una reazione pavloviana tra i suoi oppositori di sinistra, che gli procurava le simpatie degli elettori moderati». Zingales nota che «si è vista una dinamica simile durante le elezioni americane», visto che «Hillary era così occupata a dire che Trump era cattivo da scordarsi di promuovere le proprie idee». Lo stesso discorso vale per i media liberal, e continua ad essere vero anche dopo le elezioni. L’editoriale si conclude con un’esortazione ai liberal americani: che dovrebbero «imparare la lezione» dagli errori dell’opposizione italiana, smettere di incentrare il dibattito sulla figura di Trump e concentrarsi su trovare candidati credibili.

Anche il Guardian fa notare lo stesso cortocircuito: «Per anni il comportamento riprovevole è stato accolto come un dono dai suoi oppositori politici e dalla stampa, felici di poterlo mettere alla berlina. Tuttavia, questa strategia non si è rivelata efficace per la sinistra: anzi ha contribuito a svariate sconfitte dell’opposizione», scrive Kirchgaessner. La giornalista ha intervistato il politologo Giovanni Orsina, che ha fatto qualche esempio: «Quando Berlusconi diceva cose come “l’Occidente è superiore”, la reazione della sinistra era di dire che era una cosa politicamente scorretta, da imperialisti, ma la verità è che molti elettori, in privato, pensavano la stessa cosa». Dunque il consiglio raccolto dal quotidiano britannico è «scandalizzarsi meno e capire di più gli elettori» di Trump. A differenza del Nyt, il Guardian si sofferma anche su altri parallelismi tra i due leader: per esempio il legame con l’elettorato religioso e moralmente conservatore, nonostante uno stile di vita personale poco morigerato; oppure la ricerca di controllo sulla stampa. In questi casi, però, si tratta più di similitudini che di “lezioni italiane” da applicare al contesto americano.

 Nelle immagini: in testata Berlusconi al G20 del 2011; nel testo Trump in campagna elettorale (Getty Images)
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